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Questo contenuto è tratto da un articolo di Chris Fedor per Cleveland.com, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


In uno spogliatoio nel bel mezzo di trambusto come quello dei Cleveland Cavaliers dopo la sconfitta in Gara 3 di Playoffs contro i Boston Celtics, si è levata una voce nei confronti di Evan Mobley, ed era quella di Donovan Mitchell, che lo incitava ad essere più aggressivo su ogni pallone: “Abbiamo bisogno che tu sia aggressivo!”. Deve averlo ripetuto decine di volte nel tentativo di risvegliare del compagno più giovane e provare a riportare la loro squadra al successo nella serie – e forse anche oltre. I Cavs hanno perso in Gara 3 col punteggio di 106-93, con l’importantissima Gara 4 prevista nella notte italiana tra lunedì 13 e martedì 14 maggio. Jarrett Allen sarà ancora out a causa di una contusione al costato e Mobley sarà costretto a ricoprire il ruolo di centro in quintetto. Adesso non dovrà soltanto fungere da solido e sicuro aiuto in fase difensiva, dovrà letteralmente guidare la difesa dei Cavs, essendo il principale incaricato nel prendere i rimbalzi e proteggere il ferro. In fase offensiva riesce ottimamente a fungere da rollante e costruire blocchi per i compagni. In alcuni casi viene sfruttato dai compagni per alleggerire la pressione, permettendo a Mitchell e Darius Garland di muoversi senza palla. Inoltre, Mobley va spesso alla ricerca di mismatch, sperando di riuscire ad avere la meglio sugli innumerevoli switch dei Celtics. Probabilmente è per queste ragioni che Donovan Mitchell ha deciso di spronare il compagno ad essere più aggressivo. Si tratta dello stesso aggettivo scritto su un appunto nel suo armadietto in spogliatoio, e che viene ripetuto spesso e volentieri parlando del giovane lungo dei Cavs e nel descrivere il modo in cui dovrebbe svolgere i propri compiti in campo. Mobley ha parlato di tutto ciò in una breve intervista. 


“Sarà davvero il mio mindset per il resto della serie. Devo solo provare a essere più grintoso e aggressivo, a mantenere la posizione e mettere dentro quei tiri.”

Evan Mobley

Gara 2 ha dato prova della funzionalità di tutto ciò, con Evan Mobley capace di trarre vantaggio dell’inferiore stazza dei rivali sotto canestro e del minor numero di difensori da affrontare e riuscire a condurre le offensive dei suoi Cleveland Cavaliers. Senza Kristaps Porzingis, i Celtics sono stati puniti nonostante il loro eccelso game plan, la loro attenzione assoluta ai dettagli e la concentrazione nel cercare di sfruttare i matchup e metter dentro tiri. Probabilmente, quella di Gara 2 è stata la migliore e più completa prestazione dei Cavs nell’era di coach J. B. Bickerstaff. Mobley ha affermato che lui e i suoi compagni hanno provato a mettere in pratica la stessa performance in Gara 3, con differenti risultati. 

“Penso che in alcuni frangenti della partita non siamo riusciti ad essere dove volevamo. I Celtics sono riusciti a rallentare il nostro ritmo offensivo, oppure a volte siamo stati noi ad arrivare tardi al tiro. Ci servirà osservare i replay in sala film per comprendere ciò a cui andremo incontro ed essere un po’ più veloci.”

“Dovremo attuare moltissimi cambi difensivi. Nell’ultima sfida hanno impiegato vari giocatori in marcatura su di me, anzi, penso che abbiano fatto fin troppo ricorso agli switch difensivi, e ciò ci ha rallentato un po’. Dobbiamo trovare soluzioni diverse quando loro cambiano in marcatura, provando a creare diverse offensive e trovare diversi nostri punti di forza, anziché provare a ripetere le stesse giocate ancora e ancora. Quando hanno cambiato marcatura su di me avrei dovuto provare a cercare di trarne vantaggio. Ma a volte hanno semplicemente cambiato rispetto al versante opposto, mettendo un altro centro in marcatura su di me.”

Evan Mobley
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A prescindere da quale sia il motivo, i problemi offensivi dei Cavs sono tornati a farsi vivi. In una serata in cui sono riusciti a limitare l’attacco dei Boston Celtics a “soli” 106 punti e 13 centri da oltre l’arco – parecchio sotto i loro standard – i Cavs non sono mai riusciti ad essere competitivi oltre il 1° Quarto. Una sconfitta con divario in doppia cifra, iniziata già dopo la prima metà di gara. I Celtics hanno condotto il gioco per circa 40 minuti. Si tratta di un segno orrendo per i Cleveland Cavs. Il secondo brutto segno per il loro futuro è rappresentato dal poco supporto fornito a Donovan Mitchell. Quest’ultimo è un tema sempre più ricorrente in questi Playoffs.  

