Dopo la partita di ieri fra Bucks e Celtics, ecco una preview dell’altra sfida di secondo turno della Eastern Conference.

FOTO: sixerswire.usatoday.com

Philadelphia 76ers e Miami Heat, le due squadre più a sud rimaste in gioco nella Eastern Conference, si sfideranno nella notte tra lunedì e martedì per l’accesso alle finali di Conference.

Sponda Sixers, uscire vincenti da una serie del genere permetterebbe di raggiungere un terreno inesplorato dalla stagione 2000/01, mentre per i ragazzi di Coach Erik Spoelstra sarebbe un’occasione per provare a ripetere – e perfezionare – la cavalcata del 2020, che li vide arrendersi, in un duello fra presente e passato, solo ai Lakers di LeBron James nelle Finals della NBA Bubble di Orlando.

Per facilitarne la lettura, abbiamo diviso questa preview in due pagine, una per squadra, con la parte dedicata ai Sixers qua sotto, e quella sugli Heat alla pagina successiva, alla quale potete passare con un click in fondo a questa pagina.


Philadelphia 76ers – Key Factors

Sostituire l’insostituibile

L’infortunio di Joel Embiid toglierà dalla contesa l’architrave emotivo dei Sixers per le prime due gare, stando ad Adrian Wojnarowski, con un ritorno previsto già a partire da Gara 3 o Gara 4 (avevamo dato un parere medico QUI). Ovviamente a roster non c’è un giocatore che possa davvero sostituire Embiid ma, vista la scomparsa dalle rotazioni di DeAndre Jordan e Paul Millsap, è molto probabile che siano Paul Reed e Charles Bassey a dividersi i minuti da centro.

Reed è un buonissimo difensore, dà tantissima energia e non disdegna il tiro dalla lunga distanza, mentre Bassey è un centro leggermente più tradizionale e il migliore rollante della squadra – che, seppur su un volume ridotto di 16 possessi stagionali, ha generato 1.25 punti per possesso (cifra eccellente).

Quello che sarà davvero importante da considerare è il tipo di coverage adottata su James Harden, fulcro offensivo della squadra, a maggior ragione senza Embiid. Al primo turno, gli Heat hanno limitato alla perfezione Trae Young (un’analisi dettagliata QUI), cambiando su di lui praticamente con chiunque fosse a disposizione a roster:

Matchups su TraeMinutiParziale dei possessi
Gabe Vincent19:3593.3
PJ Tucker10:1252.1
Kyle Lowry8:1543.3
Jimmy Butler6:5837.1
Caleb Martin7:3536.6
Max Strus5:1030.6
Victor Oladipo5:1728.1
Altri 47:23/

La star degli Hawks è stata limitata a 0.824 punti-per-possesso in isolamento e a 1 punto-per-possesso da portatore sul pick&roll generati a seguito di un passaggio dopo un cambio difensivo o l’utilizzo della trap (, che ha forzato anche molte palle perse (23.6% di turnover% dopo l’utilizzo della trap sul pick&roll).

Questo significa che Harden, e con lui Maxey, dovrà essere molto bravo nel gestire l’aggressività della difesa di Miami, senza eccedere in termini di ISO ball ma cercando di mettere quanto più possibile in ritmo i compagni, soprattutto senza Embiid. Gli Heat hanno tutto il materiale umano a disposizione per limitare gli isolamenti, da cui hanno concesso solo 0.846 punti per possesso agli Hawks, 0.96 a seguito di un passaggio su trap o cambio difensivo, élite assoluta.

Anche ponendo che Miami decida di non usare marcature aggressive come raddoppi o trap sul portatore, attaccare a testa bassa una difesa così organizzata e con tanti giocatori in grado di aiutare con i tempi giusti si sarebbe rivelata un’impresa anche per l’Harden di Houston, in condizioni fisiche decisamente migliori di quello attuale.

Il Barba ha un’esperienza e una struttura fisica, nonché una statura, differente da quella di Trae, perciò pressarlo con due difensori in fase di isolamento o pick&roll potrebbe voler dire aprire delle linee di passaggio che, a differenza di Young, lui sarebbe in grado di sfruttare. L’Harden di Philadelphia genera 1.412 punti-per-possesso con il 14.7 di turnover% in stagione quando le difese provano la trap sui pick&roll amministrati da lui, 96° percentile per Synergy Sports.

Quando la passa, dopo un raddoppio o uno switch difensivo, che sia in isolamento o da portatore sul pick&roll, genera sempre più di 1.2 punti-per-possesso, 1.6 su passaggio in caso di trap, tra i massimi percentili in assoluto.

Il passaggio preferito è quello al rollante, applicato il 56.7% delle volte dopo cambio o trap, ma è capace di trovare anche il tiratore in spot up, servito il 35.5% delle volte – mischiando qualità a quantità, visto che la produzione si aggira sempre attorno al 90° percentile.

Vista l’assenza di Embiid, Miami prediligerà il semplice switch piuttosto che mandare due uomini sulla palla ma, se si dovesse davvero applicare una marcatura così stringente, magari per limitare un Harden particolarmente ispirato, sarà interessante vedere il lavoro svolto dai lunghi. In primis, non sola da Bassey, ma anche da Paul Reed, che ama più giocare dal perimetro o sui tagli, ma che potrebbe sfruttare la propria mobilità, aprendosi per dei pick&pop o applicando degli slip in caso di raddoppi o blitz sul Barba, costringendo la difesa a ruotare nel pitturato scoprendo i tiratori a disposizione come Harris o Green. Da questo punto di vista, magari anche delle lineup con Georges Niang da 5 potrebbero gettare un p’ di confusione sulla difesa di Miami.

