Mentre la Regular Season volge verso la prima metà, ecco alcune considerazioni su quali riteniamo i giocatori che hanno fatto più e meno progressi fino ad ora.


FOTO: NBA.com

Dopo essere quasi arrivati al primo giro di boa stagionale, fra Health&Safety Protocols e firme di riparazione, si presenta più semplice escludere che includere nomi nei vari rami delle gerarchie NBA.

Nonostante questo, ci sono varie eccezioni, sia positive, sia negative. Se per premi individuali, come il Most Improved Player (MIP), è ancora presto per tirare le somme, si può comunque iniziare a tracciare un identikit dei candidati – e, viceversa, di quelli peggiorati (anti-MIP).

Si tenterà di tracciare un profilo di MIP e anti-MIP in base a questo inizio di stagione, basandosi, come punto di partenza, sulle quote dei bookmakers, setacciandole poi ulteriormente con un’analisi critica più approfondita.

Una premessa importante è che dalla lista saranno esclusi i giocatori al secondo anno, i quali possano pur aver compiuto progressi strabilianti o vistosi peggioramenti, ma con un sample troppo ridotto per poter valutare. Inoltre, per alcuni giocatori scelti all’NBA Draft 2020, i miglioramenti rispetto all’annata precedente rischiano di essere inflazionati dal consueto sviluppo e dell’evoluzione a seguito della stagione da Rookie, dopo la quale vari fattori arrivano ad influenzare le prestazioni, fra cui aumento di minutaggio, maggiore familiarità con i compagni e una coscienza di sé fornita dall’esperienza.

Per fare un esempio, Tyrese Maxey (complice anche l’assenza di Ben Simmons, ovviamente) ha più che raddoppiato la propria permanenza di media sul parquet, passando da da 15.3 a 34.6 minuti a partita, ma senza influire troppo sulle prestazioni stimate, come dimostra la seguente tabella:

Per 36 minutes – 2020/21 Per 36 minutes – 2021/22
PTS18.817.5
AST4.64.7
REB4.03.6
FG%46.247.3
3PT%30.138.0
La produzione stimata di Tyrese Maxey sui 36 minuti nel 2020/21 trova molte affinità con quella del 2021/22.

Oltre a Maxey, esclusi saranno dunque anche autori di stagioni dai progressi fenomenali come Desmond Bane, Cole Anthony e Devin Vassell, su tutti.

Dopo aver fornito queste informazioni preliminari, ecco i nomi dei candidati MIP selezionati.

Potete trovare la parte 2, con le delusioni di inizio stagione, cliccando QUI.


MILES BRIDGES

Non è un caso che il primo nome in lista sia Miles Bridges. L’NBA Rising Star MVP del 2020 partiva già come uno dei profili da monitorare ad inizio stagione, sia per la parabola ascendente a coronamento della quale ci si aspettava uno step definitivo, sia per un altro fattore extra-campo particolarmente di rilievo: il contract year.

Se voci autorevoli hanno parlato di un’offerta estiva da $60 milioni in 4 anni, per cui non si sarebbe raggiunto un accordo, adesso la situazione è ben diversa. I progressi di Bridges in questo inizio di stagione sono apparsi evidenti (almeno prima del recente exploit di casi di COVID-19, che ha rimescolato le carte per molte squadre), e la cifra precedentemente offerta appare, ad ora, ancor di più inaccettabile.

Il discorso sul MIP non nasce per una crescita improvvisa, scoppiata come un fulmine a ciel sereno, ma semplicemente per la maggior continuità e solidità con cui Bridges sta svolgendo i propri compiti. Quello che sta toccando Miles è semplicemente il culmine della propria evoluzione, che ha come fulcro l’aumento della frequenza di triple dal palleggio e di isolamenti, upgrade offensivi non da poco rispetto alla prevalenza del tiro in spot-up.

I numeri già citati su The Ringer trovano un’ultima conferma nella distribuzione dei tiri di Miles Bridges, che ha segnato già 104 canestri non assistiti in sole 38 gare in questa stagione, dopo i 77 totali nel corso del 2019/20.

A questo è da aggiungere un particolare cambiamento di posizione, che è andata evolvendosi, negli anni, fino ad un consistente impiego da “stretch 5” in questa stagione:

SFPFC
2018/1954%45%1%
2019/2061%39%/
2020/213%93%4%
2021/22/79%21%
Stats: Cleaning the Glass

In questa posizione, Bridges è un profilo perfetto da accostare ad un passatore come LaMelo Ball, che ha contribuito a 73 dei suoi 183 canestri assistiti e con il quale Miles si trova particolarmente a proprio agio da rollante, contesto da cui genera 1.33 punti per possesso (83° percentile).

Al di là di questo, però, la vera utilità di Bridges è quella di essere un ottimo interprete dello short-roll, situazione che è in grado di gestire al meglio per mettere in ritmo i compagni o creare vantaggio.

A tutto ciò va ad aggiungersi una versatilità difensiva notevole, che gli permette di trascorrere ampie porzioni di minutaggio su guardie e ali, con una massima frequenza in carriera anche sui centri (14.3%). I suoi maggiori matchup variano da Damian Lillard a Draymond Green, e il fatto che lo si usi da point-of-attack defender anche su giocatori come Jayson Tatum, Devin Booker o Kevin Durant non è così scontato, tanto che i risultati non sono sempre ottimali.

L’impiego migliore che si possa fare di Bridges sembra infatti quello da aiuto dal lato debole o, comunque, da rim protector secondario, visti gli ottimi tempi di rotazione. L’efficienza degli avversari al ferro cala del 4.3% sui tiri da lui contestati, con 19 stoppate totali effettuate nei pressi del canestro.

Bridges sarà restricted free agent in estate, il che vuol dire che Charlotte potrà pareggiare le offerte di altre squadre. Se la cifra massima disponibile per la Designated Rookie Scale Extension sembra esagerata ( $173 milioni in 5 anni, per Spotrac), più credibile si presenterebbe un nuovo contratto dalle cifre simili a quelle dell’omonimo di Miles, Mikal Bridges.

Quest’ultimo ha ottenuto un’estensione da $90 milioni in 4 anni, cifra più che lecita, sia per lui, sia (eventualmente) per il Bridges di Charlotte, che nel frattempo potrebbe alzare ulteriormente il proprio valore se dovesse vincere il premio di Most Improved Player.