Con lo scambio di Anthony Davis, ai Mavericks sono rimaste in mano giusto noccioline e un po’ di sollievo salariale dalla trade di Doncic.

Anthony Davis Luka Doncic trade
FOTO: NBA

Dalle NBA Finals al rebuilding totale nel giro di una stagione e mezzo. Questo è successo ai Dallas Mavericks, che poco più di un anno fa cedevano Luka Doncic ai Los Angeles Lakers in cambio di un pacchetto comprensivo di Anthony Davis, Max Christie e una first-round pick 2029. Ora, dopo aver cacciata l’artefice della mossa, Nico Harrison, i texani hanno deciso di liberare il payroll cedendo anche il pezzo più pregiato di quel pacchetto, AD, agli Washington Wizards esattamente così:

Mavericks ricevono: Khris Middleton, AJ Johnson, Malaki Branham, Marvin Bagley III; first-round pick 2026 dai Thunder, FRP 2030 dagli Warriors (protetta top-20), second-round pick 2026 (Suns), SRP 2027 (Bulls), SRP 2029 (Rockets)

Wizards ricevono: Anthony Davis, Jaden Hardy, D’Angelo Russell, Dante Exum

Considerando che Middleton è in scadenza ($33 milioni) e comunque concorderà quasi sicuramente un buyout, che Marvin Bagley III è a propria volta a fine contratto e che Malaki Branham sarà un restricted free agent con scarso interesse a fine stagione, ai Mavericks non rimane nulla se non flessibilità salariale e un paio di first-round pick in più. Che non fanno mai male, ci mancherebbe, ma quella di OKC sarà la numero 30 al Draft 2026, mentre quella degli Warriors ha una protezione nel 2030 per cui andrebbe a Dallas solo se cadesse tra le ultime dieci.

Ah, e tre second-round pick, se vogliamo essere pignoli. Lo scorso anno abbiamo scritto QUI che cedere Luka a quel prezzo fosse una follia. Beh, adesso è ancora peggio.

L’unico aspetto positivo è che passano da trovarsi sopra il primo apron, dunque con tutte le penali che ne derivano, a oltre $10 milioni sotto, evitando così anche di pagare la luxury tax, creando delle buone trade exception e sbloccando le eccezioni del caso, come fa notare Yossi Gozlan di HoopsHype. Circa $200 milioni salvati in vista della prossima stagione, tanta flessibilità a disposizione.

Ma, per competere sul campo, ci sarà da aspettare, e non poco. Dimostrando ancora una volta che scambiare una stella, anzi, una superstar alla trade deadline, dunque a prezzo ribassato, comporta rischi non indifferenti e inutili da correre. Anche in caso di una frattura, e non sembra questo il caso, anche in caso di una scelta manageriale LEGITTIMA di volerti separare dal tuo uomo franchigia, è necessario prendersi il tempo di ascoltare ogni offerta sul tavolo, di sondare il mercato e di modellarlo di conseguenza a proprio piacimento. Possibilmente in estate. Possibilmente non per una stella over-30 injury prone.

Per tempistiche, resta una scelta folle, e il modo brillante in cui i Mavericks ne sono usciti non rappresenta affatto un’attenuante. Non perché con Doncic avrebbero vinto il titolo o sarebbero anche solo una contender consolidata, anzi, in questa Western Conference non è detto, ma semplicemente perché hai avuto tra le mani un lingotto d’oro, e lo hai rivenduto per un pacchetto di noccioline.


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