Ja Morant a Berlino c’è, ma non si vede, se non di sfuggita, e si sente a malapena, anche in conferenza stampa.

Ja Morant NBA Berlino
FOTO: Jonathan Crane su X

Qui a Berlino l’aria è fredda. Non quanto lunedì, quando sia Orlando Magic che Memphis Grizzlies hanno messo piede per la prima volta sui marciapiedi innevati e scivolosi della capitale tedesca, alla vigilia della prima delle NBA Global Games 2026 che si terrà giovedì alla Uber Arena. Non quanto, soprattutto, quella della sala conferenze durante l’intervista a Ja Morant.

La stella dei Memphis Grizzlies, indicativamente, non è felice, ma questo si capiva anche senza andare a Berlino. Non gioca una partita dal 4 gennaio, dunque siamo a quota cinque assenze consecutive per quello che è stato classificato “infortunio al polpaccio destro”. Non giocherà la prima delle due Global Games. Ma c’è di più sotto, ovviamente. Secondo tutti i report del mondo, per la prima volta da quando è stato selezionato con la seconda assoluta al Draft 2019, Memphis starebbe valutando di scambiare Ja Morant, ascoltando le offerte del caso.

Non proprio una notizia da poco, considerando che si parla di un giocatore così polarizzante, così rumoroso, così importante per la NBA. Per questo stupisce ancora di più l’approccio che Ja Morant sta tenendo, e con inaspettato successo, quello del silenzio. Ieri si è visto a malapena nella prima giornata di allenamento aperta ai media, dove la sua presenza aleggiava, come quella di un fantasma, tra i sibili delle domande che lo nominavano rivolte a coaching staff e compagni. Non è stato possibile avvicinarlo.

Alla Uber Arena, invece, è comparso sul campo verso i minuti finali ancora aperti ai media, trovandosi immediatamente rapido dalla crew di Amazon Prime. Dov’era? Ovviamente in conferenza stampa, seduto seccato di fronte ai microfoni, rispondendo a monosillabi per qualunque domanda, specialmente (e qui lo giustifichiamo) a quelle sui trade rumors.

– Qual è stata la tua reazione ai trade rumors?

– “Live with it.” / Convivici.

– Sarai con la squadra dopo la trade deadline?

– Sono l’unico a cui hai fatto questa domanda?

Poche parole, moltissima efficacia, infinito rumore. Questo il paradosso di Ja Morant, il cui silenzio produce ancora maggiore frastuono rispetto a quella che sarebbe stata una risposta più lunga e articolata secondo i canoni. Anche un semplice post su X, per quanto criptico, finisce al centro di tutta la community.

Anche perché qui non si parla di una stella di seconda fascia scontenta e sul punto di essere ceduta, ma del Re Mida delle interazioni sui social NBA, capace di generare ancora a fine 2024 numeri da record con le sue giocate da record. Il sogno di Adam Silver, no?

Non proprio, per una questione di immagine legata a tutti i fatti arcinoti del 2023 che hanno portato a sospensioni, multe, presenze a un programma stilato dalla NBA e in primis a un incontro con il commissioner. Che sia servito oppure no (il giudizio resta ancora sospeso riguardo alle “granate” lanciate sul pubblico), poco importa, alla fine un giocatore di questo calibro e di questa popolarità può “riqualificarsi” solamente sul campo, se quello è l’obiettivo della Lega. Ma nemmeno questo è avvenuto.

La frattura con coach Taylor Jenkins e la nuova gestione offensiva di Noah LaRoche ha portato all’allontanamento di entrambi questi nomi, per motivi complessi che hanno una base tanto tattica (e di questo ne abbiamo parlato nel dettaglio QUI) quanto impossibile da decifrare a chiunque non sia dentro lo spogliatoio di Memphis.

Ma anche adesso con coach Tuomas IIsalo, venduto come genio del pick&roll ai suoi esordi NBA, quindi sulla carta utile alla pallacanestro di Ja Morant, sono nate frizioni già da inizio stagione, che hanno portato a una risposta crucciata durante un rapidissimo intervento di 55 secondi dopo una sconfitta contro i Lakers, che lo ha sentito pronunciare questa frase riguardo al suo utilizzo negli ultimi minuti:

“Chiedilo allo staff tecnico. Chiedilo a loro. Secondo loro, probabilmente [la soluzione è] non farmi giocare, onestamente. Questo è più o meno il messaggio che mi hanno dato. Va bene così.”

