Andiamo a ripercorrere la Free Agency della squadra dell’Oregon, affrontando i motivi per cui non sembra aver ancora compiuto l’ultimo step.

FOTO: NBA.com

Con la Free Agency che procede lenta e con tanti giocatori (e ipotetiche trade) ancora da piazzare, la situazione dei Portland Trail Blazers sembra già essere abbastanza delineata, con i 15 spot a roster ultimati e la situazione salariale rispettata secondo gli obiettivi prefissati – in attesa di decidere cosa fare con il parzialmente garantito di Bledsoe. Con questi giorni di offseason si è quindi concretizzato il piano iniziale di Joe Cronin, nuovo GM dei Blazers, ovvero quello del retooling intorno alla propria superstar, Damian Lillard.

Ma il piano avrà portato realmente a ciò che si era sperato? I Trail Blazers torneranno competitivi già da subito? Il loro futuro è chiaro? Per rispondere a queste e altre domande, analizziamo mossa per mossa in ordine cronologico cosa è stato fatto dal nuovo front office dei Blazers in questi mesi, e cosa ha portato ad oggi ai Blazers.

A distanza di mesi, è ancora difficile trovare un senso a questa trade. Una sconfitta sotto qualsiasi punto di vista per i Blazers, che perdono due giocatori di rotazione pagati caro prezzo (in totale Gary Trent Jr, Rodney Hood, Trevor Ariza, la numero 16 del Draft 2020 e la numero 23 del Draft 2021) per aggiungere un giovane troppo acerbo e un giocatore molto discontinuo.

Probabilmente la motivazione principale per Portland è stata quella di liberarsi di un contratto molto pesante come quello di Powell (90×5 dato dal vecchio GM Neil Olshey) e liberare spazio per Anfernee Simons, già in quel momento autore di una gran stagione. Rimane comunque una mossa che, già ai tempi, suggeriva una chiara intenzione di andare avanti per i Portland Trail Blazers, pochi giorni dopo protagonisti del definitivo cambio di rotta.

Su questa trade ci sarebbe tanto da dire. Un borderline All-Star ceduto per una prima (divenuta poi la prima scelta 2025 dei Milwaukee Bucks, viste le protezioni applicate) e un ottimo role player. Giudicare col senno di poi sarebbe molto semplice, perciò basterà limitarsi a dire che questo scambio ha generato opinioni molto contrastanti, ma che indubbiamente ha liberato Portland da un contratto ingestibile e, per di più, di un giocatore che aveva più volte fatto capire di non essere fatto per convivere con la propria superstar.

Così facendo, Portland dice addio a qualsiasi buona aspettativa sulla stagione in corso, con le ultime partite della Regular Season utili a scalare posizioni nella lotteria del draft e quindi portare un giovane di belle prospettive in Oregon. Il retooling è ad un passo dall’essere ultimato.

Come a un fulmine a ciel sereno, due giorni prima del draft Portland si espone. In una trade molto conveniente per Lillard&Co. arriva in Oregon un borderline All-Star decisamente più compatibile con Dame rispetto a McCollum, nel corso dei mesi più volte affiancato ai Blazers. Con Grant si arriva ad avere un giocatore pronto subito e che, dopo due anni in una squadra non competitiva, vuole tornare a giocare in palcoscenici importanti. A Portland il retooling è ultimato, e appare quindi chiara l’intenzione di passare direttamente ad una modalità Win Now, per provare ad ottenere il massimo da questi ultimi anni in cui Dame riuscirà a essere competitivo.

  • 24 Giugno 2022: With the 7th pick in the NBA Draft, Portland Trail Blazers select…

Shaedon Sharpe. Una scelta molto strana da parte della squadra dell’Oregon: potenzialmente, Sharpe rischia di ritrovarsi ad essere nel giro di qualche anno uno dei migliori giocatori di questo Draft (se non il migliore). Pensando probabilmente che potesse essere selezionato prima della settima chiamata, Portland – trovandolo disponibile – ha subito optato per il giocatore proveniente da Dream City Christian High School. Scelta molto opinabile da parte dei Blazers, visto che Shaedon è, come detto, un giocatore molto promettente, ma che potrebbe ampiamente ripagare la fiducia della franchigia solo nel giro di qualche anno.