Ragioniamo, adesso, sul best case scenario, e cioè il ritorno della superstar camerunense a serie in corso. Gli Heat, come visto, sono una difesa d’élite ed è probabile che preparino qualche trappola per generare palle perse nei giochi per Joel Embiid e per evitare che l’attacco di Philly prenda ritmo, fattore che per l’efficacia del sistema è cruciale.

Miami, pur avendo degli ottimi difensori individuali, come detto capaci di cambiare a piacimento, probabilmente giocherà moltissimo a zona: gli Heat hanno infatti chiuso la stagione regolare giocando 8 possessi a zona per partita, terzi in NBA e primi tra le squadre ai Playoffs, concedendo solo 0.922 punti-per-possesso.

Considerando che Philly è 18° in NBA per punti-per-possesso creati attaccando questo sistema, e che – pur senza Harden – Miami se ne è servita ben 38 volte (ai massimi stagionali) nell’incontro del 15 dicembre, questa sarà sicuramente una delle strategie utilizzate da coach Spoelstra. La capacità di Harden di rendere efficace l’attacco alla zona di Miami e le percentuali da tre con ogni probabilità orienteranno la serie. Inoltre, avere o non avere un profilo capace di ricevere a centro area come Embiid farà tutta la differenza del mondo.

Da quando è a Philadelphia, il Barba ha fronteggiato una difesa di questo tipo solo in 11 possessi, producendo 1.091 punti-per-possesso con una effective Field Goal% del 75%. Nonostante il sample ridotto, questo potrebbe essere di buon auspicio.

Perché la creation di Harden funzioni al meglio sarà necessario, soprattutto per il tempo in cui il 21 non sarà disponibile, che Harris, Maxey e Green continuino a prendersi le triple come fatto in gara 6 contro Toronto, dove i tre hanno tentato 29 triple combinate. Se nella serie con Miami ne prenderanno almeno 25 a gara con percentuali attorno al 35%, costringendo quindi gli Heat ad una difesa meno densa nel pitturato.

Difesa

I Sixers non hanno un roster in grado di switchare agevolmente visti i pochi difensori individualmente di livello presenti in squadra, e questo fa pensare che difenderanno spesso a zona, potendo disporre sia di Danny Green che di Matisse Thybulle, per limitare gli esterni di Miami che, a differenza di quelli di Toronto, sono dei buoni tiratori.

Anche in questa serie si dovrà nascondere il più possibile Tyrese Maxey, che sarà cercato da Kyle Lowry e Jimmy Butler per attaccarlo dal post, situazione nel quale il sophomore fa molta fatica.

Tobias Harris ha retto decentemente contro Siakam e, alla luce delle buone prestazioni difensive che ha fornito in questi Playoffs, potrebbe essere speso sul creatore primario degli Heat per diversi minuti – a patto che si confermi su questi livelli. Nel caso in cui dovessimo vedere l’Harris cui ci eravamo abituati durante la Regular Season, saranno chiamati agli straordinari Green e Thybulle.

Un’altra trappola da evitare, alla luce della scelta di Doc di non giocare con due lunghi atletici, è non permettere che Embiid, se dovesse tornare nella serie, sia tirato fuori per difendere ISO, cosa successa nel 14.5% dei possessi contro Toronto e che leva a Philly tutta la rim protection di cui dispone.

Sarà interessante vedere come proveranno ad attaccare Reed, che è un lungo piuttosto versatile da questo punto di vista e potrebbe rendere la vita difficile ad Adebayo.

Giusto per chiudere, si potrebbe tornare a vedere la zona che ha avuto successo contro Toronto, e utilizzata anche con Paul Reed da 5. Questa è più che altro un’ipotesi, e non presuppone un’utilizzo costante o certo, ma probabilmente, vista l’efficacia dimostrata contro Toronto, potrebbe essere esplorata in alcune fasi della gara. Gli Heat, in linea teorica, hanno una batteria di tiratori capaci di scompigliare un po’ la zona, soprattutto in caso di serata “calda” per Duncan Robinson, ma, in caso di difficoltà, tentare non nuoce.

Doc e le rotazioni

Non è un mistero che a Rivers piaccia molto il terzetto Harden-Harris-Niang, sebbene le ineup con i tre in campo, in 228 possessi giocati, abbiano un Net Rating di -10.6 e una delle peggiori difese, con 124.7 di Defensive Rating (10° percentile Cleaning the Glass). Con ogni probabilità lo vedremo anche in questa serie, nonostante i numeri, ma l’augurio è – se non si fosse ancora capito – che crescano i minuti di Paul Reed, il quale si è dimostrato pronto per giocare a questi livelli, garantendo energia e rimbalzi su entrambi i lati del campo, unita ad una buona dose di punti, cosa che dalla panchina manca storicamente.

Doc dovrà probabilmente rivedere qualche rotazione, e la ricomparsa di Furkan Korkmaz da point guard in Gara 6 è un segnale in questo senso. Rivers è chiamato ad una sfida importante contro uno dei migliori coach della lega e anche dalla loro personale partita a scacchi dipenderà l’esito della serie.

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