“Tirando le somme, non siamo riusciti a fare canestro. Non ci siamo riusciti, quando invece dovevamo reagire ai loro canestri. Miglioreremo. Sapevamo che questa serie non sarebbe stata per niente una passeggiata. Dobbiamo continuare a lottare e tener duro, come abbiamo sempre fatto.”

Donovan Mitchell

I Cavs hanno tirato col 42.9% dal campo e il 33.3% da oltre l’arco. Per la seconda partita di fila, più di metà delle loro conclusioni sono arrivate nei pressi del ferro. Solo che stavolta non sono riusciti a mettere in campo l’efficienza mostrata in Gara 2, totalizzando 18/33 tiri – un’enorme differenza rispetto alla straordinaria prestazione da 23/32, ed il 71.8% di Gara 2. 

“Molti errori sono stati auto-indotti. Penso che abbiamo commesso moltissimi errori. Bisogna comunque dar credito ai nostri avversari. Ma ci sono parecchie cose che avremmo potuto far meglio.”

Donovan Mitchell

Tuttavia, la prestazione di Donovan Mitchell è stata comunque superlativa: ha messo a referto 33 punti, figli di 12/22 al tiro, di cui 7 su 12 in 43 minuti di gioco. Ciò lo ha messo in superlativa compagnia. Si tratta della seconda volta in carriera in cui Mitchell in cui ha messo a referto più di 180 punti complessivi, di cui almeno 20 triple e mantenendo una media al tiro superiore al 50% dal campo – in un range di 5 partite dei Playoffs. Nessuno è mai riuscito a riprodurre nulla di simile. Ma “non è ancora abbastanza”, come dichiarato dallo stesso ex Utah Jazz. Ma dovrebbe esserlo? Come può aver prodotto tali prestazioni ed esser fermo soltanto a 2 vittorie complessive? Non si aspettava certo questi risultati. Tutti si aspettavano che i Cavs giocasse una qualità migliore di basket. Questa è la chance per poter arrivare a fondo per Mitchell, supportato da un ottimo cast di giocatori al suo fianco. Si è trovato accanto un ottimo compagno di back-court, come Darius Garland – entrambi capaci di di sfidare a viso aperto e superare gli avversari e sopraffare le difese avversarie. Ma tutto ciò non si è tramutato in realtà. 

Con l’arrivo dei Playoffs, Mitchell si è caricato sulle spalle tutta la pressione offensiva. Ha scelto di fare da scudo per i suoi compagni più giovani e meno esperti dalla pressione extra generata dai Playoffs. Ha parlato apertamente dei suoi insuccessi nel passato e ha fatto sentire la sua voce. Mitchell è stato semplicemente spettacolare, dimostrando di essere la star del suo roster. Si è rivelato un motore instancabile, nonostante un ginocchio quasi mai al 100%, che sicuramente avrà bisogno di extra riposo in estate. Ma nonostante tutto, la Playoffs-run dei Cavs non è mai dipesa solo da lui. Ma sarà l’occasione in cui riuscirà a ricostruire la sua fama? Riuscirà a rifarsi dai recenti flop? Riuscirà ad aiutare i Cleveland Cavaliers a tornare al successo per la prima volta senza LeBron James? E infine, dimostrerà di valere l’esborso fatto per acquisirlo anni fa, e gli interminabili dubbi circa il suo futuro? Con le recenti prestazioni ha dato risposta a questi quesiti. Tuttavia, questa è anche l’ultima chance che i Cavs hanno per convincerlo a rimanere – di provare che l’Ohio è casa sua, il posto in cui si trova meglio e riesce ad esprimere al meglio il suo gioco. Mitchell non è mai riuscito a superare le Conference Semifinals, restando a 2 vittorie dal successo, spesso a causa della franchigia, dell’allenatore o dei compagni che ha avuto in passato. Gara 3 della serie tra Celtics e Cavs lo ha evidenziato ancora una volta. 

