Una chiacchierata con Carsen Edwards, sull’onda della presentazione della Home Jersey 2025/26 figlia della collaborazione tra Virtus Bologna e adidas.

Pensandoci bene, nessuno meglio di Carsen Edwards poteva essere protagonista dell’ennesimo capitolo della collaborazione tra Virtus Bologna e adidas, e cioè la presentazione della nuova Home Jersey 2025/26 della squadra italiana a settembre. Come si può leggere nel comunicato stampa:
Questa divisa, frutto dell’incessante ricerca di eccellenza di adidas, è pronta a definire nuovi standard di performance e stile sui campi da basket, celebrando il profondo legame tra il club, la città e la recente vittoria del campionato.
La Home Jersey 2025/2026 non è solo un capo d’abbigliamento sportivo, ma un simbolo della passione, dell’identità e della storia vincente della Virtus Bologna. Progettata con le più avanzate tecnologie adidas, la jersey offre comfort superiore e libertà di movimento senza pari, permettendo agli atleti di esprimere il massimo del potenziale in ogni partita.
Il design, elegante e distintivo, è stato pensato per raccontare il forte legame tra la Virtus e la città di Bologna.
Un incrocio perfetto, per svariati motivi. In primis, perché il brand è sponsor tecnico delle Vu Nere ormai dal 2024. In secondo luogo, perché la partnership di Edwards con lo stesso brand va avanti da ancora prima, esattamente dall’estate 2019, dopo un’ottima Summer League con i Boston Celtics. Un punto d’incontro perfetto, quindi, per presentare non solo la nuova maglia, ma anche il giocatore alla città di Bologna, e viceversa.
Edwards è infatti entrato a stretto contatto con la realtà cittadina per registrare il video di presentazione, dove “esplora Bologna per poi ritrovarsi in un campetto di quartiere, il vero cuore del basket di strada, dove si allena nei tiri liberi sotto gli occhi di un gruppo di tifosi meravigliati. Il video celebra il legame della Virtus con la città e i suoi fan, mostrando alcuni dei luoghi più vicini al club – come i portici di San Luca e l’iconica trattoria luogo di incontro con gli atleti – e i suoi fan più fedeli e longevi”.
Ma senza dilungarci troppo con quello che avrete già letto ovunque, ecco cosa ha raccontato il protagonista riguardo al dietro le quinte:
È stata un’esperienza fantastica, davvero fantastica. Mi sono sentito molto fortunato ad essere stato scelto per indossare le maglie e partecipare al lancio. È stato divertente partecipare al servizio fotografico, alle riprese dello spot pubblicitario e a tutto il resto. È stata una delle prime cose che ho fatto quando sono arrivato in città, quindi è stato davvero fantastico essere stato scelto per farlo.
Se anche voi vi siete chiesti se alla fine si sia fermato a fare due tiri al campetto di San Paolo di Ravone, dove è ambientata la parte finale dello spot, o se ha assaggiato un piatto di tortellini al ristorante Alice da Oscar, tra l’altro il preferito del francese Boris Diaw, purtroppo dovete sapere che rimarrete delusi. Carsen Edwards si è trovato catapultato in un ambiente del tutto nuovo, dove anche i portici di San Luca rappresentavano il mistero più totale.
“Non ero necessariamente consapevole di tutta la storia di quei posti”, ha rivelato sinceramente Edwards, che però non ha vissuto l’esperienza in maniera passiva, “ma ero lì ad assorbirla, quindi è stato bello. Mi è piaciuto molto.”
Come spiegato prima, il gancio con adidas è stato importante tanto per il giocatore, quanto per la Virtus Bologna per cominciare a rompere il ghiaccio. Edwards ha cominciato la propria carriera da questa parte dell’oceano nell’estate 2022 con la canotta del Fenerbahçe, prima di spendere gli ultimi due anni a Monaco di Baviera. Un altro spostamento, un altro mondo, un’altra città da scoprire:
Sto ancora cercando di farmi un’idea [della città]. Ho dedicato un po’ di tempo a questo, i miei genitori sono venuti con me quando sono arrivato qui per le prime tre settimane e abbiamo fatto qualche passeggiata. Ci sono decisamente ristoranti che devo ancora provare. Ma, per la maggior parte, mi sento come se avessi sicuramente colto lo spirito di tifosi.
Non avevo ancora giocato una singola gara e comunque venivo fermato per strada. Questa è una novità, soprattutto venendo da Monaco, dove non credo di essere mai stato fermato. Quindi è semplicemente diverso, ma va bene così, sono solo grato di essere qui. È bello potermi immergere in una nuova città e in una nuova cultura.
