FOTO: Sporting News

Questo contenuto è tratto da un articolo di Jesse Washington per Andscape, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Diciamolo chiaro. Quello che James Harden, ancora con la maglia dei Houston Rockets, ha fatto a Wesley Johnson dei Los Angeles Clippers nel 2018 non è, dal punto di vista tecnico, qualcosa di troppo speciale. Sì, lo ha messo a sedere come un bambino di 5 anni quando è in punizione. Ma non è stato peggio – ancora, solo dal punto di vista del ball handling o del footwork – di quello che Harden ha fatto a Ricky Rubio, o a Danny Green, o a Avery Bradley. Harden ha messo nel frullatore tutta la NBA, non è niente di nuovo. Ma cosa è successo fra l’ankle-breaker e il canestro?


Harden ha osservato Johnson cadere, poi ha aspettato con la palla in mano… e ha guardato ancora… e ha aspettato? Forzare il povero Johnson ad affannarsi per rimettersi in piedi per fargli contestare una tripla che tutti sapevamo fosse destinata al fondo della retina? C’è solo un modo per descrivere tutto ciò: irrispettoso.

Non si tratta di qualcosa che accade spesso in NBA. A causa del loro talento, attitudine e dei milioni di dollari, i giocatori NBA sono capaci di animarsi percependo come offesa un canestro nel garbage time, una battuta a fine gara a Rucker Park o qualunque cosa senza senso abbia spinto tre giocatori dei Rockets a entrare nello spogliatoio dei Clippers nella partita precedente a “quella del crossover”.

Ma il gioco di Harden allora era semplicemente incredibile, e tutto quello che Johnson poteva fare era sorridere e prepararsi a raggiungere il pantheon della vittime delle giocate più irrispettose di sempre. Badate bene, questa classifica non è la solita lista delle migliori schiacciate, dei migliori canestri, crossover e compagnia. Ciò che rende queste giocate uniche è ciò che è avvenuto dopo la giocata stessa. Sono i quintali di salsa piccante, i punti esclamativi, ma soprattutto il fatto che le vittime non hanno potuto fare niente.

Numero 6: Kobe Bryant su Steve Nash

Quello di Kobe Bryant su Steve Nash non è il miglior poster del Mamba, quello risale al 2006 su Dwight Howard. Quello che fa la differenza è il penzolare di Bryant al ferro dopo la schiacciata: immaginate di essere Steve Nash, volato a terra nella propria arena, guardare in alto e vedere Kobe dondolare. Così ingiusto.

Numero 5: Shawn Kemp indica Alton Lister

È abbastanza subdolo che Shawn Kemp abbia strizzato la palla con una sola mano dal palleggio, per poi mandare Alton Lister al tappeto, demolendolo con una schiacciata esplosiva. Lo è ancora di più il fatto che Kemp si sia messo a indicare la vittima. Ma il doppio indice accovacciato di fronte a lui? Questo è troppo – e davvero sublime.

Numero 4: il ditino di Michael Jordan a Mutombo

“Non mi hai ancora fregato”, ha detto Dikembe Mutombo – il gigante, maestro delle stoppate e noto per il segno del “no” con il dito dopo di esse – a Michael Jordan in un momento di hybris di titanica memoria. “Non accadrà mai”. E invece…

Numero 3: lo stepover di Allen Iverson

Momento ancora più significativo del famoso “Practice Rant”, non c’è nemmeno bisogno di vedere il video. Come Harden su Johson, questo è il tipo di giocata che Allen Iverson faceva a occhi chiusi. Ma ciò che la rende leggendaria è il passo sopra Tyronn Lue con quell’enfasi, con una tale espressione di disdegno sulla sua faccia, come se avesse consegnato un pezzo rap allo spazio con quei due passi. E di fronte alla panchina dei Los Angeles Lakers.

Numero 2: Stephen Curry dà le spalle al canestro

Stephen Curry per molti è l’anti-Iverson, giusto? Sbagliato. Si tratta di un killer a sangue freddo, che dà le spalle al canestro dopo il tiro e si mette a fare trash talking con la panchina avversaria mentre la palla è ancora in aria pronta a insaccarsi.

Numero 1: Reggie Miller “soffoca” i Knicks

Madisnon Square Garden, 1995. Sono gli ultimissimi secondi di un’importantissima Gara 1 delle Eastern Conference Semifinals, gli Indiana Pacers sono sotto di 6 punti. Reggie Miller segna 8 punti in 8.9 secondi, ma non finisce qui. Si ferma di fronta a Spike Lee, attonito a bordo campo, e mima il gesto del soffocamento a due mani. Così irrispettoso, che i Knicks devono ancora riprendersi.