Cosa ha detto Adam Silver a Berlino sul progetto NBA Europe in collaborazione con FIBA, e riguardo alle ultime dall’Eurolega.

Le conferenze stampa del Commissioner Adam Silver agli eventi internazionali presentano sempre dinamiche divertenti. Un’introduzione da parte del protagonista in forma di monologo preparata retoricamente e curata nel dettaglio è quello da cui si parte. Quest’anno, per esempio, per arrivare a parlare dell’età dell’oro della pallacanestro tedesca è partito dalla presenza di James Naismith ai Giochi Olimpici del 1936. Il problema è che nessuno lo ascolta.
Mentre Silver parla, si può quasi sentire il gorgoglio delle corde vocali a malapena tenute a freno da decine di giornalisti del luogo, tutti concentrati su una sola e unica domanda: l’arrivo della NBA in Europa in collaborazione con FIBA. E a ragione, ci mancherebbe, si tratterebbe (tratterà?) di un evento rivoluzionario che sconvolgerà il panorama cestistico europeo, se non mondiale. Il problema? Sempre le stesse domande, sempre le stesse risposte.
Quest’anno la speranza era che a mettere un po’ di pepe ci pensassero i recenti aggiornamenti dall’Eurolega. Si è parlato negli scorsi giorni di come la lega americana sia stata minacciata di azioni legali dalla controparte europea, qualora dovessero continuare le discussioni sul progetto con i club che si sono già impegnati con EL per i prossimi dieci anni. Sono arrivate notizie su una scissione nella rivalità tra Real Madrid, più propenso alla NBA, e Barcellona, che sembrerebbe aver rinnovato con Eurolega. C’è movimento nella struttura di EL per quanto riguarda i club che chiedono una licenza permanente o un’adesione, questione che coinvolge anche Napoli e Virtus Bologna (ne abbiamo parlato QUI).
Insomma, tanta carne al fuoco, tanti microfoni passati qua e là, e comunque zero risposte. O quasi. Qualcosa di nuovo, forse, si è potuto captare per quella che si rivelerà l’infrastruttura finanziaria del progetto e sulle tempistiche per il suo sviluppo. Il parallelo è quello con la WNBA, che ha impiegato trent’anni a trovarsi dove si trova adesso in termini finanziari e di popolarità, partendo da prospettive tutt’altro che remunerative sul lungo periodo.
“Il finanziamento potrebbe provenire, almeno inizialmente, dai club membri della lega. Come in qualsiasi impresa start-up, i partecipanti sarebbero gli investitori e, nel tempo, spererebbero di ottenere un ritorno sull’investimento.”, la primissima spiegazione, anche lecita, dal momento che lo stesso Silver ha specificato poi che i fondi americani verranno impiegati perlopiù in promozione e infrastrutture – tema, quest’ultimo, che potrebbe banalmente coinvolgere anche una città italiana come Roma, per dirne una tra quelle citate. E da qui si passa, necessariamente, alla questione delle tempistiche.
“Penso che, se riuscissimo a lanciare con successo questa nuova lega, ci vorrebbe un po’ di tempo prima che diventi un’impresa commerciale redditizia. Credo che tutti i partecipanti riconoscano che non è un’iniziativa adatta a chi ha una prospettiva a breve termine.” – e qui forse si complica un po’ la questione.
Una parola carissima ad Adam Silver è quella di ecosistema. Ecco, diciamo che in termini di revenue e fondi promozionali, la grandi potenze europee non se la cavino necessariamente tutte benissimo, pertanto non sarà facile sotto questo aspetto fare affidamento sulle squadre esistenti. Per questo, i rumors parlano di sempre più squadre indirizzate verso la permanenza nel sistema esistente, dove Partizan e Stella Rossa sono pending, dove l’ASVEL ha tirato un’inchiodata con il freno a mano sebbene sembrasse indirizzata a tutta velocità verso la nuova galleria aperta da NBA e FIBA.
Da qui, il tentativo di ampliarsi ad altre mete, altri orizzonti, altri partner, come quelli delle società calcistiche. Questo è ciò che non è facile da comprendere, che risulta sconvolgente per questo ecosistema – basti pensare a quello italiano, eventualmente, di cui abbiamo parlato QUI – e che però il commissioner ha tentato finalmente di chiarire al meglio, reiterando gli stessi concetti.
Quando Silver scherza sul fatto che delle lettere di EuroLeague se ne occuperanno gli avvocati e che non deve necessariamente nascere uno scontro, è genuino. L’intenzione, almeno sulla carta, dovrebbe essere quella di unire la pallacanestro europea. Non per promuovere il potere dell’amicizia, ma per tirarne fuori un altro prodotto finanziariamente remunerativo per tutti, NBA in primis – trattandosi dell’investitore principale.
Per questo, se prima ci fossero dubbi, la conferenza di Berlino (disponibile integralmente QUI) ha confermato che la data del 2027 preveda solo un semplice spauracchio, una scadenza che assume valore euristico per dare un inizio a un progetto che per svilupparsi impiegherà decenni, e che mirerà a raccogliere sotto lo stesso ombrello tutte le grandi potenze europee, vecchie e nuove (che nasceranno), indifferentemente da quante licenze decennali possano rinnovare.
Questo è il progetto di NBA e FIBA, questo il progetto di Adam Silver. Per capire se poi sia sostenibile, beh, probabilmente servirà invecchiare.