Niente MPJ, niente Malone, niente drammi ma solo vibrazioni positive: questa è la migliore possibilità per Nikola Jokic e i Denver Nuggets di vincere un altro titolo.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Troy Renck e pubblicata su The Denver Post, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
MPJ al microfono non è adatto a un pubblico debole di cuore. Di Michael Malone non resta che un emoji arrabbiato. E senza entrambi i Denver Nuggets sono meno “aspri” e stanno molto meglio. Non si tratta di un reset, ma di una pulizia dalle negative vibes, dalla paranoia e da una panchina più sottile di Flat Stanley. Al termine della scorsa stagione c’era la sensazione che i Nuggets potessero provarci ancora, alzando le braccia al cielo e chiedendo a Coach David Adelman di gettare porporina su un roster attempato e paurosamente afflitto da infortuni e poca versatilità. Alcuni mesi dopo tutto ciò è cambiato completamente.
I Denver Nuggets hanno arruolato due General Manager, Jon Wallace e Ben Tenzer, i quali hanno immediatamente messo a segno una trade che ha rinvigorito le aspettative di successo. Queste ultime si erano rafforzate per via dello sfortunato infortunio season-ending subito da Fred VanVleet a Houston, della possibile fatica mentale e fisica a carico di OKC e dell’inserimento di ben sei membri del roster dei Nuggets nella NBA Rank Top 100 di ESPN pubblicata di recente. Questa è la squadra dal roster più profondo in cui Nikola Jokic abbia mai giocato e rappresenta la miglior chance che il serbo ha di poter vincere nuovamente il Titolo NBA a Denver.
Certamente Jokic è il numero uno della lista appena menzionata, con ancora quattro anni di prime dalla sua. Ma non avrà un’altra occasione come questa durante il suo prime. Come suo backup ha Jonas Valanciunas, posizionatosi 87° sulla lista di ESPN. Scherziamo? Valanciunas ha in canna una miriade di doppie-doppie. I precedenti rincalzi del Joker arrivavano a malapena a raggiungere la doppia cifra di minutaggio sul parquet. Jokic, si proprio lui, arriverà fresco ai Playoffs. Tutto è andato al suo posto in offseason ed i Nuggets si preparano a sostenere il loro Media Day lunedì, basandosi proprio sulle partenze. Molte cose possono essere vere quando i temi in ballo sono Michael Porter Jr. e Malone.
MPJ era un candido ragazzo, accomodante, che si era guadagnato ampio gradimento avendo giocato nonostante tre infortuni gravi alla schiena ed altri problemi vari. Ha vinto un Anello, ma aveva bisogno di essere parte fondamentale della fase offensiva. Con la sua partenza sono venute a galla svariate abitudini del giocatore fuori dal campo, da ex compagni, ed in aggiunta a ciò questa settimana è venuto fuori che MPJ non sia sicuro di proseguire la sua carriera oltre quest’anno.
E che dire dei Brooklyn Nets, in fase di tanking e che sulla pick al First Round 2018 ripongono tutte le speranze di creare una culture per la loro batteria di giovani? A MPJ non si augura altro che successo, ma se quest’affare frutterà ai Nuggets un altro Titolo, Wallace e Tenzer meriterebbero una statua d’oro in premio.
Malone meritava una conferenza ed un addio appropriato prima del licenziamento. Aveva anche varie colpe nell’aver contribuito a creare l’atmosfera cupa che accerchiava i Nuggets la scorsa stagione, per via della sua mancanza di fiducia nel GM Calvin Booth. Ciò si è diffuso in tutta l’organizzazione ed ha infettato lo spogliatoio, con i giocatori a rivelare di aver trovato Coach Malone più irritabile che in precedenza. Porter e Malone sono ciò di cui i Nuggets avevano bisogno due anni fa. Cameron Johnson, posizionatosi al 67° posto nella lista di ESPN, e Adelman sono ciò di cui hanno bisogno adesso.
Johnson non amplia gli spazi come lo faceva Porter Jr., ma è più intelligente e dotato di mezzi migliori per poter contribuire in fase difensiva. Nel suo stile di gioco c’è un altruismo che lo ha reso paragonabile ad Aaron Gordon – n° 40 nella classifica già menzionata. Sorgono dubbi circa la sua resistenza. Null’altro. Lui è precisamente il tipo di giocatore che Jokic riesce a migliorare. Per quanto riguarda Adelman, il Coach piace ai suoi giocatori – e non solo perché non è Malone. La sua meritocrazia e dialettica avrebbero funzionato nella seconda sfida di un back-to-back a Dallas il 14 gennaio? Non si sa.
Ma la fedeltà dei giocatori nei suoi confronti crea ottime opportunità. Chi avrebbe immaginato che il ritorno di Wallace nell’organizzazione avrebbe avuto un tale impatto su Jamal Murray? Con la fiducia di Wallace in Murray, oltre che metterlo alla prova, la guardia ha vissuto una splendida offseason. Si trova in gran forma e ha avuto un effetto positivo sulla chimica dello spogliatoio, per come ha giocato e comunicato con i giocatori più giovani.
E chi si sarebbe aspettato che Tim Hardaway Jr. potesse firmare un veteran minimum dopo aver presenziato 77 volte in quintetto base con i Detroit Pistons lo scorso anno? Per via delle legittime preoccupazioni sullo scoring off-the-bench, Hardaway è uno degli affari più underrated di tutta la lega. Il suo profilo si amalgama perfettamente con le triple spot-up create dai passaggi di Jokic e Valanciunas.
Oppure, chi poteva prospettare un ritorno di Bruce Brown? Ammettiamolo, tutti. Brown non è più il giocatore di due anni fa per via degli infortuni. Ma è una riserva affidabile e crea competizione tra i giocatori alla ricerca di minuti a disposizione di Adelman, tra cui Jalen Pickett, da cui ci si aspettano grandi passi in avanti, Julian Strawther e Peyton Watson. Non si può non pensare al Titolo osservando questi Denver Nuggets.
Nulla garantisce che i Nuggets possano battere OKC o spazzare via i Minnesota Timberwolves. Ma riescono a rientrare nella cerchia dei possibili vincitori proprio come le altre squadre candidate a farlo – e le svariate soluzioni offensive forniscono loro infinite maniere per affrontare Minnesota. Nessuna squadra della Eastern Conference è in grado di batterli – e neppure nessun’altra del resto della Western Conference.
Se i Nuggets fossero riusciti a rimanere compatti probabilmente Jokic avrebbe potuto dar loro qualche chance in più. Ma la scorsa stagione, in cui ha messo a referto una media da tripla-doppia, ha dimostrato che Jokic ha bisogno di supporto. E adesso i Nuggets hanno tiratori migliori, un roster più profondo e meno problemi. Jokic compirà 31 anni a febbraio. Non sarà il miglior giocatore della lega in eterno. Questo titolo potrebbe spettare a Victor Wembanyama già da questa stagione.
Di tutti i problemi patiti nelle scorse due annate – fatica, tensioni interne, carenza di tiratori da oltre l’arco -, nessuno di essi è più riscontrabile. Nikola Jokic è ancora lì, ancora nel suo prime. E adesso ha al suo fianco validi compagni e una voce giovane da un Coach adatto al suo talento. Adesso è il momento che Jokic vinca un altro Titolo. Probabilmente il suo ultimo a Denver.
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