La storia – scritta sempre lontano dai riflettori – dello stoico e silenzioso Chief, membro del più grande frontcourt di sempre in NBA. Quello dei Celtics degli anni ’80.

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FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Professor Parquet per Celtics Blog e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 6 novembre 2014.


Dopo la grande stagione da rookie di Larry Bird nel 1979/80, punto di svolta per dei Boston Celtics in difficoltà, Red Auerbach tirò fuori dal cilindro una delle migliori trade della sua carriera, aprendo ai C’s la strada verso il dominio della Lega nel decennio successivo.

Con il centro di mille battaglie Dave Cowens ormai prossimo al termine della carriera, perseguitato dagli infortuni e di taglia ridotta, Red si accorse che i Celtics dovevano diventare più grossi e più giovani, se volevano compiere il passo successivo verso un titolo NBA. Boston aveva in mano la prima scelta assoluta al Draft del 1980, e stava cercando di convincere Ralph Sampson, la giovane stella di Virginia, a compiere il salto al basket professionistico.

Il magrissimo e attesissimo centro aveva appena concluso la sua stagione da freshman guidando i Cavaliers all’allora prestigioso titolo NIT, sconfiggendo la Minnesota di Kevin McHale. Per molti, la sua aggiunta avrebbe potuto costituire l’ultimo pezzo della creazione di una nuova dinastia.

In quegli anni, era altamente insolito che uno studente di college saltasse le sue ultime due stagioni, figurarsi le ultime tre. E quando Sampson rifiutò gli appelli di Auerbach a lasciare presto la scuola, lo sdegnato Red rivolse la sua attenzione altrove – decisione che si rivelò poi fortunata, vista la carriera NBA piuttosto deludente dello spesso infortunato Sampson.

Una volta che Ralph aveva deciso che il college era di suo gradimento, Red puntò forte su McHale, ma non voleva che il ragazzo finisse schiacciato dalla pressione dell’essere la prima scelta assoluta. Golden State aveva la terza scelta, e Utah la seconda.

I Warriors intendevano inseguire Joe Barry Carroll, da Purdue, un lungo dal buon tiro che aveva condotto i Boilermakers alle Final Four del 1980. Ma non erano sicuri di trovarlo ancora alla numero 3, dato il bisogno di lunghi anche per Utah e Boston. Auerbach propose loro la prima scelta assoluta (e un’altra prima scelta) ai Warriors, in cambio della terza scelta assoluta e dell’enigmatico lungo Robert Parish.

Il silenzioso nativo della Louisiana, prodotto del minuscolo Centenary College, aveva la fama di essere un buon tiratore, ma non un altrettanto grande lavoratore. Nelle quattro stagioni a Golden State, aveva fatto registrare medie di 13.8 punti e 9.5 rimbalzi a partita in poco meno di 26 minuti; numeri solidi, ma non da star.