Non prima di aver offerto qualche consiglio culinario, il discorso è andato più sul particolare, su quelle cose che per adesso stanno distinguendo l’esperienza con la squadra e la nuova città rispetto a quelle passate:
La differenza è semplicemente il fatto di essere qui, di aver giocato con altre squadre e di essere stato in altre grandi città, sono tutte fantastiche. Penso che anche qui ci sia un buon equilibrio, nel senso che a volte puoi avere la tua privacy, ma poi puoi anche uscire e vedere gente. Ma poi, essendo in una squadra come questa, con ragazzi giovani, mi sembra che tutti abbiamo qualcosa da dimostrare e cose da imparare. Penso che sia piuttosto bello.
Mi sembra che tutti stiano spingendo nella giusta direzione e vogliano, insomma, gestire le cose nel modo giusto. Quindi è divertente osservare i ragazzi, sia che si tratti del loro primo anno in EuroLeague, sia che si tratti di uno dei loro primi anni in EuroLeague. È divertente vederci crescere e avvicinarci come compagni di squadra.
Ma cosa lo ha aiutato particolarmente in questa transizione a livello “generale”? Uno spot può essere un buon inizio, certo, ma serve anche altro. La menzione dei genitori nelle precedenti domande non è stata casuale. Carsen Edwards è molto legato alla propria famiglia, come ha raccontato nel documentario di adidas, A Family Thing, ma come si può anche notare guardando attentamente in ogni partita il nastro usa sulle proprie mani, dove si legge Pops e Mom.
La mia famiglia mi ha sicuramente aiutato molto, sono molto legato a loro e anche ai miei fratelli. Quindi, per me è stato difficile trovarmi dall’altra parte del mondo senza di loro, ma hanno fatto del loro meglio per venirmi a trovare e per assistere alle partite. I miei genitori di solito stanno con me all’inizio, quando mi trasferisco in una nuova città, per aiutarmi ad ambientarmi e a sentirmi a mio agio. Penso che questo mi abbia aiutato molto.
Quanto ai nomi di mia madre e mio padre sul mio nastro, penso che sia solo un promemoria. Sento che hanno sacrificato molto e fatto tantissimo. Credo davvero che se non fosse stato per loro, non sarei qui. Quindi penso che se riesco a giocare a questo livello e a ricambiare in qualche modo, allora voglio continuare a dare il massimo. Vedere i loro nomi è un buon promemoria per continuare ad andare avanti, continuare a cercare di essere il migliore possibile, per ricambiare almeno in parte quello che hanno fatto per me. Hanno fatto così tanto per me.
Come detto, questa non è affatto la prima collaborazione di Carsen Edwards con adidas, anzi. Ha chiuso la pre-season 2019/20 con i Boston Celtics producendo 13.0 punti in 18.5 minuti di impiego in media, tirando con un discreto 38.3% su 6.7 triple tentate a partita. Prestazioni che gli sono valse la partnership con il brand, non così scontato per una terza scelta al secondo giro del Draft NBA – che tra l’altro aveva indossate molte più Nike:
Mi sembra incredibile che abbiano voluto ingaggiare me come atleta adidas. E sinceramente non sono cresciuto indossando molto adidas, principalmente Nike, perché frequentavo una scuola Nike e giocavo per una squadra estiva Nike. Quindi, il fatto che adidas mi abbia riconosciuto e mi abbia permesso di diventare un loro atleta è davvero fantastico.
Ancora più incredibile, se si pensa che questo lo abbia portato qualche settimana dopo a incontrare anche il suo idolo di infanzia, Tracy McGrady, all’adidas Village di Portland, in Oregon. Carsen Edwards è nato nell’area di Houston, è cresciuto con le partite e il mito di T-Mac, pertanto quell’incontro per lui è stato molto particolare:
È stato fantastico incontrare Tracy McGrady, soprattutto perché lui sapeva chi ero. Per me è stato incredibile, sono cresciuto a Houston guardandolo giocare, è il mio giocatore preferito. Mi sento ancora fortunato e felice di poterli rappresentare, di indossare la loro divisa. Davvero, è stato fantastico.
Per non parlare del fatto che le T-Mac 5 siano state una delle sue scarpe preferite quando era più giovane, e glielo abbiamo ricordato per introdurre la domanda seguente. Carsen Edwards ha una scarpa preferita da indossare? Non la più comoda, una alla quale è legato:
Cambia molto da scarpa a scarpa perché tendo molto a cambiarle. Ad esempio, quello che vesto adesso è diverso da quello che vestivo tre anni fa o due anni fa. Semplicemente cambia in base al periodo. Mi piace indossare scarpe di diversi colori, quindi non saprei nemmeno dire quale sia la mia preferita.
