Fino a sette club di Eurolega si sono uniti per discutere e aumentare la propria fetta di torta con un modello più equo. Un’altra frattura nella massima competizione europea.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Básquet Plus e pubblicata su Básquet Plus, tradotto in italiano da Mattia Tiezzi per Around the Game.
Il panorama del basket europeo è tornato a muoversi e questa volta lo scossone arriva dall’interno. Secondo quanto rivelato da BasketNews, un gruppo di club dell’Eurolega che non dispongono di una licenza permanente sta per costituire una propria associazione per acquisire peso politico ed economico all’interno della competizione.
L’iniziativa riunisce sette squadre che oggi disputano l’Eurolega senza essere tra gli azionisti – Dubai Basketball, Hapoel Tel Aviv, Valencia, Monaco, Partizan Belgrado, Stella Rossa e Virtus Bologna – con l’obiettivo principale di rinegoziare il loro posto nella ripartizione dei ricavi e nel processo decisionale.
Il movimento non si limita solo agli attuali partecipanti. Ci sono anche club con forti aspirazioni di adesione, come l’Hapoel Jerusalem, e altri che potrebbero aggiungersi in una seconda fase, tra cui Besiktas, PAOK o Napoli Basket. L’idea, secondo le fonti, è chiara: agire in blocco per offrire un’alternativa allo schema attuale, dominato dai 13 club azionisti che si dividono la maggior parte dei proventi generati dalla competizione.
Il contesto rafforza la richiesta. L’Eurolega sta valutando un ampliamento a 24 squadre e un formato a due conference per alleggerire un calendario sempre più saturo, dopo il passaggio da 18 a 20 partecipanti che ha portato a una stagione con 47 partite per le squadre che arrivano alle Final Four. A ciò si aggiunge il rumore esterno: la minaccia latente di un progetto NBA Europe e la possibile uscita di alcuni club storici verso la Basketball Champions League, come l’ASVEL Villeurbanne, apre una finestra di negoziazione senza precedenti.
Non tutti giocano la stessa partita. Anche Paris Basketball, senza licenza, ha deciso di rimanere fuori per ora, mentre cerca di ereditare lo status di azionista dell’ASVEL. Se questa strada dovesse fallire, la sua adesione all’associazione non sarebbe da escludere. Parallelamente, il Dubai Basketball, uno dei motori del progetto e nuovo membro dell’Eurolega con licenza pluriennale, spinge l’iniziativa come un modo per consolidare il proprio posto nell’ecosistema continentale e proteggere il proprio investimento.
La minaccia di fondo è nota: se non si raggiunge un accordo, esiste la possibilità di esplorare leghe alternative o addirittura di creare una nuova competizione. Per ora, la priorità dichiarata è quella di negoziare all’interno dell’Eurolega, anche con un’offerta economica per l’acquisto di quote azionarie. Ma il messaggio è già sul tavolo.
In un’Eurolega divisa tra azionisti e non azionisti, la richiesta di una ripartizione più equa della torta e di un posto reale al tavolo dei grandi promette di aprire un’ulteriore frattura nel basket europeo.
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