La scelta numero 1 del Draft 2021 ha saltato le prime gare di Detroit, ma ora ha iniziato a mostrare le sue potenzialità. Ecco la seconda pagina del suo diario.

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Dopo le prime 14 partite giocate con i Detroit Pistons, ecco il secondo atto del Cade Cunninghma Diary (qui il primo), in cui il rookie ha raccontato a Marc J. Spears il suo primo mese di Regular Season. Pubblicato su The Undefeated, il diario di Cunningham è in esclusiva italiana su Around the Game.


Il debutto di Cade Cunningham è stato rimandato da una distorsione della caviglia sinistra fino al 30 ottobre, quando il rookie ha segnato 2 punti in 19 minuti contro gli Orlando Magic.

Dopo una partenza con qualche difficoltà, Cunningham si è scrollato di dosso emozioni e ruggine, facendo registrare la sua miglior gara il 15 novembre contro i Kings: 25 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, tirando 10/20 dal campo e 5/11 da tre. Attualmente, Cade ha una media di 12.9 punti, 6.2 rimbalzi e 5.0 assist, mentre i Pistons hanno un record di 4-15.

TUTTO, LENTAMENTE, STA INIZIANDO A GIRARE NEL VERSO GIUSTO

Non ho prestato troppa attenzione a quello che è stato detto dopo la mia partenza lenta. Non avrei permesso che mi abbattesse o che cambiasse il mio modo di pensare. Sapevo cosa veniva detto e scritto, sarei un bugiardo se dicessi che non ne ero al corrente. Allo stesso tempo, non baso il modo in cui penso sulle opinioni di altre persone, soprattutto se sono persone che vedono tutto dall’esterno. Sono una di quelle persone che ogni giorno impara qualcosa e migliora, e penso che sia per questo che ho avuto un cambiamento rapido.

La gente ha iniziato rapidamente a dire che sono un bust. Penso che sia piuttosto divertente, ho preso nota di tutto. Come per dire: “Okay. Beh, vedremo cosa ci dirà il campo”. Le critiche hanno catturato la mia attenzione, ma non mi hanno sconvolto, assolutamente.

Ricordo tutto quello che mi è stato detto prima del Season Opener, il 20 ottobre. La mia caviglia stava migliorando, ma sapevo che non ero pronto a scendere in campo. È stata dura. Avrei voluto essere là fuori, ma dovevo ascoltare il mio corpo e lo staff medico.

Non potendo giocare, ho guardato il gioco attraverso una lente diversa. Mi sembra di aver imparato un sacco di cose sulla squadra, su ciò che il coach sta cercando di fare, sul sistema che vuole sviluppare. Essere a bordocampo con gli allenatori ti fa vedere il gioco dal loro punto di vista. Ho imparato molto su come vogliono che sia la squadra, e penso che mi abbia aiutato a trasmettere quel messaggio al resto della squadra quando sono tornato in campo.

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Quando mi hanno dato il via libera, ero eccitato. Non vedevo l’ora di tornare in campo e giocare. La mia prima partita è stata divertentissima, è stato bello poter giocare a basket a questo livello per la prima volta.

Essere in NBA è sempre stato il mio sogno. La partita non è andata come pensavo sarebbe andata, o come me l’ero sognata, ma nonostante tutto è stato divertente. Ho tenuto la canotta, la farò incorniciare. La darò ai miei genitori, avranno quel ricordo per sempre.

Sto cercando di vivere la stagione un giorno alla volta. Cerco di essere solido nel mio approccio, voglio migliorare e aiutare la squadra. Prenderla un giorno alla volta, non pensare troppo al futuro, una partita alla volta, fa sì che in ogni gara tu possa dare il meglio. Se giochiamo duro e giochiamo insieme, le cose andranno bene. Sento di star migliorando a vista d’occhio e mi sento sempre più a mio agio con i miei compagni. Gli allenatori e la squadra, allo stesso tempo, si trovano sempre meglio con me.

Tutto sta iniziando a girare nel verso giusto. Lentamente, sta succedendo. E io mi sto divertendo un sacco a giocare.

È assurdo giocare contro le stelle NBA che guardo da anni. È divertente essere in campo con queste superstar, potermi confrontare con loro e mostrare a tutti cosa so fare. Vedo ogni partita come una grande opportunità. Kevin Durant e James Harden mi hanno detto di “continuare a lavorare”. Joel Embiid mi ha detto che ho giocato bene. Alla gente piace come gioco.

IL PRIMO THANKSGIVING DAY DA GIOCATORE NBA (VEGANO)

Sono andato alla prep school Montverde Academy (Florida), mi è già capitato di essere lontano da casa per le vacanze. Nessun problema con il Giorno del Ringraziamento a Los Angeles, anche se è un’occasione in cui mi sarebbe piaciuto essere con la mia famiglia.

Il Ringraziamento è un po’ diverso per me da quando sono vegano, ma rimane comunque molto divertente. È sempre bello spendere tempo insieme alle persone più vicine, è un momento importante per rilassarsi un po’. Ma quindi, com’è un mio piatto del Ringraziamento? Mi piacciono tutti i contorni, ne vado matto. Cerco di trovare opzioni vegane, burger, cose così. Prima di diventare vegano, mangiavo davvero di tutto. Questo è stata la prima cena del Ringraziamento da vegano.

Ho iniziato a provare a diventare vegano prima di iniziare la mia ultima estate di high school. Volevo saperne di più, poi l’ho provato perché ho sentito di tutti i benefici che ha per la salute. Nel frattempo, ho iniziato a giocare alla grande. Sono stato MVP del Nike Elite Youth Basketball League, e da lì in poi sentivo che il mio corpo stava sempre meglio. Quindi ho continuato con questa dieta.

CADE FUORI DAL CAMPO

La Winter Coat Drive dei Pistons è stata incredibile. In questa occasione ho potuto donare giacche e cappotti ai ragazzini là fuori, con l’aiuto di UnitedHealthcare. Fare qualcosa del genere è stato incredibile per me. È stata la prima volta che ho potuto fare qualcosa per la gente di Detroit, ed è stato bellissimo essere là fuori, nella comunità, vedere l’amore da tutti i bambini e quanto significasse per loro un cappotto. Ha significato tantissimo anche per me.

Tra l’altro, devo migliorare anche io il mio livello di protezione invernale. Mi servono più strati per stare qui, non posso mettere solo una giacca, servono più strati.

Siamo andati al Museo Nazionale dei Diritti Civili a Memphis durante la Preseason, l’11 ottobre. È stato incredibile poter vedere un posto con una tale storia. Ne ho sentito parlare un sacco di volte, e ho finalmente avuto la chance di andarci. Essere nel posto dove Martin Luther King Jr. è stato assassinato è stato surreale per me. Vedere le due stanze di hotel che usavano King e i suoi, il fatto che fossero tenute esattamente come allora, rendermi conto che era effettivamente la stanza dove è successo, è stato davvero pazzesco. È stato bello poter vedere il museo e imparare qualcosa di nuovo.