Karl-Anthony Towns è stato determinante in Gara 1, tanto in attacco quanto in difesa, per contenere Victor Wembanyama.

Towns contro Wembanyama alle NBA Finals
FOTO: CNN

Di uomini decisivi per i New York Knicks in Gara 1 delle NBA Finals ce ne sono stati tanti. Su tutti, Jalen Brunson ha deciso la partita nel finale, ma come lui anche OG Anunoby è stato fondamentale all’inizio dei dodici minuti conclusivi per tenere la squadra a contatto con degli Spurs che hanno provato a dare la mazzata decisiva. O, ancora, Josh Hart, con il suo impatto silenzioso. Un elogio particolare, però, lo merita Karl-Anthony Towns, il vero fulcro tattico dei suoi contro i San Antonio Spurs.

Sono successe tante cose inaspettate, sia in attacco, sia in difesa. Partendo da San Antonio, la scelta di difendere KAT con il DPOY francese a inizio gara non faceva parte del pronostico. Perché? Lo abbiamo spiegato QUI, ma l’attesa era quella di una tattica in pieno stile Oklahoma City: battezzare Josh Hart come fosse Alex Caruso o Lu Dort per impacchettare il pitturato.

Gli Spurs sono rimasti in un assetto tradizionale, e KAT ha reagito alla grande. Wemby è sempre dovuto uscire alto, perché si parla di un tiratore da tre punti letale nonostante l’altezza, che in questi Playoffs sta tenendo il 47% da fuori. Il problema è che, sempre nonostante l’altezza, Towns è dotato di un primo passo super esplosivo e di grande mobilità orizzontale, eccessiva per essere tenuto anche da un difensore versatile come la giovane superstar di San Antonio.

Gli Spurs allora sono passati alla strategia attesa, battezzare Hart per chiudere il pitturato, e infatti sono risaliti alla grande nel primo quarto, chiuso con un parziale di 20-3, fino a toccare il +14 nel terzo quarto. Qui, di nuovo, KAT è stato fondamentale per un altro motivo. Mike Brown ha tenuto in campo un quintetto con lui per sfruttare i minuti di Luke Kornet, accoppiato a Mitchell Robinson per buona parte del primo tempo in assenza di Wemby.

Il risultato? Towns è stato responsabile di 8 punti di fila per riportare sotto i suoi, chiudendo alla grande il terzo quarto anche al rientro di Wembanyama, fino a toccare la parità. Contro Kornet, KAT non ha solo potuto attaccare meglio il pitturato, ma ha realizzato un paio di assist ricordando a tutti quello che sta combinando in questi Playoffs.

Siamo a 17.0 punti e 10.7 rimbalzi di media, tirando con il 60.4% da due punti e il 46.8% da tre punti, per la 3° migliore true shooting dei Playoffs a quota 69.4%. Da Gara 4 contro gli Hawks, è diventato anche il playmaker primario dell’attacco, sfruttando la forza di gravità esercitata sul perimetro contro i lungo e in post contro i piccoli, fino a smazzare 6.3 assist di media – con tre partite in doppia cifra per passaggi vincenti. I Knicks con lui in campo sono meglio di +12.6 punti per 100 possessi, migliore di squadra e tra i migliori in post-season.

Ma il vero impatto è stato difensivo, sia in Gara 1, sia nei Playoffs, dove viaggia a 1.1 rubate e 1.3 stoppate di media. New York concede 10.9 punti in meno ogni 100 possessi quando KAT è in campo rispetto a quando è fuori: questo perché è mobile, quindi può cambiare su esterni e giocatori più rapidi, ma ha anche la struttura fisica per stare sui lunghi tradizionali. Per questo Wembanyama ha avuto la vita molto difficile, sebbene anche qui ci si attendessero molti più minuti in marcatura per Mitchell Robinson e soprattutto OG Anunoby – più basso ma molto più forte fisicamente.

Towns ha un core robusto, complicato da muovere, ma risponde con quella rapidità di piedi orizzontale che non permette al francese di superarlo facilmente in corsa. Secondo i dati NBA, Wemby ha tirato 2/12 quando marcato da KAT, e in quei possessi sono arrivate diverse palle perse per San Antonio (al di là dei dati, se ne contano almeno quattro), inclusa quella decisiva del francese che ha palleggiato sul piede del lungo di New York.

Questo turnover è arrivato dopo altri due errori al tiro su marcatura di KAT, ciliegina sulla torta di un accoppiamento dominato su tutti i fronti in Gara 1.

Adesso a Towns i Knicks chiedono un ulteriore passo in avanti per Gara 2: mantenere questa costanza. Il difetto maggiore in carriera di KAT è stato quello di staccare spesso con la testa, incaponendosi contro difese schierate fino ad accumulare palle perse e falli in attacco o commettendo falli senza logica alcuna in difesa fino a uscire dalla partita – il vero pericolo di questa serie.

A New York, soprattutto adesso con Mike Brown, sembra aver trovato questa dimensione sulle due metà campo tanto attesa, questa calma e questo divertimento quasi bambinesco che nel post-partita ha dichiarato quasi venire da una forza superiore – KAT ha perso la madre durante il COVID-19. Se dovesse continuare così, non solo ripagherebbe il debito per aver fatto attendere al mondo NBA oltre dieci anni di carriera per realizzare il potenziale che l’anno a Kentucky aveva solo fatto intravedere, ma potrebbe rivelarsi la chiave contro i San Antonio Spurs e Wembanyama in queste NBA Finals.