E ottenere McCain per così poco, poi, è un vero e proprio affare per i Thunder.

Jared McCain OKC Thunder
FOTO: Newsday

Quando i Philadelphia 76ers hanno pescato Jared McCain al Draft 2024, appena fuori dalla lottery, nel giro di un paio di partite sono fioccati elogi da parte di chiunque, anche da chi non aveva mai sentito parlare del prodotto di Duke, se non per assurde discussioni sui suoi TikTok e sulle unghie smaltate. Anche all’occhio meno esperto appariva palese quanto la sua abilità nel muoversi tra gli spazi per cercare il proprio spot da tre punti, mettendo anche palla a terra con enorme facilità, potessero migliorare qualunque attacco NBA, che il tiro entrasse oppure no.

E comunque entrava. Sebbene ci abbia messo quattro partite prima di insaccare la sua prima tripla, nelle successive 19, invece, un ottimo 39.5% su 6.8 tentativi di media, in un attacco privo di Joel Embiid e con il solo Tyrese Maxey a fare da shot creator, in una Philadelphia che ha chiuso con il terzo peggior record nella Eastern Conference. Dopo le prime trenta partite, sembrava ovvio che si trattasse del Rookie of the Year. Purtroppo, prima si è messo di mezzo un infortunio al menisco sinistro che gli ha fatto perdere il resto della stagione, poi una ancora più sfortunata lesione del legamento collaterale ulnare del pollice destro alla vigilia della stagione 2025/26, in pre-season.

Infortuni che hanno fatto temere per le sue condizioni al ritorno, specialmente perché un avvio di carriera così sulla carta rischia di rivelarsi psicologicamente traumatico. Eppure, nonostante un po’ di fatica a riadeguarsi al ritmo partita, con un minutaggio limitato a circa 17 minuti di media e un’efficienza molto minore, dove la retina si è mossa molto poco sulle sue conclusioni in area, in 37 partite è riuscito a convertire con il 38% le proprie conclusioni da fuori e con il 44% quelle non marcate.

Prestazioni che hanno fatto pensare razionalmente che il giocatore intravisto nell’anno da rookie, in costante movimento sul perimetro, seguendo le orme di Stephen Curry, fosse ancora avvolto in quell’involucro solo un po’ stropicciato dopo i tanti infortuni. Una tirata a lucido, e a soli 22 anni sarebbe potuto tornare ai livelli del Rookie year, se non meglio, no? Daryl Morey, executive dei 76ers, non sarebbe d’accordo.

I 76ers hanno ottenuto dallo scambio di McCain una first-round pick 2026 – che dovrebbe arrivare dalla selezione di Houston, ci sono un po’ di giri – e tre scelte al secondo giro (una 2027, due 2028), mossa che Daryl Morey ha definito come una vendita “a caro prezzo”. Dal punto di vista finanziario, non è poco, i Sixers ora avranno una first-round pick in ogni Draft fino al 2033 e 12 second-round pick nei prossimi sette Draft, e con questa mossa sono scesi anche giusto sotto la luxury tax line, evitando la penale.

In termini di campo, però, il prezzo è tutto fuorché caro in relazione al fit con OKC. Ovviamente, Morey non pensa al vantaggio per i Thunder, o a quello che il giocatore stesso potrebbe trarre dal sistema di OKC. Ma sono bastate quattro partite per far capire quanto Jared McCain, in un sistema che funziona, possa affermarsi come un role player di altissimo livello, anche nelle attuali condizioni.

Ai Thunder al momento mancano Shai Gilgeous-Alexander e Jalen Williams, così come Alex Caruso e Ajay Mitchell, quindi la vera e propria rotazione di guardie ed esterni è tutta da scoprire. I Thunder sono 3° in NBA per frequenza di tiri smarcati generati – questo anche grazie ai numerosi giocatori battezzabili a roster, ma sono anche bravissimi nel costruire conclusioni ad alta qualità dalle incursioni a canestro – e tra le prime cinque squadre NBA per qualità di tiro.

Inserire in un contesto simile un giocatore che non solo sa muoversi senza palla, ma sa proprio leggere gli spazi e interpretare il vantaggio, rappresenta un bug per una squadra come i Thunder, la cui unica debolezza è quella di avere alcuni giocatori battezzabili, per quanto pesti difensive, come Lu Dort, Cason Wallace o Alex Caruso. Spesso si incrociano le dita e si spera che la loro serata al tiro sia storta, cercando così di rallentare l’attacco, rendendolo troppo dipendente da SGA o JDub.

Con giocatori come Isaiah Joe e McCain, questo non si può fare, e soprattutto quest’ultimo aggiunge un dinamismo all’attacco dei Thunder capace di creare conclusioni a qualità ancora più elevata – per sé, ma anche per gli altri, come nella seconda clip qua sotto, che rende l’idea degli spazi smisurati aperti.

Di contro, Joe e McCain sono target difensivi ovvi per gli attacchi avversari, e per questo l’ex Sixers avrà un minutaggio abbastanza ridotto almeno per quest’anno ai Playoffs. Si tratta di un negativo sin qui sin dalle prime gare in carriera anche a causa di una wingspan ridotta per un giocatore che già di per sé non supera i 190 centimetri, che lo limita sebbene le letture in aiuto magari siano pure buone.

Ma i Thunder non sono i Sixers, hanno personale sugli esterni e nel front court sufficientemente addestrato a reggere sulle due metà campo per rendere sostenibile la presenza in campo di McCain, il quale alza il ceiling offensivo ulteriormente. Anche se si trattasse di un giocatore da 15 minuti di media ai Playoffs, si tratterebbe di un boost al bisogno in momenti di scarsa produzione, anche solo per aprire spazi in maniera dinamica.

Questo non è semplice costruzione del tiro in catch&shoot, bensì abilità di agire da portatore per avviare l’azione e far posizionare al meglio i violini principali in ricezione, doti balistiche di movimento complementari a letture per attaccare il vantaggio e i closeout avversari. Il tutto in un giocatore che comunque ha voglia di “sbattersi” anche a rimbalzo e in difesa sulla palla, nonostante i limiti fisici.

Molto banalmente, per i Thunder è stato un acquisto potenzialmente – ripetiamo, McCain fisicamente non si è ancora ripreso dalla lungodegenza, è meno reattivo ed esplosivo rispetto alla sua primissima versione da rookie, ma si riprenderà – perfetto, a un prezzo per loro irrisorio (non dobbiamo stare a rispiegare quante Draft pick abbiano da qui ai prossimi anni).

In più, parliamo di un giocatore sotto Rookie contract, che offre anche estrema flessibilità nell’ottica futura di un’estensione qualora ci fosse bisogno di qualche magheggio per non collassare sotto il peso delle penali di primo e secondo apron, vero tema per i Thunder nelle prossime stagioni, quando comunque persisteranno cronicamente come contender al titolo NBA. Semplicemente, quindi, l’aggiunta di un eccellente giocatore di pallacanestro come Jared McCain sembra scorretta per le altre 29 squadre.


Per chi preferisse vederci e ascoltarci anziché leggerci, ricordiamo che potete trovarci sui canali Twitch (clicca QUI) e YouTube (clicca QUI) di Around the Game con tante rubriche settimanali e bisettimanali. Per chi volesse seguire il nostro podcast, The Weak Side, l’appuntamento è invece ogni giovedì pomeriggio per la registrazione live, con un’uscita prevista il venerdì mattina su Spotify e Apple Podcasts.