Jaren Jackson Jr. ai Jazz dal nulla, l’immobilismo di Giannis, tutti i favori a OKC e tutte le guardie di Chicago: un commento alla trade deadline.

FOTO: Beale Street Bears

La NBA trade deadline è stata superata. E bisogna dire che questo exploit degli ultimi giorni non ha affatto deluso, anzi. Sulla trade di James Harden per Darius Garland – e un’assurda second-round pick – ci siamo già espressi QUI, perciò non andremo a dilungarci, sebbene si tratti del vero e proprio colpo di scena di quest’anno. Nel frattempo, mentre tutti dicono la loro a riguardo, e mentre Giannis Antetokounmpo ha deciso di muoversi solo sui social nel suo periodo “vuoi fare il loco, ma io sono più loco di te”, sono sorti svariati altri spunti. Li abbiamo commentati qua sotto, e nella seconda parte che trovate QUI.

Che diavolo ci fa Jaren Jackson Jr. con la canotta dei Utah Jazz?

A partire dal 2026/27, partirà il suo contratto da 205 milioni di dollari in quattro anni, con un impatto sul salary cap di squadra del 30% al primo anno. Se c’era una squadra che poteva farlo, quella rispondeva al nome di Utah Jazz, dotati di tutto lo spazio del mondo per operare sia ora che guadagna “solo” $35 milioni, sia dopo quando arriverà il picco salariale.

Ecco, magari un investimento di tre first-round pick per affiancarlo a un core costruito su Lauri Markkanen, Walker Kessler e Keyonte George, per quanto curioso quantomeno da scoprire, non era nella nostra bingo card. Una cosa deve essere certa: come Trae Young agli Wizards, è meglio che JJJ non metta un solo piede in campo nel corso di questa stagione. Come mai?

Basta con i favori a OKC

La first-round pick di Utah al prossimo Draft è protetta dalla 1 alla 8, ed è di proprietà dei Thunder. Questo significa che, se dovesse cadere dalla 9 in giù, finirebbe in mano a OKC. Questo significa che i Jazz devono semplicemente perdere il più possibile per tenere la propria first-round pick 2026 – e il paragone con Trae Young non è casuale, dato che Washington ha una protezione 1-8 sulla propria scelta, acquisita dai Knicks. Non è concesso vincere partite.

L’opposto dei Los Angeles Clippers, che cedendo Harden per un infortunato e lungodegente Darius Garland, poi anche Ivica Zubac ai Pacers, nonostante la miracolosa risurrezione, rischiano di crollare di nuovo. In questo caso, spiegato QUI, la pick andrà sicuramente ai Thunder, perciò più partite i losangelini vincono, più bassa sarà la selezione che cederanno agli attuali dominatori della NBA (attualmente dovrebbe essere la #12, comunque in lottery).

Importante più per la salvaguardia della competitività nella Lega, che per altro. Magari la frittata verrà fatta, ma si spera che almeno i Jazz siano abbastanza lungimiranti da non rompere nemmeno un uovo.

Quante scelte vogliono i Memphis Grizzlies?

Cedendo JJJ, i Grizzlies completano uno scambio molto remunerativo dal punto di vista salariale:

  • una traded player exception del valore di quasi $29 milioni, la più grossa della storia NBA
  • la possibilità di usare interamente la suddetta trade da facilitatori per uno scambio nel prossimo anno, dato che sono oltre $30 milioni sotto la luxury tax line
  • tre first-round pick: una 2027, protetta top-4 originariamente dei Lakers; un’altra 2027, la migliore tra Cavs, T-Wolves e Jazz; una 2031 originariamente dei Phoenix Suns.

Siamo a 13 first-round pick – tutte le proprie nei prossimi sette anni – e 8 second-round pick da qui al 2032. Sam Presti 2.0, e ancora sicuramente non hanno finito di muoversi, vista la TPE generata.

Quante guardie (e seconde) vogliono i Chicago Bulls?

Dallo scambio di Nikola Vucevic è arrivato Anfernee Simons, da quello a tre squadre con Timberwolves e Pistons sono arrivati Mike Conley Jr. e Jaden Ivey, da quelli di Coby White e Ayo Dosunmu – rispettivamente finiti a Hornets (con Mike Conley) e Timberwolves – altre due guardie, Collin Sexton e Rob Dillingham, e altre cinque second-round pick. Siamo a sette guardie e quattordici scelte totali al secondo giro.

La lotta dei Celtics alla luxury tax

La strategia dei Boston Celtics è sempre la stessa, scendere al di sotto di soglie limitanti in termini salariali pur restando competitivi. Con Anfernee Simons, hanno provato in ogni modo ad arrivare a un lungo titolare, da Ivica Zubac a Jaren Jackson Jr., stando a Michael Scotto di HoopsHype, ma alla fine si sono accontentati di Nikola Vucevic.

Un bell’accontentarsi, dato che torna un tiratore anche tra i lunghi, che nelle ultime due stagioni ha convertito le sue 4.5 triple tentate a partita con il 39% – in una squadra che tira 42.4 triple di media, 2° numero più alto in NBA. Torna, in poche parole, l’attacco 5-out visto con Porzingis, sebbene dal punto di vista difensivo non sia granché. Ma bisogna sempre ragionare che si tratta di una mossa di riparazione, sulla carta, in attesa del ritorno di Tatum. E meglio di così Brad Stevens non poteva proprio fare.

Anche perché, scaricando poi i contratti di Minott, Tillman e Boucher, la magia si è ufficialmente compiuta, e Boston ha evitato la penale, aprendo tre slot a roster e risparmiando oltre $350 milioni.

La lotta al secondo apron “persa” dai Cavs

Già lo scambio di De’Andre Hunter lo aveva anticipato, l’obiettivo dei Cavaliers – anche considerando l’arrivo di James Harden – era quello di scendere al di sotto del secondo apron. I $10 milioni di Lonzo Ball, scaricato a Utah, non sono bastati a evitarlo per poco meno di $4 milioni, ma si parla comunque di oltre $100 milioni risparmiati complessivamente in luxury tax. Con la possibilità, in estate, di prendere decisioni sul futuro di Harden e Keon Ellis.


Trade deadline, maratona AtG!

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