Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Jenni Carlson e pubblicata su The Oklahoman, tradotto in italiano da Emil Cambiganu per Around the Game.


Shai Gilgeous-Alexander si è fermato dietro l’arco, mantenendo il rilascio del tiro da tre, e quando il pallone ha trafitto la retina, i tifosi dei Thunder hanno messo alla prova la solidità strutturale del Paycom Center.

Il tetto ha retto.

A malapena.

Quel tiro ha portato il vantaggio dei Thunder oltre i tre touchdown. E ha mandato i Nuggets al tappeto.

Thunder 125, Nuggets 93.

Per la prima volta da quasi un decennio, i Thunder tornano alle finali della Western Conference. Per arrivarci, hanno dovuto superare una battaglia durissima contro Denver, una serie da sette partite che ha messo alla prova i Thunder in ogni modo possibile.

“Hanno dimostrato il coraggio di una squadra da titolo,” ha detto l’allenatore Mark Daigneault, prendendosi un momento per fare i complimenti ai Nuggets all’inizio della conferenza stampa post-partita. “Il loro percorso fin qui e la serie che ci hanno fatto giocare è stata impressionante. Sono come degli zombie.”

È impossibile ucciderli — ma i Thunder ci sono riusciti.

Ehi, nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile.

E non lo sarà neanche da ora in poi.

Ad aspettarli ci sono i Timberwolves. Sono una delle sole cinque squadre che hanno battuto i Thunder più di una volta durante la stagione regolare; assieme a loro ci sono Denver, Golden State, Dallas e Houston.

“Affrontiamo una squadra davvero forte come i Timberwolves,” ha detto SGA. “E dobbiamo cercare di batterli quattro volte prima che loro battano noi quattro volte. Tutto ciò che conta per noi è restare nel momento presente, vedere cosa abbiamo davanti e attaccarlo.”

È stato fondamentale contro Denver e lo sarà di nuovo contro Minnesota, ma ora che abbiamo archiviato Gara 7, facciamo un passo indietro. Siamo stati così immersi in questa serie — e a ragione, perché è stata intensa — che forse ci siamo dimenticati di guardare il quadro generale di questi Playoff NBA.

La versione breve: la strada verso il titolo è spalancata per i Thunder.

Sì, nel giro di poche ore i Thunder sono passati da una partita da dentro o fuori, decisa all’ultimo, a trovarsi davanti un percorso che, per una testa di serie numero uno, è forse il più favorevole possibile. Prima di domenica, ci si chiedeva come avrebbero retto la pressione di Gara 7. Se questo sarebbe stato il momento della consacrazione o del crollo. Se l’eccezione sarebbe stata una squadra da 68 vittorie che neanche raggiunge le finali di conference, o se lo sarebbe stata una delle squadre più giovani della lega pronta a farsi strada.

I Thunder hanno risposto nel migliore dei modi.

“Essere presenti nel momento, non lasciarci influenzare da tutto ciò che c’è intorno… penso che sia stata la cosa più impressionante,” ha detto Jalen Williams. “Qualunque cosa stesse succedendo, siamo rimasti uniti ed è questa la nostra forza, in un certo senso inusuale. Tipo, dopo una sconfitta siamo comunque andati a cena insieme. Penso che questo dimostri quanto siamo coesi. Lo facciamo sempre, restiamo insieme indipendentemente da quello che succede.”

Ora, è giusto fermarsi e chiedersi cosa sia possibile davvero.

Sono fuori le teste di serie numero 2 e 3 a Ovest. I Rockets e i Lakers non sono nemmeno arrivati al secondo turno. Anche la 4 e la 5 sono fuori. Dei Nuggets ormai sapete, e i Clippers hanno salutato già al primo turno.

A Est, fuori anche le prime due. Cavaliers e Celtics, considerati da tutti i favoriti per arrivare in finale, hanno già consegnato le divise. Le loro sconfitte sorprendenti nelle finali di conference lasciano in corsa solo Knicks e Pacers.

È raro vedere le prime due dell’Est e quattro delle prime cinque dell’Ovest eliminate prima delle finali di conference.

La strada verso il titolo non è mai stata così aperta per una testa di serie.

Ora, ho detto aperta.

Non facile.

Neanche per sogno.

I Timberwolves sono giovani, fisici, duri. Hanno una superstar capace di esplodere e dominare una partita da solo. Hanno comprimari talentuosi e affidabili. Difendono con grinta e attaccano con potenza.

Sono, in sostanza, i Thunder in versione clima gelido.

Quindi, prepariamoci a una serie fantastica.

E chi ne uscirà affronterà o una Indiana infuocata o una New York che ha appena eliminato i campioni in carica.

Quindi no, la strada non è facile.

Ma i Thunder non affronteranno niente di più duro di quello che hanno appena superato. Hanno battuto il miglior giocatore del pianeta e una squadra con un nucleo che ha già vinto un titolo. Hanno resistito alla delusione di vantaggi sprecati e di un supplementare buttato.

Hanno resistito.

Prima di domenica, i Thunder avevano guidato nel punteggio per il doppio del tempo rispetto a Denver, ma erano comunque sul 3-3. Avere così tanto vantaggio nei minuti condotti ma non nelle vittorie è una montagna mentale da scalare.

E una Gara 7 è una sfida tutta sua.

Ma una squadra composta da giocatori che, nella maggior parte dei casi, non avevano mai giocato una Gara 7 ha trionfato contro un nucleo dei Nuggets che ne aveva già giocate sette insieme. In questi Playoff ne avevano già superata una — una in più di gran parte dei ragazzi in maglia Thunder.

E i Thunder hanno vinto non grazie a qualcosa di fuori dal comune. Certo, qualche sorpresa c’è stata — chi si aspettava Alex Caruso a marcare Nikola Jokic per così tanti minuti? Sì, c’è stato anche del dramma — Williams è passato da una pessima serata al tiro a una delle sue migliori partite con i Thunder.

Ma OKC non ha dovuto fare nulla di folle per battere Denver.

“Siamo stati semplicemente noi stessi,” ha detto Daigneault. “E questo basta con questa squadra. Se scommettiamo su chi siamo, come individui e come gruppo, siamo davvero difficili da battere, e credo che siamo rimasti fedeli a noi stessi. Questi ragazzi non si fermano mai.”

Una tenacia che il resto della lega farebbe bene a temere.

Una tenacia che i tifosi amano. A poco più di un minuto dalla fine, il pubblico del Paycom Center ha cominciato a cantare.

“Na na na na,
Na na na na,
Hey, hey, hey,
Goodbye!”

I Thunder hanno detto addio ai Nuggets ma hanno lanciato un messaggio chiaro al resto della lega: questa squadra è una minaccia. Una forza che ha retto nei momenti più duri. Un gruppo con davanti un sentiero che, se tutto va bene, può portarli fino al titolo.


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