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#3: 7 novembre 1987, Bullets – Celtics

Contro uno storico rivale di Boston come Moses Malone (e senza Kevin McHale, che avrebbe saltato le prime 21 gare a seguito di un infortunio durante i Playoffs delll’87), Bird doveva prendere in spalle la squadra, e così fece. Era la giusta occasione per rispondere ad alcuni tifosi di Washington che avevano criticato Bird, definendolo un giocatore “nella media” dopo la sconfitta dei bianco-verdi nelle Finals di quell’anno contro i Lakers.

Bernard King, Darrell Walker e Moses Malone sfidarono Bird per tutta la partita, e si trovavano in vantaggio a pochi secondi dalla sirena. Ma Bird doveva ancora completare la sua vendetta, e lo fece con una tripla in corsa dalla punta dell’arco che diede un vantaggio di un punto a Boston e regalò la vittoria alla squadra. Ci fu però un piccolo problema: coach KC Jones aveva chiamato un timeout proprio prima che Bird tirasse.

Scoraggiato, Larry sprofondò sul parquet, comprendendo che replicare un tiro del genere sarebbe stato quasi impossibile. Come raccontarono in seguito Chris Ford e KC Jones, Bird però si rialzò sicuro del fatto che avrebbe deciso nuovamente la partita.

Con un solo secondo rimasto, ricevette da Danny Ainge sul lato destro del campo, accanto alla panchina dei Bullets. Perno sul piede sinistro, si liberò da Charles Jones e rilasciò da più di 7 metri di distanza. Moses e Jeff Malone erano sotto canestro ad aspettare il rimbalzo, che però non poterono mai prendere: solo retina, vittoria per 139-140 dopo un doppio overtime.

Moses, normalmente imperscrutabile, rimase incredulo, si girò e guardò Larry, poi scosse la testa ed uscì dal campo. Jeff, invece, prese in mano il pallone ed uscì senza nemmeno voltarsi. Un grande tiratore era appena stato abbagliato da un cecchino ancora migliore di lui.

Nel frattempo Conner Henry, Darre Daye, Brad Lohaus e Jerry Sichting si avvicinarono a Bird per festeggiare, coi tifosi di Washington abbagliati dalla sua grandezza mentre tornava in spogliatoio. In 53 minuti Bird, il giocatore “nella media”, aveva incendiato Washington con 53 punti segnati. “Questo è di un’altra categoria” – disse Dave Bing, analista dei Bullets e futuro Hall of Famer.

Mel Proctor, poi, aggiunse: “Incredibile, Bird l’ha vinta sulla sirena… due volte. In queste situazioni è il migliore dell’NBA. Forse il migliore di sempre”.

#2: 27 gennaio 1985, Celtics – Blazers

Nuovamente in Oregon, e nuovamente di domenica pomeriggio, Bird segnò uno dei suoi tiri più incredibili.

Con Boston sotto 127-126 e pochi secondi rimasti, dopo una prima rimessa deviata fuori dal campo, Bird (che aveva già messo a referto 46 punti) prese palla da Johnson; tutti i tifosi di Portland sapevano che, quando si incaricava di prendere il tiro decisivo, era infermabile. Si liberò con una finta da Kersey, sua vittima ormai abituale, e scoccò un pazzesco fadeaway da più di 4 metri, da dietro il tabellone. Canestro, sirena e vittoria.

“Ah-hall right!” – esclamò Mike Gormann, speaker dei Celtics. E anni dopo, il ricordo di questo tirò è ancora vivo. “Era impossibile, punto. Quando lo riguardi, vedi che è dietro il tabellone. Non poteva entrare davvero, e invece…”

Quando un Quinn Buckner pieno di gioia diede il cinque e abbracciò Bird, insieme a ML Carr, gli chiese come fosse riuscito a segnare un tiro del genere. “Ci riesco sempre”, replicò pacatamente Bird, anche se non si capì se intendesse nel suo immaginario, in allenamento, in sessioni di tiro solitarie o in partita. Probabilmente, la sua affermazione non escludeva nessuno di questi ambiti.

Secondo Dan Shaughnessy del Boston Globe, questo è stato il più grande game winner di sempre di Larry Bird. “È stato semplicemente meraviglioso, come se i Celtics avessero vinto un titolo quella sera”.

Pensarla come lui è legittimo, non c’è dubbio. Ma penso che ce ne sia stato un ultimo ancora migliore…

#1: 26 febbraio 1983, Suns – Celtics

Con Boston sotto 101-100 a Phoenix, un Bird invisibile nell’ultimo quarto volle rimediare alla sua inusuale prestazione. La panchina di Phoenix, guidata da David Thirdkill, continuava a parlare nell’orecchio a Larry. Mai una buona idea, questa. Come disse una volta Mychal Thompson, “you never fail to pay your taxes, and you never want to make Larry Bird mad”. Una regola non scritta nell’NBA, ma comunque sempre presente. Se si irrita, è finita.

In questo caso, Bird ricevette da una rimessa di Cedric Maxwell. Così come contro Washington nel 1987, si girò e segnò la tripla decisiva davanti alla panchina avversaria, da una distanza ancora maggiore. Il tiro entrò così perfettamente che sembrava fosse caduto dal cielo.

Bird, che con questa giocata aveva dimostrato ancora una volta di essere il miglore clutch player della Lega, rispose alle provocazioni della panchina di Phoenix e rise indicando Thirdkill. Poco dopo, alzò entrambe le braccia in segno di successo. Maxwell, Parish, Rick Robey e molti altri compagni corsero verso di lui, ancora una volta increduli.

“C’era un silenzio tale nel palazzetto che si poteva udire anche un rumore minimo” – ricorda Maxwell. “D’improvviso, tutti si zittirono”, aggiunse, spiegando che, subito dopo il rilascio, Bird si girò verso la panchina avversaria esclamando: “Ehi, un uomo solo non basta per fermarmi”.

Il game winner fu così incredibile che Alvan Adams, centro All-Star di Phoenix, e Kyle Macy, ex Hoosier che stava marcando Bird, si immobilizzarono e fissarono Larry con uno sguardo di ammirazione. Un’altra partita da 38 punti era stata condita da una giocata decisiva e spettacolare all’ultimo respiro.