Garland ha messo a referto 15 punti con 6/15 al tiro e 1/6 da oltre l’arco. A parte qualche canestro sporadico, non è sembrato realmente capace di spalleggiare Mitchell nelle offensive dei Cavs. Nelle ultime 10 uscite ai Playoffs, Garland ha riportato 14.7 punti, 5.3 assist e 2.3 palle perse a partita, mettendo in luce tutti i suoi limiti difensivi. Allen, risultato efficace ed efficiente al First round, è fuori dai giochi da Gara 4 della serie contro gli Orlando Magic, e non è ancora chiaro se e quando riuscirà a tornare in campo. Nonostante sia uno dei pilastri difensivi, Mobley ha mostrato ancora parecchie incertezze sul versante opposto, con un arsenale limitato da oltre l’arco ed ancora grezzo dal pitturato. In Gara 3 si è quasi trascinato in campo rispetto alla prestazione offerta in Gara 2. Non ha segnato alcun punto nel 3° Quarto, prendendo 1 solo tiro e perdendo altrettanti palloni, mentre i Celtics costruivano il loro vantaggio fino a 23 punti. Mobley è andato avanti, giocando su una caviglia traballante. Max Strus, grande innesto della scorsa estate, ha totalizzato solo 6 punti – con 2/8 dal campo e 2/6 da oltre l’arco al termine di Gara 3. La sua media attuale è di 8.7 punti, col 42.0% dal campo ed il 30.4% dal perimetro alla prima esperienza in post-season con i Cavs. Caris LeVert, 6° uomo dei Cavs, è riuscito a rifarsi dopo l’orrenda prestazione da 0 punti nella prima metà, con 15 punti nella seconda parte di Gara 3. Ma va considerato che abbia raggiunto la doppia cifra solo in metà delle partite giocate dai Cavs ai Playoffs quest’anno. Isaac Okoro, che sarà free agent in estate, si è dimostrato inutilizzabile per via dei troppi errori al tiro da oltre l’arco e poca affidabilità in fase offensiva in generale. Okoro sta tirando col 37.9% in totale, incluso il 26.7% da 3 punti nei soli Playoffs. Gara 3 ha rappresentato la 2° per minutaggio totale per lui quest’anno. Georges Niang, altro veterano e pezzo pregiato del mercato estivo dei Cavs, preso per portare leadership ed esperienza nel roster, si è rivelato un non-fattore, nonostante l’ottima Regular Season. Niang non è riuscito a vedere il canestro, e vista la prestazione messa in mostra ed il ritorno di Dean Wade, è possibile che abbia segnato la fine delle sue prestazioni coi Cavs quest’anno. 

In passato, quando i migliori in squadra non sono riusciti a performare, spesso la second unit è riuscita a provvedere. Tuttavia, adesso gran parte del peso offensivo dei Cavs ricade sulle spalle di Donovan Mitchell. Dopo esser giunti in vantaggio di 2 punti in Gara 3, Mitchell si è seduto a riposare, come al solito. In 3 minuti senza lui in campo, Boston ha messo a referto una run di 7-4. E non appena la tripla di Sam Hauser ha toccato il fondo della rete, coach Bickerstaff è stato costretto a rimettere in campo il suo All-Star. 3 minuti di riposo è tutto ciò che ha ottenuto Donovan in Gara 3. Cleveland non ha funzionato senza di lui in campo. Ed è stata una costante per tutta l’annata, evidenziata enormemente nell’ultimo mese. Nella serie contro Boston, i Cavs hanno messo a referto un Net Rating di 5.9 in 120 minuti con Mitchell in campo. Nei soli 24 minuti senza di lui, quella cifra è divenuta -65.9. L’Offensive Rating dei Cavs è passato da 118.0 a 68.9. Reagire tremendamente in caso di un’ulteriore sconfitta – che significherebbe l’eliminazione dai Playoffs – sarebbe semplicemente stupido. I Boston Celtics hanno vinto 64 partite in Regular Season, e sono il 1° seed della Eastern Conference con merito. L’assenza di Porzingis li ha inoltre limitati parecchio. I Cavs sono stati sopraffatti quest’anno, e c’è poco da dire al riguardo. Almeno finora. Ma cos’accadrà quando Mitchell si porrà l’opprimente domanda: “Posso vincere rimanendo qui?”.

Donovan Mitchell ha ancora un anno di contratto garantito, e un prolungamento anche quadriennale non lo legherebbe necessariamente ai Cleveland Cavs a vita, nonostante risulterebbe un grande commitment, dimostrando un alto livello di fiducia reciproca tra le parti. Per poterlo realizzare, ci sarà bisogno che Donovan abbia fiducia in un roster ben strutturato, che vuole ciò che lui vuole. Ha bisogno di giocare in un roster che dimostra grande crescita e maturità. Di vedere in coach Bickerstaff on eccezionale tattico in vista dei Playoffs. Di sentirsi in cima alla lista del Front Office quando si trova in fase di costruzione del roster, e che quest’ultimo sia costruito attorno a lui. Non vuole certamente trovarsi a fare tutto da solo. Sa che non è possibile farcela. Il cammino dei Cavs non è stato dei migliori. C’è almeno un’altra chance per fare in modo che le cose cambino in Ohio.