Lo scambio di Harden frutta ai Clippers Garland e addirittura una seconda – sganciandosi da una situazione potenzialmente intricata in estate.

In questo posto, inteso come questo esatto articolo, si stima James Harden in quanto giocatore, consapevoli di quello che sia stato il contributo agli ultimi dieci e passa anni di NBA, specialmente dal punto di vista offensivo – e di necessario adattamento difensivo da parte degli avversari. Un conto, però, è riconoscergli meriti sportivi, l’altro è scadere nella completa ammirazione del Barba anche fuori dal campo.
Senza andare a toccare le dinamiche ai tempi delle uscite da Rockets e Nets, o la questione Daryl Morey, il rumore attorno a Harden tocca sempre decibel elevatissimi, e non è mai facile tracciare una ricostruzione cristallina dei fatti. Prendiamo proprio questa uscita dai Los Angeles Clippers, non è che proprio sia semplice comprendere delle tempistiche assurde, argomento sul quale ci siamo dilungati QUI. Proprio per questo motivo, e per tutti i retroscena che andremo a toccare, la beatificazione di James Harden messa in atto da Ramona Shelburne di ESPN risulta alquanto divertente.
Lui che si presenta al campo di allenamento nonostante sappia di andarsene, tutti che lo accolgono a braccia aperte per salutarlo, una scena quasi biblica. E poi le parole, lui che “non ha chiesto la trade” – un peccato capitale per il quale solitamente i reporter usano infinite perifrasi, come ESPN tutta per Giannis Antetokounmpo – che “non voleva che ci fosse la percezione che stesse tenendo sotto scacco il futuro della franchigia”, “che voleva lasciare ai Clippers una chance di ricostruire e ottenere Draft capital”, e via proseguendo con questo candido lavaggio.
Per James Harden e i Clippers, si può decidere di credere a questa versione, o accettare i fatti. Sì, alla fine lo scambio favorisce decisamente la squadra losangelina, dato che con un giovane Darius Garland arriva anche una second-round pick. Ma questo dice più delle capacità gestionali del front office, che si spera non abbia messo il Barba direttamente a trattare con Cleveland (o che Cleveland non abbia accettato le condizioni imposte dal Barba), e soprattutto ancora di più del valore attuale di Darius Garland, al terzo anno di un contratto da $197.2 milioni in cinque stagioni che non sta minimamente ripagando a causa di problemi fisici.
Inoltre, per quanto si possa provare a pensare che si tratti di una dinamica stabilita di comune accordo, dove i Clippers abbiano fatto intendere di volersi alleggerire entro il 2027, probabilmente molto dipende dalla struttura del contratto di Harden. La player option da $42.3 milioni che si porta dietro per il 2026/27 diventerà garantita per $13.3 milioni il 29 giugno, se il giocatore dovesse accettarla, pienamente garantita se non dovesse essere tagliato prima dell’11 luglio. Per la squadra, sono potenzialmente soldi sul payroll dei quali non ci si potrebbe liberare se non con un taglio che li spalmerebbe su tre anni. Ora è un “problema” di Cleveland.
Per il giocatore, d’altro canto, il fatto che lo stipendio sia solo parzialmente garantito non è il massimo, non offre certezze dal punto di vista finanziario, e infatti sicuramente lo scambio è avvenuto perché Harden sperava che i Clippers in vista della prossima estate proponessero una rifirma con un altro 1+1, o giù di lì, senza nemmeno il bisogno di dover passare dalla player option. Questo certamente non è stato concordato, e così è stata trovata un’altra soluzione.
La quale però, de facto, se non è una richiesta di scambio, poco ci manca, e alla fine soddisfa ogni desiderio del giocatore, che può provare a competere per un anno in una (si spera per loro) contender nel blando est, e soprattutto che può avere la certezza di disputare dei Playoffs e sostanzialmente giocarsi il prossimo stipendio, sia esso a Cleveland o in free agency – nessuna delle due opzioni è scontata.
I Cavaliers, peggio dei Clippers, sono a propria volta al risparmio, intenzionati a scendere sotto il secondo apron – si parla di cedere il contratto di Lonzo Ball, ma già la trade di Hunter è stata un progresso, e il Barba prende meno di Garland – e con un Donovan Mitchell da estendere nel 2027. Ma proprio incrociandosi con quest’ultima data, potrebbero pensare di fare le proprie valutazioni sulla player option del nuovo acquisto all’altezza dell’11 luglio, ovviamente dopo i Playoffs, se (quando) saranno già stati accettati i $13 milioni di stipendio parzialmente garantito.
O, ancora meglio, di accordarsi per fargli rifiutare l’opzione e offrire un altro 1+1 a buon prezzo. Un taglio allo stipendio, se davvero le intenzioni del Barba fossero quelle di competere per il titolo, sembra il minimo per aiutare una squadra che lotta con l’apron, no? Ma voi ci giurereste? Proprio perché conosciamo la risposta a questa domanda, l’altra e ultima opzione è che Harden esplori la free agency fino a firmare in un’altra squadra che voglia lui alle cifre che vuole lui, che sia per competere o meno. Insomma, si è capito, è ancora una volta tutto nelle sue mani, non ha fatto regali a nessuno.
Il regalo lo ha fatto Cleveland ai Clippers, forse, allegando addirittura una second-round pick. Certo, il contratto di Garland è pesante, ma se l’obiettivo è davvero quello di ricostruire allora è una buona base di partenza, e soprattutto si tratta di un 26enne per un 36enne potenzialmente in scadenza. La Draft pick doveva andare dall’altra parte, casomai, seguendo le dinamiche usali.
Buon per LA, male per i Cavs, che hanno pagato anche questo sovrapprezzo per Harden. Ma a quanto pare rinunciare a un paio di milioni di dollari di trade bonus per facilitare lo scambio basta a rendere il Barba un santo agli occhi di ESPN.
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