Quello che c’è di sapere su una potenziale Lega professionistica in Europa con NBA e FIBA come partner.

La conferenza stampa del Commissioner NBA Adam Silver, in compagnia del segretario generale FIBA Andreas Zagklis, rappresenta un momento storico. “Sono lieto di annunciare che siamo pronti a passare al livello successivo, che consiste nell’esplorare una potenziale Lega in Europa con FIBA come partner”: così, in medias res, Silver ha sganciato la bomba, di ritorno dalla riunione con i proprietari delle franchigie americane, definiti “entusiasti” del progetto previsto per il Vecchio Continente. Non che non fosse nell’aria. Gli NBA Paris Games nelle ultime due stagioni sono stati un indizio importante, soprattutto le due gare giocate quest’anno tra San Antonio Spurs e Indiana Pacers, una vetrina per Victor Wembanyama, vero e proprio ponte fra i due mondi.
Per non parlare dei Giochi Olimpici, occasione di conversazione fra i partner e di sondaggio importante dell’ecosistema economico europeo. “L’NBA opera in Europa da decadi, con i suoi programmi e le partite stagionali, come quelle a Parigi di quest’anno. La risposta del mercato è molto positiva, che sia con media partner o fan, come abbiamo potuto vedere dalle ricerche. Anche alcuni club in Europa sono molto entusiasti”, ha aggiunto il commissioner. Ma di quali club si parla? E quali sono i dettagli di questa nuova Lega?
Intanto, bisogna chiarire che non esistono dettagli, se non preliminari. Quello che sappiamo è che nel 2026 molte licenze di club azionisti in EuroLeague scadranno, e che per alcune squadre non c’è ancora un accordo per un rinnovo proprio perché interessate a esplorare questa nuova, potenziale partnership.
Perciò, per capire quali dei club esistenti saranno interessati, bisognerà aspettare come minimo il prossimo anno, anche se alcuni nomi caldeggiati sono Real Madrid e Barcellona in Spagna, ASVEL – il cui presidente, Tony Parker, ha già fornito disponibilità alla NBA – e forse di Paris Basketball (fondato nel 2018 dall’ex Presidente dei Timberwolves David Kahn e di proprietà di Eric Schwartz, che ha anche una quota degli Atlanta Hawks) in Francia, Fenerbahce in Turchia. Come confermato da The Athletic, prime trattative anche con l’Alba Berlino, scontate dato che la capitale tedesca ospiterà due partite NBA nei prossimi tre anni.
Sono inoltre da considerare le squadre della Basketball Champions League, competizione continentale gestita da FIBA Europe – per chi non fosse esperto, i vincitori dei cinque campionati continentali si affrontano nella FIBA Intercontinental Cup, alla quale partecipa anche una squadra di G League. Infine, non si esclude la creazione di nuove squadre e soprattutto di nuove infrastrutture, motivo per cui l’espansione NBA in Europa non riguarderebbe solo la pallacanestro, ma l’intero ecosistema “nostrano”:
Andreas Zagklis: “Tutti i club che giocano in Europa sono club FIBA, alcuni di loro giocano in Eurolega e ne possiedono una parte. Il nostro obiettivo è quello di unire tutte queste cose, compresi i nostri top club. Credo di essere riuscito a convincere chiunque, soprattutto durante il COVID-19, che la FIBA è qui per tutti. E ogni volta che abbiamo chiamato la NBA, la NBA era lì. Loro hanno il know-how, noi continueremo su questa strada.”
Adam Silver: “Stiamo valutando le infrastrutture esistenti, ma una parte dell’opportunità consiste nel costruire palazzetti di basket più all’avanguardia. Guardiamo alle capitali dell’industria, a quelle dei media, ma anche alle scommesse sulla pallacanestro. Vogliamo testare il mercato.”
Abbiamo parlato QUI di come, per esempio, il Paris Saint-Germain rivestirebbe un ruolo di primo piano nella creazione di questa Lega, così come QUI del Manchester City: in primis, per potenziali partnership fra i club di calcio e quelli di basket rispettivamente in Francia e Inghilterra, se non per la nascita di squadre di pallacanestro da zero; in secondo luogo, perché i proprietari sono titolari degli immensi fondi economici presenti in Medio Oriente, rispettivamente in Qatar e Emirati Arabi Uniti. Ma perché investire ora?
Come fa notare Zagklis, le competizioni di pallacanestro fra nazionali – pilastro di FIBA – hanno raggiunto un picco di popolarità storico e un valore commerciale finora inedito, al quale ha sicuramente contribuito anche la presenza e la programmazione NBA in terra europea negli ultimi anni:
“La comunità della pallacanestro europea è orgogliosa della propria tradizione settantennale nelle competizioni internazionali per club e del talento d’élite che è in grado di sviluppare. Tuttavia, data la popolarità di questo sport e il successo delle competizioni per squadre nazionali, c’è un potenziale inesplorato nel basket europeo per club. Una nuova lega in Europa combinerebbe l’acume imprenditoriale dell’NBA con l’esperienza internazionale della FIBA al fine di attrarre nuovi tifosi e investitori, massimizzare i benefici per i club e creare sinergie a vantaggio di tutti gli stakeholder.”
– Andreas Zagklis
Adesso, è il momento di traslare questo successo in campo internazionale anche nelle competizioni fra club, senza però snaturarne troppo la natura. Adam Silver è apparso piuttosto rigido nel tentativo di non offrire troppe informazioni, ma ha fatto uscire qualche spiraglio:
- probabilmente, il minutaggio sarebbe quello FIBA, dunque 40 minuti e non 48, facendo ipotizzare anche un adattamento alle misure e al regolamento
- bisogna trovare una soluzione fra sistema americano, dunque una Lega chiusa, ed europeo, che Zagklis suggerirebbe anche per una questione commerciale – più squadre presenti, più investitori. Sebbene, secondo il commissioner NBA, il formato europeo sarebbe positivo per “evitare il tanking”, grazie al metodo della retrocessione, tutto è ancora da decidere
- potrebbe trattarsi di un ibrido: una Lega a 16 squadre, stando alle parole di Silver, con 12 fisse e 4 che entrerebbero di anno in anno. Ma per stabilire questo serve prima capire quali delle squadre esistenti parteciperebbero e sondare il mercato
Come si sarà capito, le intenzioni sono quelle di coinvolgere l’intero ecosistema europeo a partecipare – si è parlato in queste ore anche di AC Milan – ma per un progetto simile serve tempo – “anni, non mesi”, come ha dichiarato lo stesso Silver. Servirà trovare gli investitori – gli owner NBA parteciperanno come gruppo, ma non individualmente per ragioni legali – ma anche le strutture adeguate, gli accordi commerciali per la trasmissione degli eventi in televisione e tramite streaming, e via dicendo. Insomma, c’è molta carne al fuoco. Ma l’importante è che questo fuoco, per adesso, è stato acceso.