I Los Angeles Clippers non riescono a uscire dal tunnel. E la verità è che non esiste una soluzione per riuscirci, se non faticando ogni singola notte.

Los Angeles Clippers
FOTO: HITC

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Tyson Warren e pubblicata su Hoop Herald, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Il lento avvio dei Los Angeles Clippers, da 5 vittorie e 15 sconfitte, non è solo sfortuna, ma il riflesso di un problema strutturale più profondo: il loro roster è ora il più vecchio dell’NBA, e questo si vede. Con un’età media di 30.7 anni, i Clippers sono in testa alla classifica per età e chilometraggio dei veterani. Quell’esperienza avrebbe dovuto essere una risorsa. Tuttavia, in una Lega frenetica in cui agilità, resistenza e salute sono fondamentali, proprio quell’età che un tempo prometteva stabilità ora ostacola la capacità della squadra di tenere il passo.

Quando giocatori chiave come Bradley Beal e Kawhi Leonard sono fuori gioco o ostacolati dall’usura, l’indolenza del roster diventa evidente. L’allenatore Tyronn Lue ha affrontato direttamente la questione dopo una sconfitta di misura contro gli Atlanta Hawks, sottolineando che i minuti pesanti stanno mettendo a dura prova i suoi veterani e che gestire il loro carico di lavoro è una priorità. 

Al di là del fattore età, il pace e la resistenza dei Clippers sembrano compromessi, un brutto segno nell’NBA moderna, dove dominano la velocità e le transizioni. Lue ha fatto riferimento alle difficoltà della squadra nel difendere a rimbalzo, nel marcare i tiri da tre punti e nell’eseguire azioni di taglio, attribuendo gran parte del problema sia ai limiti fisici che all’esecuzione mentale.

Se a questo aggiungiamo gli infortuni e la ridotta disponibilità di almeno uno dei due giocatori più pagati, è difficile sostenere che questa squadra sia pronta per affrontare i lunghi Playoffs. La strategia del front office, incentrata sul “vincere subito”, potrebbe aver trascurato il costo a lungo termine di accumulare anni di esperienza sia per le stelle che per i giocatori di ruolo. Si dice spesso che i veterani portino calma sotto pressione, ma se non riescono a tenere il passo fin dall’inizio, la pressione aumenta prima e in modo più generalizzato.

In mezzo a tutte le incertezze e le difficoltà, James Harden è stato l’unico punto fermo dei Clippers in questa stagione. La sua capacità di creare gioco, facilitare e fornire una leadership da veterano sta tenendo unita la squadra in un modo che il resto del roster ha faticato a fare con continuità.

Allo stesso tempo, la decisione di separarsi da Norman Powell sta cominciando a sembrare un errore, dato che ora i Clippers mancano di profondità nello scoring e nella difesa perimetrale. La presenza di Powell avrebbe potuto mitigare alcuni dei problemi di spaziatura sul campo e contribuire ad alleviare la pressione su Harden, Beal e Leonard. Senza di lui, la squadra ha meno opzioni quando le sue stelle sono infortunate o rallentate, e la forte dipendenza da Harden ha reso i Clippers più prevedibili e più facili da contrastare.

I Clippers ne hanno ancora in abbondanza, ma il talento da solo non cancella le realtà fisiologiche dell’invecchiamento, del recupero e dell’affaticamento. Mentre le contender più giovani ruotano con gambe fresche durante tutta la partita, Los Angeles fa affidamento su giocatori le cui “riserve” potrebbero essere già esaurite. Quando i tuoi migliori uomini sono in panchina o limitati, la cosiddetta profondità deve compensare, e questo non è successo in modo costante.

Il commento di Lue secondo cui sia lui che i giocatori devono “migliorare”, pur assumendosi le proprie responsabilità in modo lodevole, suggerisce anche che non esista una soluzione semplice al di là della speranza di miglioramenti graduali. In una Lega piena di squadre guidate da giovani, i Clippers potrebbero aver già esaurito le proprie possibilità, a meno che quel “migliorare” non significhi una vera evoluzione nella strategia, nelle rotazioni o nel personale.

Non che ci sia molto altro da fare, come fa notare James Harden stesso – e come suggerisce quel “piccolo” problema della Draft pick 2026, che potrebbe regalare ai Thunder un rookie top-4.

Il tempo non sta solo scorrendo, sta praticamente volando. Se LA continua a giocare con fatica, con stanchezza e con poca continuità, chiuderà la stagione ben al di sotto delle iniziali aspettative. Non perché non abbiano talento, ma perché la natura temporanea del roster non è stata gestita adeguatamente. L’era in cui si puntava sul potere delle stelle veterane sta lasciando il posto a un periodo in cui agilità, freschezza e profondità determinano il successo. A meno che i Clippers non si adattino attraverso un ritmo più rapido, rotazioni più intelligenti o integrino sangue più giovane, il loro inizio lento potrebbe essere solo un segno di ciò che verrà.

Alcune squadre vivono un declino graduale. Questa invece sembra sul punto di sgretolarsi, e Harden da solo (o Leonard, quando c’è) non può portare il peso all’infinito.


Ti piace il modo in cui raccontiamo l’NBA su Around the Game? Siamo sicuri che ti piacerà, se non ti sei già iscritto, anche il modo in cui giochiamo al Fanta-NBA! Ti aspettiamo su STAZ, il fantabasket sviluppato dalla nostra redazione e pensato per tutti quelli che – come diceva Rasheed (più o meno) – leggono i numeri pensando… stats don’t lie!

STAZ (don't lie), il fanta-NBA di Around the Game