Il nuovo CEO di Eurolega ha parlato con Gazzetta del progetto NBA Europe, dicendo la sua sulla possibilità di vedere una squadra alternativa all’Olimpia Milano.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Johnny Askounis e pubblicata su Eurohoops, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
In un’ampia intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l’amministratore delegato di Euroleague Basketball, Chus Bueno, ha illustrato nel dettaglio una tabella di marcia volta a trasformare questo sport, incentrata su una potenziale partnership multimiliardaria con NBA per risolvere il problema della frammentazione del mercato.
Bueno ritiene che la chiave sia smettere di indebolire il valore dello sport a causa di rapporti, calendari e interessi degli sponsor frammentati. “Dobbiamo essere di mente aperta”, ha osservato, sottolineando che i cinque miliardi di euro che, secondo alcune indiscrezioni, l’NBA potrebbe portare in Europa rappresentano un investimento senza precedenti in questo sport.
Piuttosto che competere, Bueno suggerisce che l’EuroLeague è pronta a collaborare una volta che la NBA avrà completato la sua attuale raccolta fondi e la revisione dei dati. Sedendosi al tavolo per esplorare una joint venture, entrambe le entità possono evitare un’ulteriore frammentazione del mercato e creare invece un ecosistema unificato e redditizio per il basket europeo.
Nonostante la sua popolarità, Bueno ha ammesso che la pallacanestro europea è attualmente sottovalutata. “Il basket europeo, non la sola Eurolega, non sta monetizzando come dovrebbe, per essere il secondo sport in Europa con 60-70 milioni di fan”, ha sottolineato. Sebbene la competizione sia la più redditizia al di fuori dell’NBA, le tendenze dei media B2B rimangono piatte. Per ottenere ricavi più elevati, Bueno ritiene che il campionato debba penetrare i mercati chiave in modo più efficace e perfezionare il suo “rapporto diretto con l’utente finale”.
Per quanto riguarda la stabilità del mercato italiano, il dirigente 56enne ha smentito le voci su un’eventuale uscita di Milano: “Non vedo Milano fuori dall’Eurolega. È una grande squadra, un’enorme tradizione, uno dei club che ci sono stati dall’inizio. Sono venuto a Milano per la celebrazione dei 90 anni di storia. Quindi no, non è uno scenario che vedo. Ma non vedo neanche la possibilità che qualche altro brand gestisca una squadra di basket di riferimento di Milano che non sia l’Olimpia“.
La futura struttura del campionato rimane legata alle trattative con giganti come il Fenerbahçe Beko e il Real Madrid, che hanno entrambi valutato alternative legate alla NBA. Bueno rimane ottimista sulla possibilità di trattenerli, affermando: “Il Fenerbahce chiedeva da molti anni una nuova distribuzione dei ricavi: stiamo affrontando questa situazione per essere più giusti nei confronti di tutti”.
Anche il formato della competizione sta giungendo a un bivio per quanto riguarda il suo calendario estenuante, con una riunione cruciale del consiglio di amministrazione fissata per il 14 aprile. Bueno ha confermato che si sta valutando la possibilità di passare dall’attuale girone all’italiana a 20 squadre a un sistema a due conference, anche se tale cambiamento richiederebbe un ampliamento del campionato ad almeno 22 squadre.
“Stiamo parlando al nostro interno se ha senso cambiare o no il formato della competizione. Abbiamo visto l’impatto di una formula con girone all’italiana con 20 squadre in termini di viaggi e tante settimane con due partite. Ancora non abbiamo deciso di passare a due conference. Se si fa, è perché avremo almeno 22 squadre, altrimenti il numero di partite si riduce del 25-30%, che significherebbe rischiare minori introiti da diritti tv, e con 5-6 partite in casa in meno anche i club rischierebbero un contraccolpo su ticketing e sponsorizzazioni. Al momento stiamo esplorando entrambe le opzioni: continuare così per un altro anno o passare a due conference.“
Questa decisione strutturale è ulteriormente complicata da un panorama geopolitico instabile. Bueno ha ribadito una posizione cauta nei confronti di Russia, Israele e della potenziale inclusione di Dubai, sottolineando che la lega deve “seguire le indicazioni dei governi europei e rispettare le sanzioni diplomatiche”. Per quanto riguarda i conflitti in corso, ha mantenuto un approccio giorno per giorno. Questa incertezza incide direttamente sul passaggio proposto a un sistema a due conference. “Se si rischia che il prodotto peggiori e la situazione geopolitica non lo consiglia, non ha senso aumentare il numero di squadre”, ha affermato.
Alla domanda se Eurolega sia interessata ad espandersi a Roma, obiettivo di NBA Europe, Bueno ha espresso un interesse pragmatico temperato dalla complessa storia della città in materia di infrastrutture sportive – concetto introdotto QUI. Pur riconoscendo lo status della capitale italiana come uno dei principali mercati europei, ha sottolineato che qualsiasi potenziale progetto richiederebbe più di un semplice nome famoso. “Guardo a caso per caso”, ha spiegato, sottolineando che la lega richiede una “proprietà stabile” e “garanzie solide” per quanto riguarda gli investimenti nel roster e nelle strutture.
E poi c’è la Virtus Bologna con la licenza triennale firmata lo scorso anno. “Non sono un grande fan del sistema con licenze A, B, C, di tre anni, di cinque“, ha confermato, aggiungendo: “Nell’ambito del nostro piano triennale, durante la prossima stagione vogliamo trasformare le 13 squadre con licenze temporanee in franchigie permanenti“.
Parlando dell’espansione e della possibilità di una terza squadra italiana, ha aggiunto: “Sono già in contatto con Trento, Venezia e Napoli. La risposta è molto semplice: perché no? Se ha senso, perché no? L’Italia è un grande paese, con molta tradizione basket e buoni partner”.
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