Quando i Knicks avevano bisogno di una spinta, si sono rivolti al giocatore che ha dato loro tutto se stesso per tutta la stagione: Josh Hart.

Josh Hart contro Wembanyama in Gara 1 delle Finals NBA

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Peter Sblendorio e pubblicata su New York Daily News, tradotto in italiano da Edoardo Viglione per Around the Game.


È vero, Josh Hart ha segnato solamente tre punti e ha tirato con il 20% dal campo in Gara 1 delle NBA Finals al Frost Bank Center, la casa dei San Antonio Spurs. Nonostante questo, però, ha chiuso il suo debutto nel palcoscenico cestistico più importante al mondo con un plus/minus di +22 e ha anche giocato ben 20 minuti nel secondo tempo.

Perché? Perché ha fatto quelle little things necessarie a permettere ai suoi New York Knicks di sbancare il fortino degli Spurs, diventando l’eroe silenzioso di cui i suoi compagni avevano bisogno. “Lui è così”, afferma il suo compagno Jalen Brunson, che con Josh Hart ha già vinto un titolo NCAA ai tempi di Villanova, “è sempre stato quel giocatore. È anche difficile da spiegare, ma ha un talento naturale per le giocate importanti nei momenti cruciali”.

L’ex Blazers non ha chiuso solamente con 6 assist e 4 rubate, ma anche catturato ben 15 rimbalzi, di cui 6 nel quarto periodo e ben 4 negli ultimi tre minuti di partita, che hanno permesso ai Knicks di blindare il risultato. Cinque di questi sei, inoltre, sono addirittura arrivati in faccia a Victor Wembanyama, “solamente” 30 cm più alto di Hart.

Avevo tanta energia da spendere. Nel primo tempo credo di aver giocato solamente sette minuti, dentro di me sapevo che dovevo reagire a quella situazione e dare una scossa alla squadra”, ha raccontato il numero 3 dei Campioni della Eastern Conference nel post partita.

Aveva avuto un minutaggio così basso a causa dei problemi di falli, e gli Spurs avevano concluso il primo tempo in vantaggio per 55-48. Hart ha giocato tutto il terzo quarto, distribuendo tre assist e mettendo la firma nel parziale di 25–11 che ha permesso ai Knicks di recuperare lo svantaggio.

Ma è stato nella metà campo difensiva che Hart ha fatto la differenza quando San Antonio si è portata avanti 65-51 nel terzo quarto. Da lì, fino alla sirena finale, l’impatto difensivo del numero 3 dei Knicks è stato valutato con un +5.5 di Net Points, una metrica sviluppata e ideata dall’analista ESPN Dean Oliver, che quantifica l’apporto statistico di un giocatore. Per dare un’idea di quanto sia stato positiva questa statistica, nessun altro giocatore è andato oltre il +2.0.

Nell’ultimo periodo, infine, Hart ha effettuato tre palle rubate, due delle quali hanno portato a canestri di Brunson. L’ultima è arrivata quando sul cronometro mancavano 57 secondi, quando Wembanyama ha perso il controllo della palla a spicchi dopo essersi palleggiato goffamente sul piede. Ribaltamento di fronte, canestro di Brunson e +6 Knicks.

La partita di Josh Hart va oltre i soli 3 punti e il solo 20% dal campo. Per la prima volta alle NBA Finals, un giocatore ha chiuso la partita guidando entrambe le squadre per rimbalzi, assist e palle rubate, manifesto del suo impegno senza eguali. Nessuno ha avuto un plus/minus più alto del suo e la sua gara è stata ampiamente lodata anche da Mike Brown, il suo coach:

Ha fatto delle giocate difensive incredibili e ci ha dato una mano enorme in transizione. Quindi, tanto di cappello a Josh. Ha fatto un lavoro pazzesco”.