Terzo episodio del diario di Bradley Beal, per Andscape: BB ha vissuto tempi migliori, ma non ha perso la positività.

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Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


Ancora non sappiamo quando vedremo Bradley Beal, Kevin Durant e Devin Booker giocare insieme per più di una manciata di possessi. L’ex Washington, infatti, ha giocato solo 3 partite con loro due in questa stagione, per poi farsi male a schiena e caviglia. Il capitolo Phoenix, nella sua carriera, è virtualmente fermo all’inizio, ma il due volte All-Star riesce comunque a mantenersi positivo.


“È stato un anno un po’ traballante” ha confessato martedì scorso. “Ovviamente, non posso tenere gli infortuni sotto controllo, ma ho imparato anche con questa esperienza, non hanno scritto delle mie partite, non ho viaggiato con la squadra…”

La famiglia Beal – Bradley, sua moglie Kamiah e i tre piccoli Bradley “Deuce” II, Braylon e Braxton – si sono trasferiti a Phoenix a Giugno, dopo lo scambio avvenuto tra Wizards e Suns. Il nativo di St. Louis è consapevole che, per la prima volta in carriera, si trova in una contender a cui potrebbe regalare il primo titolo della sua storia. Nelle 6 gare in cui ha messo piede in campo, Beal ha avuto medie (influenzate dai pochi minuti di gioco) di 14.7 punti, 3.3 rimbalzi e 3.2 assist. A gennaio verrà rivalutato, e speriamo che, finalmente, potremo rivedere il BB che conosciamo.

Nel terzo episodio del Bradley Beal Diary, a cura di Andscape, la guardia 30enne ha parlato con Marc J. Spears degli infortuni, del Christmas Game, del tempo passato con le star delle Phoenix Mercury Diana Taurasi e Brittney Griner e dei suoi propositi per l’anno nuovo. Con un bonus sul trasferimento dei suoi ex Washington Wizards in Virginia.


Mi piace sempre stare da solo. Sono una persona indipendente, quindi una parte di me adora prendersi del tempo per sé stessa e riflettere sul punto in cui mi trovo nella vita. Penso ai miei obiettivi, a ciò che voglio essere. Ma è anche frustrante, a volte: stare da soli può essere pericoloso.

Pensi di più, ti fai tante domande, ed è qualcosa che cerco di fermare, perché la nostra mente è uno strumento molto potente. non realizziamo quanto un certo modo di pensare possa influenzare i nostri comportamenti e i nostri ragionamenti verso l’esterno.

Essere positivi è ottimo per la mente: se dici a te stesso di non stare bene, non starai bene. Inizierai a provare davvero ciò che pensi, e a credere di essere ciò che ti senti di essere. C’è un filo sottile che equilibra la consapevolezza di tutto ciò ed il tentativo di sfruttare questo spazio per migliorarsi nella vita e nello spirito. Qualunque cosa si stia passando, bisogna sempre provare a sollevarsi e a credere nel potere della mente. Più dici a te stesso che sei forte, più inizierai a crederlo davvero, ed eliminerai tutto ciò che c’è di negativo. Nell’ultimo mese ho avuto molto a che fare con questo, specialmente a causa dell’impossibilità di giocare per l’infortunio.

Non ho viaggiato coi compagni, non ho potuto giocare come voglio. Non essere d’aiuto per la squadra è più che frustrante, è difficile da spiegare a parole. Il maggior talento che hai ti viene strappato via dalle mani, e cosa ci puoi fare?

Non una volta, ma due, e magari anche tre. Capita e capiterà, non è un bello stato in cui trovarsi. Ma ovviamente bisogna cercare la positività. Ho molta fede, chiedo a Dio quale messaggio mi voglia mandare. Devo essere paziente. Mi dicono che servono ancora alcuni giorni, settimane, e che non sono ancora pronto. Non so quale storia io stia scrivendo, ma ce l’ho in mente ed è fantastica.

È difficile trovarsi in questa posizione, ma ricevo un grande supporto e aiuto per restare positivo. Bisogna credere nel proprio lavoro, sapere cosa ci vuole per lavorare bene e poter giocare.

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Oggi ogni squadra ha una propria sede di allenamento in cui viene investito molto per il player development, l’allenamento, lo staff medico e l’attrezzatura presente. Quando si va in trasferta, non si ha accesso a tutto ciò, quindi è sempre meglio restare a casa per recuperare al posto di volare e fare orari impegnativi, soprattutto con infiammazioni del genere.

Damian Lee è tornato, si era fatto male al ginocchio l’anno scorso e si era operato nel corso del training campo. Si è allenato duramente ogni singolo giorno per tornare in campo. Dice il saggio che “può sempre andare peggio”. Tengo a mente questa frase, e nel frattempo continuo a spingere. Vederlo lavorare così, con la fiducia di poter risolvere tutto, mi ha motivato molto.

