Anche perché, sebbene fosse quello che i Lakers cercavano, Marcus Smart nelle ultime due stagioni ha visto il campo poco (e male).

Ai tifosi dei Boston Celtics sarà venuto un mezzo infarto alla notizia della firma di Marcus Smart con i Los Angeles Lakers. Dopotutto, è difficile non affezionarsi a quello che è un vero e proprio mastino, un giocatore prima di cuore e poi tutto il resto, premiato con il DPOY nel 2022, un traguardo difficilissimo da raggiungere per una guardia, la prima a riuscirci da Gary Payton nel 1996.
La consolazione per i biancoverdi è che di quel giocatore, che prima di essere scambiato ai Grizzlies è stato per varie stagioni il “longest tenured” Celtic, il fratello maggiore in squadra da più tempo degli altri, non resta praticamente nulla. Tra infortuni e svariati cambi di squadre, Smart ha giocato poco e male, non proprio segnali incoraggianti per un giocatore non vecchio, ma nemmeno nel fiore degni anni – approccia i 32. Per i Lakers sarà una bella incognita, e a giustificare questa posizione vengono in aiuto i numeri.
I numeri “fuori” dal campo
Il buyout non è un rilascio secco, è un accordo tra le parti: il giocatore rinuncia a una porzione del proprio pieno stipendio dovutogli da contratto, la lascia sul piatto, mentre la dirigenza paga la differenza. I soldi diventano “morti” nelle casse della squadra, che le spalma su più anni, e lo svincolato nel giro di 48 ore può firmare con chi vuole alle cifre che vuole – spesso, in questi casi, recupera cifre simili a quelle a cui ha rinunciato. Il taglio, invece, è drastico e totale, perciò non serve alcun ok del giocatore.
Nel caso di Smart, dei $21.6 milioni dovutigli per il 2025/26, ne lascerà sul piatto circa 5.1, con un impatto in termini di stipendi “morti” di $16.5 milioni sulle casse dei Wizards. Perché $5.1 milioni? Si tratta della cifra di un’eccezione chiamata “bi-annual exception” in mano ai Los Angeles Lakers, che hanno un accordo preliminare con il giocatore e lo reclameranno una volta uscito dai waivers – strappandolo a Suns e Bucks, secondo ESPN tra le altre squadre ad aver ottenuto un colloquio in quanto seriamente interessate.
Per completare la firma e rimanere sotto la soglia del primo apron (che non possono superare, essendo loro “hard-capped”), i Lakers dovranno probabilmente tagliare il contratto non-garantito di Shake Milton, la cui scadenza per un rilascio a zero costi è proprio domenica 20 luglio, e Jordan Goodwin, quest’ultimo con solo $25mila garantiti. Il contratto sarà biennale, per un totale di $10.5 milioni circa, con un’opzione a disposizione del giocatore nell’estate 2026, quando potrà testare la free agency a seguito di quella che si spera per lui possa essere un’annata di maggiore continuità.
Queste cifre indicano una direzione chiara, e cioè che non c’è piena fiducia, giustamente (ci arriviamo subito), in Marcus Smart. La player option serve proprio a questo: se le cose andranno male, la accetterà e avrà comunque almeno altri $5 milioni anche nel 2026/27; se le cose andranno bene, potrà rifiutarla e magari ri-firmare con i Lakers a cifre superiori, oppure andare altrove dopo un affitto di un anno, non il primo veterano con grossa esperienza Playoffs che lo farebbe in una squadra che mira a competere.
Il fatto che non sia stato impiegato un minimo salariale ma che questo sia l’ultimo asso nella manica di Rob Pelinka per questa offseason, invece, dimostra che l’intenzione di renderlo parte della rotazione in maniera significativa c’è eccome. Semplicemente, con la necessità di lasciarsi una valvola di sicurezza, da ambo le parti. Come mai?
I numeri in campo
Smart ha giocato 54 partite totali nelle ultime due stagioni, soltanto 20 nel maledetto 2023/24 di Memphis e 19 nella scorsa annata prima di essere girato ai Washington Wizards alla trade deadline. Solo 15 presenze a DC, e adesso il buyout. Nel frattempo, zero presenze ai Playoffs, che non disputa dal 2023.
In queste due esperienze è passato dagli oltre 30 minuti di media a Boston a minimi in carriera che sforano a malapena i 20 minuti, tirando nel frattempo malissimo a Memphis – 34.8% nel 2024/25, 32.2 nel breve inizio della stagione successiva, senza arrivare al 40% dal campo complessivo – e un po’ meglio nelle 15 gare simboliche a Washington, riuscendo addirittura a sfiorare la true shooting% media della Lega.
Il problema è che ha poco senso valutare il giocatore così, trattandosi di due contesti poco competitivi inadatti a un agonista come lui, e soprattutto con tanti piccoli campioni ridotti che si sommano l’uno all’altro, visto il numero di assenze elevatissimo. E allo stesso modo, però, è un problema che abbia trascorso due annate così superati i 30, senza nemmeno annusare l’intensità Playoffs o una stagione coerente, con almeno una sessantina di presenze.
Questo aspetto è molto significativo per un giocatore che non possiede doti sovrumane in attacco, un tiro affidabile o un tocco sopra la media, perché tutto dipende dall’intensità. In attacco, soprattutto in un sistema con LeBron James e Luka Doncic – che secondo Shams Charania avrebbe chiesto questa firma a gran voce – gli verrà chiesto di fare prevalentemente il tiratore in catch&shoot, e qualora le conclusioni non dovessero entrare dovrà guadagnarsi minuti nell’altra metà campo.
La buona notizia per i Lakers è che ancora ha ottimi numeri come cacciatore di palloni, essendo rimasto costantemente al 90esimo percentile per percentuale di rubate, e che quel frame fisico può fare enormemente comodo a ogni età, un mix di taglia e stazza che lo rende un coltellino svizzero. Sia per difendere la maggiore minaccia avversaria, prevalentemente palla in mano o tra gli esterni, sia per cambiare a piacimento su tre ruoli (e mezzo).
In questo caso, l’incognita è grande ma totalmente opposta rispetto all’altra, quella di Deandre Ayton. Con quest’ultimo il talento non manca, anzi, il problema è solo di tipo emotivo e psicologico, mentre con Marcus Smart si è sicuri al 100% che arriverà un veterano navigato e quadrato mentalmente, ma in palese declino fisico da ormai due stagioni. L’aria di Los Angeles e il ritorno in un contesto competitivo come quello che ambiscono a creare i Lakers prima dell’addio di LeBron gli faranno bene?