Anche se, nel crescere, il regalo più bello che abbia mai ricevuto dalla mia famiglia è stato proprio quando ho avuto le T-Mac. Ora come ora penso che sia semplicemente fantastico trovarmi con adidas e poter indossare scarpe diverse, ricevere cose diverse da indossare, da rappresentare.
Il fatto che abbia menzionato il colore è ironico. In un’intervista per ESPN dopo la Summer League 2019, Carsen Edwards aveva spiegato di non indossare “crazy colors”, quindi scarpe troppo variopinte, a causa delle “ramanzine” dei propri genitori, pronti a ricordargli in ogni momento di “non aver ancora fatto abbastanza per permettersi quel genere di stile”.
Ma dopo questi anni in Europa, dove ha vinto due Bundes, con tanto di Finals MVP, e una coppa di Germania con il Bayern, venendo selezionato anche per il first-team di EuroLeague 2025, ha avuto il permesso di aggiungere un po’ di colore? Come quello del tricolore sulle attuali adizero 3.0.
Prima di tutto, è davvero divertente che tu abbia menzionato questa aneddoto dei miei genitori, perché in realtà è una storia vera. Ma ora, sì, credo di indossare un po’ più di colore. Probabilmente i miei genitori continueranno a dirmi che non ho fatto abbastanza, ma non lo so. Comunque, anche a scuola indossavo un po’ più di colore.
Quanto alle scarpe attuali, credo sia stata solo una coincidenza. Mi piacciono molto le adizero select 3.0, e avevano la bandiera italiana sopra. È solo una coincidenza, ora sono qui [in Italia], giusto? Quindi è andata bene.
Per curiosità, abbiamo chiesto se queste scarpe gli siano state mandate:
Me le hanno lasciate nell’armadietto proprio prima di una partita e ho pensato: “Cavolo, mi piacciono!”. Da allora le indosso sempre.
Ora, voi non lo sapete, e nemmeno Carsen Edwards, ma esiste un sito (kixstats) che traccia i numeri dei giocatori con una determinata scarpa, perciò era impossibile non spiegargli che i suoi migliori numeri arrivano proprio con le calzature attuali, le adizero Select 3.0 con la bandiera italiana. Con quelle ha segnato i 36 punti contro l’Asvel, le cinque bombe contro l’Efes e adesso anche i 26 punti contro il Maccabi. Non può essere un caso che continui a portarle, giusto?
È principalmente una questione di comodità, ma ammetto di essere anche molto superstizioso. Quindi, se in alcune partite non gioco bene, semplicemente non indosso più quelle scarpe. Ma sì, forse c’entra qualcosa.
Da qui, siamo andati un po’ più indietro nella carriera di Carsen Edwards, che oltreoceano ha vestito la maglia dei Celtics fino al 2021, prima di uno scambio (con taglio) e di una breve parentesi con i Detroit Pistons, senza dimenticare che è stato anche il miglior scorer delle G League 2021/22 con 26.7 punti a partita. Lo scorso anno, ha ricevuto questo titolo anche in EuroLeague.
Proprio perché mettere la palla nel cesto gli riesce particolarmente bene, era impossibile esimersi da una domanda cliché sulle differenze tra NBA e Europa in questa fase di gioco. Cosa serve per segnare con continuità in una e nell’altra Lega? Cosa ha imparato da questa doppia esperienza?
Una cosa che ho imparato in NBA, stando a contatto con molti veterani, è proprio quella di capire che è necessario avere una routine. Penso che una routine ti faccia sentire a tuo agio e ti faccia sentire preparato per ogni partita. Quindi questa è sicuramente una cosa che ho imparato dalla NBA.
In Europa sto ancora imparando. Ci sono diversi stili di gioco, sono diverse le coverage difensive con cui mi marcano e cerco solo di trovare modi diversi per essere efficace in questo. Ma sto anche imparando dai giocatori che sono in giro da più tempo, osservando come si comportano nei loro ultimi anni, vedendo cosa fanno per riuscire a competere ancora in EuroLeague dopo così tanto tempo.
Queste sono le due cose che mi sembra di aver imparato da entrambe le realtà. E una cosa che ritengo essenziale per essere un buon realizzatore è avere la memoria corta. Intendo dire una memoria filtrata, ma corta. Devi credere a tutto, credere che ogni tiro andrà a segno. Ma quando sbagli, non puoi continuare a pensarci, devi rimanere fiducioso e passare al tiro successivo.