Il problema rimane l’obiettivo principale: in una situazione del genere, in cui è chiaro l’intento di provare a puntare subito a qualcosa di grosso, scommettere su un giocatore che, come unica sicurezza, ha la necessità di tempo per lo sviluppo rischia di essere un po’ un salto nel vuoto. Soprattutto per il momento della scelta, ovvero due giorni dopo una trade che aveva fatto capire come Portland volesse essere una realtà fin da subito competitiva intorno a Lillard, in completa controtendenza rispetto a una scelta che non fa altro che allungare quella famosa (e a questo punto dubbia) timeline della franchigia.

  • 1 Luglio 2022: Free Agency, Day I

Alla vigilia della Free Agency, Portland arrivava con dei chiari obiettivi: rifirmare Anfernee Simons e Jusuf Nurkic, trovando per gli ultimi slot a roster dei giocatori il più funzionali possibile, utilizzando principalmente la MLE. Il primo giorno sembrava essere andato tutto per il meglio, con la firma di Anfernee, arrivata a cifre superiori a quelle previste ma necessarie a trattenere quello che rischia già quest’anno di diventare il vero secondo violino – oltre al futuro dei Blazers.

Soprattutto, però, è arrivata una gran firma da parte di Cronin che, con lo spazio liberato da Joe Ingles e la MLE è riuscito a portare in Oregon uno dei giocatori più impattanti delle ultime NBA Finals e uno dei migliori difensori della lega: Gary Payton II. Quest’ultimo va a completare il roster fra gli esterni, reparto adesso dotato di un grandissimo materiale umano per rimediare alle lacune che un duo composto da Lillard e Simons. Portland chiude il primo giorno di Free Agency con due posti da occupare, che inevitabilmente saranno riservati ai due lunghi puri, che ancora mancano a roster.

  • 2 Luglio 2022: Free Agency, Day II

Nel secondo giorno di mercato, i Blazers confermano i piani con due firme molto discutibili come il quadriennale dato a Jusuf Nurkic e il minimo di un anno riservato a Drew Eubanks, due giocatori già passati in Oregon e che hanno lasciato buone sensazioni.

Nurkic era una firma quasi obbligatoria a causa del valore umano del giocatore, gran leader e pezzo importante per lo spogliatoio, nonostante sul campo lasci tanti dubbi per le condizioni fisiche, che lo portano ad essere un difensore sotto la media e con evidenti problemi di mobilità e switchabilità, oltre ad avere una rim protection che ha perso tanto rispetto ai suoi anni migliori.

Eubanks era stato invece il centro titolare dei Blazers durante le partite di puro tanking, con prestazioni buone che gli hanno garantito la fiducia di coach Billups e la possibilità di essere il lungo di riserva per questa stagione. Così facendo, Portland completa il roster con i lunghi che servivano, escludendo Portland dai giochi per future mosse sul mercato.

Joe Cronin ha raggiunto il suo obiettivo?

Probabilmente, sì. Questa è forse la miglior squadra avuta a disposizione di Dame Lillard nel suo periodo di attività in Oregon, con giocatori a lui funzionali e un ottimo grado di affidabilità a prescindere dalle sue prestazioni. Il problema rimane la situazione di stallo in cui si trova Portland: basta questo roster per essere una contender? Assolutamente no. Basta questo roster per garantirsi un posto sicuro ai prossimi Playoffs, entrando da mina vagante? Probabilmente, immaginando i rientri dagli infortuni di altre squadre, nemmeno.

Il motivo per il quale il Front Office non abbia raggiunto questo livello sembra probabilmente dovuto alla confusione generale riguardo al ruolo che loro stessi avevano prestabilito per la franchigia. Il modo per raggiungere il livello di competitività massima doveva arrivare passando forzatamente da un restyling del roster che, con l’obiettivo di costruire intorno a Lillard, doveva essere composto di giocatori il più compatibili e pronti possibile.

Se questo sembra essere stato fatto con le firme di Grant, Payton II e Nurkic, il rinnovo di Anfernee Simons (dato che a un certo punto si è pensato che i Blazers potessero essere la sua squadra, e non quella di Dame) e la scelta al Draft di Shaedon Sharpe, giocatore dall’elevato potenziale ma sicuramente non pronto ad apportare subito il 100% del suo contributo alla causa, parrebbero indirizzare verso la direzione opposta.

A questo punto, per Portland saranno fondamentali le prime partite della prossima stagione per capire chi si voglia essere, se la squadra di Damian Lillard, volenterosa di puntare al bersaglio grosso già quest’anno, o quella di Anfernee Simons, intenta definitivamente a ricostruire da cima a fondo.