FOTO: NBC Sports

Per chi abbia poca familiarità con/poco interesse per la Classe Draft 2024, probabilmente esiste solo Bronny James. Così è anche per ESPN e i grandi canali media americani, dal momento che è il topic più “caldo” per un pubblico generalista che da mesi si sente dire quanto questo Draft sia privo di talento rispetto al precedente o al successivo. Di conseguenza, arrivano sempre più informazioni su quello che viene esclusivamente fatto passare per il figlio di LeBron James e poco più, quando magari sarebbe interessante discutere delle doti messe in mostra pre-infortunio che lo rendevano certamente un prospetto NBA, sebbene non di altissima fascia. Il motivo primario di questa percezione deriva dal nome, giustamente, e in parte anche dal modus operandi di Rich Paul, agente di James padre e figlio. Questo consiste nel ridurre il numero di workout effettuati a un paio di squadre, ormai solo Los Angeles Lakers e Phoenix Suns(come è noto da tempo), per fare in modo che altri contesti possano perdere interesse o capire indirettamente che non ci sarebbe troppa collaborazione da parte di giocatore – e soprattutto agente – a trovare un accordo. Non proprio un trattamento che ci si aspetterebbe da un borderline undrafted, insomma, che non può che far storcere il naso a chi osservi la situazione da fuori. Ciononostante, Rich Paul assicura che sia un comportamento progettato a pennello e piuttosto ricorrente nel “piazzare” i suoi clienti, chiarendo che si sarebbe comportato allo stesso modo anche qualora il nome del giocatore in questione non fosse Bronny James ma “Charles Jacobsen”. I nomi citati su un articolo di ESPN in riferimento a questa strategia sono quelli di Talen Horton-Tucker, Brandon Boston Jr. e Chris Livingston, scelti al secondo giro, ma anche Darius Garland e MarJon Beauchamp, #5 e #24 assoluti nei rispettivi Draft: tutti con pochissimi workout svolti, talvolta non fornendo neppure informazioni mediche a determinate squadre – pratica divenuta fortunatamente illegale con il nuovo CBA. Ad ammetterlo è lo stesso Rich Paul:

“Non è niente di nuovo. L’obiettivo è quello di trovare una squadra che sappia valorizzare il nostro cliente e che lo spinga a giocare. Importante è capire il contesto e realizzare che questa è sempre stata la strategia con i miei clienti nel corso degli anni, specialmente per quanto riguarda quelli che hanno bisogno di svilupparsi, come Bronny. Questo mio modo di agire è strutturale.”

– Rich Paul su ESPN

Come avevamo scritto anche QUI, l’interesse dell’agente è quello di far ottenere un contratto garantito al proprio cliente: “Bronny non firmerà nessun contratto two-way, non metterà piede in G League, il suo deve essere un contratto standard, facendo parte del roster. Inoltre, come spiega l’agente, l’obiettivo primario sarà quello di trovare una squadra e un progetto adatti a al figlio di LeBron, e viceversa, pur tenendo in considerazione anche i desideri del padre.”. Ecco, a proposito di papà LeBron, l’interesse è anche quello di accontentare lui. Rich Paul ci tiene a precisare che le strade dei due siano slegate, che se i Lakers dovessero scegliere Bronny non necessariamente resterà anche LeBron e via dicendo. Tutto non molto credibile, visto quello che è stato detto a ripetizione nei mesi precedenti, ma è giusto riportare le parole dell’agente per filo e per segno:


“LeBron ha rinunciato a questa idea di giocare con Bronny. Se succederà, succederà. Ma se non succederà, non succederà. Non c’è un accordo prestabilito per cui sia garantito che, se i Lakers dovessero scegliere Bronny al Draft alla 55, LeBron rifirmerà. Se questo fosse il caso, li spingerei a sceglierlo con la numero 17. Non abbiamo bisogno di leverage. I Lakers possono scegliere Bronny e LeBron può comunque decidere di non restare. LeBron non andrà nemmeno a Phoenix per un minimo salariale. Possiamo stroncare questa diceria adesso.”

A onor del vero, se c’è una franchigia capace di tenere testa a richieste di un agente così potente e di una presenza ingombrante come quella di LeBron James, sono proprio i Los Angeles Lakers. Probabile – e qui è giusto chiarire che siamo solo nel campo delle ipotesi – che l’accenno al mancato impiego della pick 17 per Bronny James non sia casuale, magari ci sono state a tutti gli effetti opposizioni a “sprecare” una scelta così alta per un giocatore così ricco di incertezze riguardo al proprio sviluppo. Certo è, però, che in ogni caso la scelta sia abbastanza indirizzata, avendo ridotto le due opzioni a Phoenix Suns – per i quali la premessa è: se sceglierete il figlio, non prenderete anche il padre – e appunto i Lakers. Comunque, fingendo che ci sia invece la possibilità anche per altri di arrivare a Bronny James, l’agente ha menzionato direttamente 3 squadre, fra cui i già noti Dallas Mavericks:

“Ci sono altre squadre che adorano Bronny, per esempio Minnesota Timberwolves, Dallas Mavericks e Toronto Raptors. Se non saranno i Lakers, sarà qualcun altro. Minnesota vorrebbe davvero sceglierlo, ma non so chi sarà il loro proprietario. Nico Harrison, il GM dei Mavs, è come uno zio per Bronny. Se i Lakers non lo prenderanno alla 55, lo farà Dallas alla 58 e gli offrirà un contratto garantito. Masai Ujiri, presidente dei Raptors, lo adora. Potrebbero selezionarlo con la 31 senza nemmeno averlo messo alla prova, per queste squadre i workout non sono tutto.”

Idealmente, per una questione di sviluppo, il Canada sarebbe la meta migliore, ma come largamente anticipato qualunque opzione che non preveda un approdo di Bronny James a Los Angeles è da prendere con le pinze. Rich Paul (e LeBron James) stanno tendendo alla perfezione la loro tela, vedremo se riusciranno a catturare la loro preda, come da programma, nella notte del Draft.