Breve, conciso, seccato e svogliato, eppure mai così rumoroso. Sono scomparsi persino gli highlights, dal momento che sta facendo registrare la stagione meno efficiente in carriera, con un tremendo 50.6% di True Shooting, la produzione più bassa in carriera (proiettando su 100 possessi per equilibrare) dall’anno da sophomore, con soli 19.0 punti di media con il 20% da tre e il 47% da due punti, entrambi minimi assoluti nella sua esperienza NBA.

Ciononostante, a Berlino tutti hanno chiesto di lui. In primis a coach Iisalo, che ha solo risposto con un rapido “potrebbe giocare”, salvo poi trovare smentita il giorno dopo. In altre occasioni, anche ai compagni, specialmente a Jaren Jackson Jr., che è uscito imbarazzato con la seguente risposta dalle domande sempre più incalzanti riguardo al compagno – QUI abbiamo raccontato tutto nel dettaglio, comunque.

La situazione si sta facendo talmente surreale che anche i giocatori, sempre rigidi e impostati su domande del genere durante lo spazio dedicato ai media, che anche l’altra faccia della franchigia è costretta a rompere la quarta parete, ogni convenzione e convenevole, perché non ne regge la pressione. Si può solo immaginare cosa provi Ja Morant, cosa alimenti quella rabbia. Ecco, però, lo si può fare nitidamente.

Se consentite, un commento personale. La nostra esperienza durante eventi NBA, per forza di cose, è ridotta, ma uno dei compiti primari di chi vuole informare senza avere fonti o connessioni interne allo spogliatoio è quello di osservare ed elaborare le informazioni raccolte.

L’opinione che è venuta a formarsi è che, palesemente, Ja Morant abbia i giorni contati a Memphis. E sin qui nessuna sorpresa, anche le fonti di The Athletic riportano di dialoghi con persone vicine alla stella che parlano di come abbia già giocato la sua ultima partita per i Memphis Grizzlies. Ma l’idea di fondo è che l’occasione di Berlino abbia funto solo da “blocco” per quella che sarà un’esplosione al ritorno negli Stati Uniti.

Proviamo a elaborare meglio. Quello delle Global Games è un evento speciale tanto per la NBA, quanto per le squadre e soprattutto i giocatori. Tutte e tre queste parti beneficiano della presenza di Ja Morant: le prime due, per una questione di interesse, partecipazione e interazioni; la terza, e cioè il giocatore stesso, in visibilità da monetizzare.

Ja Morant ha lanciato le Nike Ja 3, terza signature shoe, ad agosto 2025. A questi eventi, già solo tra i media, non sono presenti solo giornalisti, ma anche sponsor, creator, rappresentanti di grandi brand che mirano a promuovere a livello commerciale i propri canali e la merce in vendita grazie a contatti diretti con le stelle NBA – le quali a propria volta beneficiano di questo lavoro. Non andare a Berlino avrebbe rappresentato un danno economico e di immagine devastante per ciascuna delle parti coinvolte.

Con questo non si intende supporre che Ja Morant sia già stato scambiato, non possiamo saperlo, ma certo è che, se qualcosa di grosso stava bollendo in pentola, erano molte le persone interessate a congelare, o anche solo a rimandare, qualunque sorta di trattativa – la NBA in primis.

Perciò, se l’affermazione “Ja Morant ha i giorni contati” non è una sorpresa, usarla alla lettera sembra piuttosto lecito in base a quanto abbiamo potuto capire in questi due giorni. Il 18 gennaio ci sarà la partita a Londra, poi i Grizzlies torneranno a casa. Da quella data in poi, se deve accadere qualcosa, prevediamo che sia molto, molto veloce.

Magari non andrà così, non è facile decifrare i sentimenti di chi non parla, ma a volte il silenzio vale più di mille parole.