Pat Spencer, con un contratto two-way, ha guidato la carica per gli Warriors in ormai diverse partite consecutive.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Joseph Dycus e pubblicata su The Mercury News, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Contro Cleveland, con un terzo dei giocatori assenti, i Golden State Warriors avevano bisogno che il loro gruppo sconquassato giocasse con il massimo impegno, gestisse bene la palla e realizzasse alcuni tiri al momento giusto per rimanere almeno in partita. Sulla carta, se avessero fatto queste cose, forse – privi di Steph e Seth Curry, Draymond Green (infortunio al piede), Al Horford (sciatica), Jimmy Butler (infortunio al ginocchio) e De’Anthony Melton (riposo) – avrebbero avuto una possibilità contro i Cavaliers al completo, con Donovan Mitchell ed Evan Mobley.
Oppure, sarebbe semplicemente bastato affidarsi a un’altra magistrale prestazione di Pat Spencer. Quest’ultimo ha ottenuto la sua prima partenza da titolare e ha segnato 19 punti, record in carriera, oltre a distribuire sette assist. Dopo aver realizzato una tripla a metà del quarto periodo, Spencer si è rivolto al pubblico dei Cavs e ha iniziato a provocarlo.
Golden State era in vantaggio per 96-91 a un minuto dalla fine, ma Evan Mobley ha catturato un rimbalzo offensivo e Darius Garland ha segnato un tiro libero, riducendo il vantaggio a soli due punti a 21 secondi dalla fine. In una partita in cui hanno giocato tutti e 10 i Warriors attivi, Gui Santos ha segnato 14 punti e realizzato un tiro libero che ha portato la squadra sul 97-94. Mitchell ha sbagliato un tiro da 3 punti a quattro secondi dalla fine e gli Warriors hanno interrotto una serie di due sconfitte consecutive.
Con Spencer con problemi di falli per gran parte del primo quarto, l’attacco degli Warriors è andato in tilt, mentre quello dei Cavs è riuscito a strappare un vantaggio di 18-12 dopo 12 minuti. Ma tutto è cambiato nel secondo periodo, quando i Dubs hanno superato i Cavaliers 33-18, con Spencer disponibile per la maggior parte del tempo. Golden State ha accelerato il ritmo contro una squadra che sembrava sonnambula contro un avversario così limitato, portandosi in vantaggio 72-62 dopo tre quarti.
Una vittoria che ha dato morale a Golden State, che si è ripetuta passeggiando in back-to-back la scorsa notte contro i Bulls. Pat Spencer ha chiuso con 12 punti e 6 assist, menzionando un altro efficiente 6 su 10 al tiro e il +30 di plus/minus, probabilmente ancora esagitato dalle scene del finale contro Cleveland. Ma non è la prima volta che il suo agonismo viene fuori così platealmente in faccia a tutta l’arena avversaria.
Qualche notte prima, Pat Spencer ha preso una strada piuttosto tortuosa per raggiungere la panchina degli Warriors dopo aver segnato un tiro da tre punti che ha portato la squadra sul 98-94 a 1:12 dalla fine della partita contro i Sixers. Si è battuto il petto più volte prima di lanciare alcune provocazioni tutt’altro che family friendly alle famiglie al pubblico sbalordito di Philadelphia mentre tornava verso l’huddle degli Warriors. Chi potrebbe biasimarlo?
Sì, allo scadere di quella gara Golden State ha perso per la seconda volta consecutiva in maniera straziante, questa volta per 99-98 contro i Sixers. Ma gli Warriors sono riusciti a rimanere competitivi grazie al gioco energico di Spencer per la seconda partita consecutiva. Questo non è passato inosservato all’allenatore Steve Kerr, che ha elogiato Spencer per aver dato il tono durante gli ultimi impegni, al punto da premiarlo con due partenze consecutive in quintetto titolare:
“È semplicemente quello che sono, è innato per me andare là fuori, competere e dare il massimo, indipendentemente dall’avversario che ho di fronte. Sono grato che lui [Steve Kerr] lo capisca e lo riconosca”.
– Pat Spencer
Contro Philadelphia ha segnato 16 punti, il massimo della squadra, e ha servito quattro assist in 24 minuti. Questo risultato è arrivato dopo una serata da 17 punti in una prestazione coraggiosa contro i Thunder, campioni in carica con un record di 22-1. Dopo queste recenti prestazioni in doppia cifra, sta mettendo a referto una media di 7.1 punti e 3.1 assist a partita, con una percentuale del 44,4% da tre punti, la più alta della sua carriera, grazie alle maggiori opportunità di gestire la palla concessegli da Kerr.
“Ti senti un po’ più a tuo agio quando puoi andare là fuori e avere la libertà di sbagliare un paio di tiri sapendo che non verrai sostituito.”
– Pat Spencer
Lungo il percorso, ha fornito qualcosa di cui gli Warriors erano privi, se si escludono Steph Curry infortunato e Jimmy Butler. Sì, i Dubs hanno molti guardie che sanno tirare: Seth Curry, Buddy Hield, Brandin Podziemski, De’Anthony Melton e Will Richard sono tutti perfetti per questo ruolo senza palla. Ma chi è in grado di arrivare a canestro dal palleggio? Nessuno di loro ha le stesse capacità di Pat Spencer.
“Senza Steph, di sicuro, deve essere in campo. Sarebbe fantastico trovare un modo per inserirlo a roster stabilmente, perché sarebbe perfetto come riserva. Può farti vincere le partite, come ha quasi fatto stasera.”
– coach Steve Kerr, dopo la gara con Philadelphia
Alla sua terza stagione NBA, Spencer sta vivendo il suo momento di gloria e può contare sul suo allenatore tra coloro che vorrebbero vederlo ricoprire un ruolo più importante anche dopo il ritorno di Curry e Butler. Ma dare effettivamente a Spencer più spazio? Non sarà facile, per ragioni contrattuali scritte nero su bianco.
Il prodotto della Northwestern ha un contratto two-way, il che significa che potrà giocare solo 50 partite con gli Warriors. Si tratta di un contratto generalmente pensato per i giocatori in fase di sviluppo che possono dividere il loro tempo tra la G League e l’NBA. Spencer, che ha 29 anni ed è chiaramente pronto per l’NBA, ha già bruciato 25 di quelle partite, pur giocando solo in 17 di esse.
Il modo più semplice per aggirare questo ostacolo sarebbe quello di firmare con Spencer un contratto standard. Ma ciò richiederebbe agli Warriors di tagliare un giocatore con un contratto non two-way. E considerando i problemi di infortuni di Golden State, la squadra ha bisogno di tutti i giocatori che può avere. “Sarebbe fantastico se riuscissimo a trovare un modo, ma è un po’ complicato”, ha detto Kerr.
Ma se Spencer dovesse continuare a fornire prestazioni prolifiche dalla panchina, gli Warriors potrebbero trovarsi di fronte a decisioni difficili.
E se fosse Pat Spencer fosse il segreto per battere OKC? Abbiamo parlato delle avversarie dei Thunder, e quindi anche degli Warriors, anche sul nostro podcast, The Weak Side. Ci trovate su Spotify!