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#7: 29 gennaio 1985, Celtics – Pistons

Nuovamente all’Hartford Civic Center, Bird si ritrovava marcato da Kent Benson, ex centro All-America degli Indiana Hoosiers. “Mr. Basketball”, prima scelta del Draft 1977, era uno che aveva spesso preso di mira Bird durante il suo periodo passato al college di Indiana, nell’autunno del 1974 – motivo per il quale a Larry piaceva vendicarsi in campo ogni volta che si presentava l’occasione.

Nel 1976 Benson vinse l’NCAA Most Oustanding Player Award, grazie a una stagione leggendaria, in cui gli Hoosiers vinsero il campionato collezionando 32 vittorie e 0 sconfitte. Nel frattempo, Larry stava ancora aspettando di entrare nel college di Indiana State, e vedere tutto ciò lo frustrava fortemente.

Quel giorno, dopo quasi un decennio, Bird tirò nuovamente fuori quella frustrazione. Ricevette palla nell’ultimo possesso, bruciò Benson dal palleggio e tirò da 3 metri contro un altro difensore; il pallone rimbalzò due volte sul ferro e poi entrò.

Subito dopo, Larry si fece prendere dall’emozione, regalando al pubblico un’esultanza spontanea un enorme sorriso, mentre Dennis Johnson rimaneva abbagliato dalla sua giocata. “Bird ha una sicurezza incrollabile” – disse “The Chief” Robert Parish, dopo avergli dato il cinque.

Tra tutti i suoi buzzer beater, questo è quello per cui, almeno apparentemente, Larry ha gioito maggiormente.

#6: 15 febbraio 1986, Blazers – Celtics

Questa volta Bird regalò a Portland (una delle sue vittime preferite) e ai suoi tifosi un highlight memorabile.

Siamo davanti alla famosa partita giocata con la mano sinistra, con la quale mise 20 dei suoi 48 punti. Dopo averla pareggiata all’ultimo dalla linea del libero, Larry dovette nuovamente prendere in mano la squadra all’overtime, con i Celtics sotto 119-118. Andò verso la sua destra marcato da Jerome Kersey e rilasciò da 4 metri e mezzo, portando i suoi avanti di un punto.

Ma non è finita qui. Subito dopo, infatti, fu nuovamente decisivo grazie a un difesa che fece uscire l’ultimo tiro dei Blazers. E, oltre a ciò, deviò anche la palla a rimbalzo di quel tanto che bastò per far terminare il tempo sul cronometro. Game, set, match.

#5: 4 novembre 1989, Bulls – Celtics

Alla seconda gara dopo la doppia operazione al tendine d’Achille, Bird e i Celtics erano impegnati contro i Bulls al Chicago Stadium. Il punteggio, negli ultimi secondi, era di 100 pari.

In post up contro Scottie Pippen, specialista della difesa, ricevette da John Bagley e cercò il tiro, quando si trovò raddoppiato da Michael Jordan. MJ non riuscì nella stoppata, e dovette ammirare Bird (che ne mise 27 quella sera) mentre segnava un tiro molto complesso e dava il vantaggio ai suoi, poi mantenuto grazie a una stoppata di McHale su un tentativo da tre, proprio di Jordan.

Dopo aver saltato 76 partite su 82 nella stagione precedente, Bird era finalmente tornato. In grande stile.

#4: 15 marzo 1992, Celtics – Blazers

Bird aveva ormai 35 anni e i costanti dolori alla schiena lo stavano logorando. In una domenica pomeriggio primaverile, Boston affrontò Portland, squadra col miglior record della Lega in quel momento (48-16). Fu probabilmente l’ultima grande gara della carriera di “Larry Legend”, ormai in declino.

Con i giovani Blazers sopra di tre punti a 7 secondi dalla fine, Reggie Lewis lanciò il pallone a Bird, sperando in un ultimo miracolo, visto il modo in cui aveva abituato tutti durante i suoi anni migliori. Lo marcava Clyde Drexler, suo compagno di squadra nel Dream Team dello stesso anno. Larry riuscì a far partire il tiro da dietro la linea dei tre punti. Col cronometro ormai a due secondi, il tiro decisivo entrò, pareggiando la partita col punteggio di 122 pari.

Nonostante le proteste dei Blazers, gli arbitri convalidarono la tripla e Bird lo comunicò al pubblico in festa. Doverosamente ispirati dal loro leader, i Celtics riuscirono a vincere dopo due overtime. Prestazione di Bird? 49 punti, 14 rimbalzi e 12 assist. Ovvero, fino a quel momento, la tripla doppia con più punti di sempre nella storia dell’NBA, ottenuta a fine carriera, da un giocatore limitato dagli infortuni e contro una squadra che sarebbe arrivata fino alle Finals (perse contro i Bulls). Legend.