Shooters shoot, insomma. Ma come si “accorcia” questa memoria? Come si gestisce lo stress del campo? Nel caso di Carsen Edwards, con gli interessi al di fuori di esso. L’abbigliamento, in primis, ha rappresentato un lungo argomento di discussione, finendo con il divagare su tunnel fits e streetwear. Poi c’è il bowling, ma soprattutto…
La musica. Amo la musica. Mi piace ascoltarla, mi piacciono tutti i generi musicali. Si tratta, ovviamente, di una forma d’arte. Mi piace immaginare e vedere le persone che inseriscono i loro sentimenti o qualsiasi altra cosa in una canzone. Ed è facile immedesimarsi, penso che ti aiuti a superare molte cose. Quindi mi piace molto la musica, in tutti i suoi generi.
Ma poi mi piace anche vestirmi bene e indossare abiti eleganti, penso che sia un’altra forma d’arte. Penso che siano modi per esprimere se stessi. Sono cose che mi piacciono e che mi distraggono dal basket, perché se penso sempre al basket, poi mi stressa.
E quale sport, meglio della pallacanestro, incarna questa attenzione all’estetica, tra foto, highlights, colori, brand commerciali presenti sul campo, sulle scarpe, sulle maglie? Carsen Edwards, più di chiunque altro, concorda con questa visione.
Anche se la vera forma d’arte è la pallacanestro in sé. Come quella di un jumper, uno dei tanti eseguiti alla perfezione da Edwards nel corso della NCAA March Madness 2019 con i Purdue Boilermakers, nel suo anno da Junior, prima dell’arrivo in NBA. I Boilers, ancora sotto i suoi post, non lo hanno dimenticato, così come non dimenticheranno mai quei 42 punti contro Villanova, con 9 bombe a segno, i 29 contro Tennessee e gli altri 42 contro Virgina, con altre 10 triple insaccate, nonostante la sconfitta e l’eliminazione dal torneo.
Quella run incredibile, dove ha rotto ogni record con 28 canestri da tre punti in 4 gare, è dove tutto è iniziato. Come ricorda quella Madness lo stesso protagonista?
È stato piuttosto ironico, perché prima del torneo stavo attraversando un periodo davvero difficile in cui non riuscivo a fare canestro. Credo di aver giocato una partita in cui ho fatto qualcosa come due su 18 o qualcosa di simile [nelle tre gare precedenti: 7/31, 6/18 e 4/17, ndr.]. Quindi partecipare al torneo e giocare in quel modo è stato come una boccata d’aria fresca. Continua a credere in te stesso, continua a impegnarti, e tutto si risolverà.
E poi, essere a Purdue mi ha permesso di stare con persone fantastiche, non solo dal punto di vista del basket, ma anche come persone. Oltre ad essere ottimi giocatori di basket, credevano in me, il che è stato fantastico.
Quindi quell’intera esperienza è stata qualcosa che non dimenticherò mai. È stato fantastico. Ha decisamente cambiato il corso della mia carriera. Avrebbe potuto andare in qualsiasi modo, e il fatto che sia andata così ha decisamente cambiato la mia carriera in un modo che non avrei mai potuto immaginare.
Con quali compagni è rimasto in contatto?
Ho dei compagni di squadra con cui continuo a uscire e a parlare. Uno di loro, Aaron Wheeler, con cui sono molto legato, gioca anche lui all’estero [Hapoel HaEmek, ndr.]. Passiamo letteralmente le estati insieme, probabilmente ci rivedremo tra un paio di settimane per una pausa FIBA. È un grande amico. Abbiamo costruito delle amicizie durature, che probabilmente dureranno per tutta la vita, fin dai tempi di Purdue.
Adesso, però, conta solo il presente, con la Virtus Bologna. Alla domanda sugli appuntamenti con Bayern e Fener, la risposta è stata ovviamente che si tratta di partite “normali”, puro business, ed è giusto così. Quanto agli obiettivi, quali sono i traguardi personali e di squadra che Carsen Edwards vuole raggiungere con le Vu Nere?
Quanto agli obiettivi personali, penso semplicemente a cercare di stare bene e dare il massimo, oltre a essere il miglior compagno di squadra e il miglior giocatore possibile ogni sera. Credo che questa stagione mi stia chiedendo di fare cose che non ho mai dovuto fare prima, quindi vedrò come me la caverò.
Come squadra, penso che dovremmo semplicemente continuare a cercare modi per dare il meglio di noi stessi. Lo ripeto continuamente, dobbiamo dare il meglio un giorno dopo l’altro, e poi riprovare il giorno successivo. Penso che alla fine saremo felici di dove siamo arrivati se continueremo su questa strada.
Quali sono le cose che non ha mai dovuto fare prima?
Dovrei essere un leader, un leader vocale. Non sono proprio il tipo che va in giro a dire alla gente cosa dovrebbe fare. Quindi sto cercando di farmi sentire di più, ma non è proprio nella mia natura. Tendo piuttosto a dire: “Va bene, non preoccuparti. Continua a giocare”.
Un leader che, per adesso, non sta tradendo le aspettative
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