La serie di Russell Westbrook sin qui è stata mediocre. Dopo una buona Gara 1 e l’assist decisivo sul game winner di Aaron Gordon, sparato in transizione dopo i liberi sbagliati da Chet Holmgren, i Thunder hanno semplicemente preso le misure. Non a Russ, che ormai da tempo immemore non rappresenta una minaccia offensiva rilevante, ma all’attacco dei Denver Nuggets quando c’è lui in campo, concedendogli metri di spazio per collassare nel pitturato e rendere la vita ancora più difficile a Nikola Jokic.

Se doveste chiedervi il motivo, diciamo che già i numeri sono abbastanza esplicativi: Westbrook è 5/27 da tre punti nella serie, 16 su 32 da due punti e 16 su 23 ai liberi. Il suo 30.5% da fuori in carriera rende logico e legittimo battezzarlo sul perimetro, ma il vero problema è che ormai davvero non eccelle in niente. Ha perso un passo, non ha più l’esplosività di un tempo al ferro – il che lo limita anche come tagliante – e il tiro dal mid-range è tanto problematico quanto quello da fuori. E se non vi fidate dei dati, di evidenze che dimostrino il motivo per cui OKC abbia scelto di ignorarlo se ne trovano – addirittura nella stessa partita:

Il doppio airball di Gara 5, due tiri a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, in una partita da 1 su 7 dal campo

La strategia dei Thunder è molto semplice, e ha dato vita ad aiuti di altissimo livello da parte dei “roamer”, soprattutto quando in campo si sono trovati a convivere allo stesso tempo non-tiratori quali Peyton Watson, Aaron Gordon e appunto lo stesso Westbrook.

Un problema tutt’altro che risolvibile per i Nuggets, il cui roster è privo a tutto tondo di minacce perimetrali affidabili. I difensori in aiuto lontano dalla palla hanno banchettato a tratti contro questo attacco, che ha avuto spesso bisogno di miracoli da parte di Jamal Murray o Nikola Jokic per trovare la via del canestro contro un pitturato intasato e un perimetro occupato solo in aree designate. Il lavoro di membri del personale come Alex Caruso è straordinario, ma appunto figlio dell’assenza di opzioni secondarie per Denver e di scelte precise da parte della difesa:

Si noti come Westbrook sia totalmente ignorato in angolo

Questa strategia ha avuto enorme successo sul campione più ampio della serie, dove la statistica si dimostra raramente bugiarda. Ma questa è una partita secca, e il peso specifico di qualunque conclusione ha un impatto – anche metrico – enormemente maggiore. I Thunder continueranno giustamente a battezzare tutti quelli che non si chiamino Jokic, Murray, Porter Jr. (sebbene anche lui stia facendo fatica), ma a questo punto la gara si deciderà proprio sui tiri privi di marcatura.

Per questo potrebbe essere la partita di Russell Westbrook. Come si è visto, il trattamento riservatogli dalla difesa di OKC è stato a dir poco irrispettoso, ma logico e sostenuto tanto dai numeri quanto dai risultati, proprio per questo andrà avanti anche in Gara 7. Anzi, verrà probabilmente estremizzato per provare a escludere Jokic e Murray dalla gara. Ma, come detto, è una Gara 7, citofonare Clippers:

Westbrook è un agonista, lo è da sempre. In Gara 7 in carriera ha un record di 4 vittorie e 1 sconfitta, con il 42.9% da tre punti seppur su un campione ridotto di meno di tre triple tentate a partita. Questo successo si è verificato sempre in squadre di altissimo livello, più di questi Nuggets, e soprattutto in tempi molto lontani – l’ultima, prima di quella contro i Clippers, risale al 2020. Ma, per quanto il corpo possa cambiare, lo spirito persiste.

Non che una forza sovrannaturale sia capace di aggiustarne le mani o ammorbidirne i polpastrelli, questo no, ma l’approccio può aiutare a trovare fiducia. Per i non tiratori, la pallacanestro in fase offensiva è spesso una questione di ritmo, di slancio o come lo volete chiamare voi. Basta un taglio ben fatto, una palla rubata con tanto di schiacciata, un assist al bacio e giocatori come Westbrook sono in grado di infiammarsi. E comunque esiste anche la varianza, cioè quel fattore statistico-probabilistico per cui Russ potrebbe benissimo tirare fuori un 4 su 7 da tre punti andando oltre il valore atteso, compensando magari con uno 0 su 10 nelle gare successive – se ci saranno.

Per pensare che possa uscirne una prestazione di questo tipo non bisogna sperare nel sovrannaturale, ripetiamo, ma nelle scelte tattiche di OKC, che continuerà a concedergli il tiro dall’angolo come scarico di emergenza da parte delle minacce offensive principali di Denver, raddoppiate o triplicate. Qualunque tiro arrivi da quelle zone che sia di Westbrook sarà sulla carta un successo della difesa, che preferisce lasciare ovviamente una conclusione dal 20-30% di probabilità di successo anziché un floater a Jokic da 50-60%. Conterà solo una cosa in Gara 7: segnare questi tiri.

La mappa di tiro di Russell Westbrook contro i Thunder, ampiamente concentrata sugli angoli e spot perimetrali

Il sassolino che Russ si è tolto dalla scarpa contro i Clippers, beccandosi il celeberrimo tecnico per essersi tenuto al ferro dopo una schiacciata in contropiede a partita finita, vive ancora nelle menti di chiunque possa dirsi appassionato NBA. Fare qualcosa di simile ai “suoi” Thunder, di fronte al pubblico del Paycom Center di Oklahoma City, sarebbe ancora più iconico.

E il contesto è ovviamente quello perfetto per lui. La squadra è data sfavorita da chiunque, bookmaker inclusi, e in pochissimi si aspettavano (incluso chi scrive) addirittura che i Nuggets potessero portarla a Gara 7 contro una OKC riposata e in totale ascesa. Denver inoltre è corta, Jamal Murray ha giocato una grandissima Gara 6 ma non sta benissimo, Aaron Gordon salterà probabilmente la partita per infortunio, pertanto le chance sono ridotte al minimo. Ed è questo il clima da underdog, da “chip on his shoulder” che Russ sembra portarsi dietro da tutta la carriera, specialmente dopo la svalutazione subita negli ultimi anni.

Ex squadra, di fronte al vecchio pubblico di casa, da sfavoriti e con i compagni acciaccati… se questa Gara 7 non è la definizione di “partita da Russell Westbrook”, vuol dire che di Russ non è rimasto davvero nulla.


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