Abbiamo degli spazi in comune con le Mercury, quindi vedo la GOAT Diana Taurasi che si allena vicino a me, vedo Big BG [Brittney Griner] fare lo stesso. È bello interagire anche con loro, osservare il modo in cui lavorano. Diana è la più grande di sempre, vedere ciò che fa a 40 anni è pazzesco, gioca ad alti livello ed è quella che si allena si più. Queste cose non si possono insegnare, rimarrà nella storia.

Anche se non sono spesso con la squadra, quindi, restare a Phoenix mi motiva e mi dà energia. Sono cresciuto guardando Taurasi, e ora condivido i campi di allenamento con lei. È surreale.

Rispetto le donne e le loro abilità nel giocare e nell’insegnare pallacanestro. È stata mia mamma ad insegnarmi come tirare, a mostrarmi qualunque cosa sulla pallacanestro. È iconico vedere diana divertirsi ancora a 40 anni, e Brittney… Dio solo sa cos’ha passato negli ultimi 2 anni. Oggi si allena e migliora giorno dopo giorno, sta diventando una leader e questo è molto incoraggiante. Ora è tranquilla, incoraggia gli altri e si gode la vita.

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Io, Booker e Durant abbiamo giocato una partita insieme, a Brooklyn. Abbiamo perso, i Nets sono una bella squadra. E quella dopo, contro i New York Knicks, mi sono fatto male dopo pochi minuti dall’inizio. La caviglia si è girata, ed eccomi qui. Ma è parte del processo, bisogna avere pazienza e assicurarsi di essere al meglio. Se io, KD o D-Book non siamo al meglio, nessuno ne giova. Prendiamoci il tempo necessario per essere vicini al 100%. La gente è stanca, vuole vederci insieme, ma lo capiamo noi per primi. Continuiamo a lavorare e le buone notizie saranno sempre più vicine.

Ero presente quando abbiamo affrontato Washington a Phoenix. Ricordo che quel preciso giorno è stato brutto. Dovevo vedere tutti i miei ex compagni, il mio ex allenatore Wes Unseld Jr., gli assistenti, lo staff e un paio di gente del front office. È stata una splendida sensazione, ovviamente l’obiettivo era sempre quello di far loro il culo, ma aver rivisto facce familiari è stato bello.

Hanno giocato molto bene, ci hanno quasi battuti. Sono competitivi, e sono certo che una volta che tornerò a Washington il trash talking sarà estremo. E mi piacerà. Non è stato lo stesso a Phoenix perché non ho giocato e perché so che sarà davvero molto diverso a DC.

A proposito… non andate in Virginia! Ma che fai, Ted [Leonsis, il presidente]? Ti amiamo alla follia, ma non puoi togliere la squadra alla città. La lega ne ha bisogno. La questione del denaro è fuori dal mio controllo, ma spero che il sindaco Muriel Bowser possa trovare una soluzione con te.

Spero che la squadra rimanga nella capitale, se il trasferimento avvenisse questo creerebbe diversi problemi alla città. È come per i Washington Commanders [ex Redskins, in NFL] quando si sono spostati nel Maryland. È dura, ricostruite la Capital One Arena, ma tenete la squadra in città. Si può fare.

Quando mi sono fatto male la prima volta, pensavo di essermi rotto la caviglia. È stato il peggior dolore che abbia mai provato in quella zona, e vedere il replay non è bello. Riesco a capire com’è andata passo dopo passo. Ed è qualcosa fuori dal controllo di chiunque: Donte DiVincenzo ha contestato molto bene il tiro, poi è venuto verso di me in modo naturale. Non si è trattato di una giocata sporca, io ho toccato la sua gamba e il piede si è girato. E da lì non c’è nulla che tu possa fare, ho sentito subito il dolore. Sono riuscito a camminare verso lo spogliatoio, fortunatamente, ma una volta passata l’adrenalina non riuscivo proprio a camminare. Ora, però, mi sento molto meglio di quanto pensassi.

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Quest’anno, per natale, ho collaborato con i Suns, che hanno fatto un lavoro fantastico con l’esercito qui a Phoenix nel confezionare regali. Molti sono meno fortunati di noi, e c’erano tantissimi regali e giocattoli per diverse famiglie, il tutto organizzato minuziosamente. Pensavo fossimo una decina, massimo 20, e invece c’erano più di 100 aiutanti e volontari di tutte le età ed etnie. È stato bellissimo da vedere, molto incoraggiante. La gente mi vede come un atleta, una celebrità, ma lì c’erano anche tante persone che non mi conoscevano, e non mi è importato.

Abbiamo apprezzato molto quel momento, l’esercito rappresenta la città e la squadra. Non c’è cosa migliore di far sorridere uomini e bambini a Natale. Odio i propositi per l’anno nuovo, non me ne parlate. Se uno vuole cambiare lo fa oggi, non aspetta fino a Capodanno. Se lo fate, vi auguro il meglio, ma non fa per me.