
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Dr Rajpal Brar e pubblicata su 3CB Performance, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
Ora che lo staff medico dei Memphis Grizzlies ha reso noti i dettagli relativi all’infortunio di Ja Morant, out dopo aver subito in Gara 3 una forte contusione ossea al ginocchio, possiamo tirare le somme su una questione che ha fatto molto discutere negli ultimi giorni.
Dal punto di vista medico, una contusione ossea è definita una microfrattura trabecolare e secondo la gravità viene classificata in 3 tipi: ematoma sub-periostale (un grumo di sangue sotto la superficie periostale dell’osso), contusione intra-ossea (in cui il danno coinvolge più ossa e l’afflusso sanguigno nella zona è compromesso, con possibile sanguinamento interno) ed infine lesione sub-condrale (una lesione cartilaginea avvenuta a un’articolazione).
Per quanto riguarda Morant, considerate le dichiarazioni ufficiali dell’organizzazione, è probabile che la sua contusione sia del secondo tipo, con sanguinamenti interni (anche se minimi).
Questo tipo di infortuni occore quasi sempre in presenza di traumi molto forti e violenti – avvenuti sia per contatto, sia per la lesione di parti fondamentali delle articolazioni (ad esempio un legamento) – che forzano il naturale contatto tra due ossa. In rare occasioni possono essere causati da eccessivo stress imposto all’osso e all’articolazione.
In ogni caso, si può essere certi – nonostante coach Taylor Jenkins abbia sostanzialmente ribadito le sue posizioni prima di Gara 5 – che la “colpa” non è da attribuire a Jordan Poole.
Il contatto tra le sue mani e il ginocchio di Morant, “incriminato” da molti tifosi di Memphis e non solo, non è stato assolutamente abbastanza forte da causare un ematoma osseo (è molto più probabile, invece, che sia stato un contatto involontario in occasione di un closeout su Klay Thompson a inizio terzo quarto).
Prendersela con Jordan Poole è inutile, e senza senso.