Fontecchio, sulla carta, è arrivato ai Miami Heat per alleggerire il cap, ma coach Erik Spoelstra non gli ha dato fiducia per caso.

Simone Fontecchio ai Miami Heat di Erik Spoelstra
FOTO: NBA Analysis Network

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ira Winderman e pubblicata su South Florida Sun-Sentinel, tradotto in italiano da Edoardo Viglione per Around the Game.


Non è stato un colpo pensato per aggiungere un tocco esotico al roster. Quando i Miami Heat hanno acquisito Simone Fontecchio in una trade di luglio con i Detroit Pistons, la mossa nasceva soprattutto da ragioni economiche: liberarsi del pesante contratto di Duncan Robinson.

Eppure, dietro a quell’operazione contabile, c’era anche una buona dose di convinzione tecnica. Erik Spoelstra, infatti, conosceva già bene il giocatore. Non grazie a lunghe sessioni di video durante l’offseason NBA, ma per il suo ruolo da assistente nello staff di Team USA tra il Mondiale 2023 e le Olimpiadi di Parigi 2024.

È lì che l’allenatore degli Heat ha imparato ad apprezzare Fontecchio, osservandolo da vicino con la maglia della Nazionale italiana:

“L’Italia era il mio compito di scouting quando ero assistente di Team USA. Simone era la stella della squadra, si prendeva tante responsabilità e produceva grandi numeri. Mi aveva già colpito per maturità e competitività.”

Oggi, a Miami, il suo ruolo è diverso. Non deve più essere la prima opzione offensiva, ma un ingranaggio di qualità in un sistema ben oliato. E il debutto in stagione ha confermato che l’adattamento è stato immediato: 13 punti nella sconfitta di Orlando, 14 nella vittoria a Memphis, con 4 triple su 8 tentativi. Altri 10 punti, con 3 su 4 da tre punti, nell’ultima contro gli Hornets.

“È un’alternativa diversa per noi. Può tirare, ma non è solo quello. Può mettere palla a terra, passare sui blocchi, aprire il campo per i nostri giocatori principali. E soprattutto, compete. È uno tosto.”

Spoelstra lo conosce nei minimi dettagli e nelle prime rotazioni l’ha preferito a Pelle Larsson:

“Ho guardato tutte le sue partite in Nazionale per due anni. Quando sei il go-to-guy di una squadra come l’Italia e riesci comunque a incidere contro difese preparate su di te, significa che hai qualcosa di speciale. È stato uno dei miei giocatori preferiti sia al Mondiale che ai Giochi.”

L’arrivo di Fontecchio a Miami è stato anche un affare di numeri: Robinson aveva un’opzione da 20 milioni di dollari, mentre l’azzurro guadagnerà 8.3 milioni nell’ultimo anno del suo contratto. Gli Heat hanno poi deciso di non tagliarlo entro la scadenza di agosto, segnale chiaro di fiducia.

“Quando si è presentata l’occasione di prenderlo, ho sentito di conoscerlo bene. È un giocatore che difende, che accetta la sfida. Sono sicuro che crescerà ancora.”

Non solo analisi video e statistiche: il legame si è rafforzato anche fuori dal parquet. Durante l’estate, Spoelstra è volato fino a Roma per incontrare Fontecchio di persona.

“Ho sentito da subito la loro fiducia. La visita di coach Spoelstra è stata speciale, un gesto che ho apprezzato moltissimo.”

Da allora, Fontecchio ha continuato a convincere, guadagnandosi un posto fisso nella rotazione sin dalla prima partita (ne abbiamo parlato QUI).

“Serve sempre un po’ di tempo per adattarsi. Ma qualunque cosa lo staff mi chieda, io sono pronto a farla.”

Un nuovo inizio, insomma. Per Simone Fontecchio, che sta dimostrando di poter essere più di un semplice tiratore. E per Erik Spoelstra, che ha trovato nell’italiano una pedina preziosa, capace di portare concretezza, intensità e – sì – un pizzico di “azzurro” nel cuore di South Beach.


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