Dopo la sonora eliminazione degli Atlanta Hawks per mano dei Miami Heat, andiamo a scoprire il motivo delle difficoltà incontrate da Trae Young.

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Alla luce di una serie terminata dopo sole cinque partite, Atlanta ha terminato la propria stagione uscendo con una netta sconfitta subita dai Miami Heat. Ricordando la fantastica Run Playoffs di solo un anno fa, terminata addirittura nelle Eastern Conference Finals, questo tracollo potrebbe risultare agli occhi di alcuni come sorprendente.

Soprattutto se, alla luce di questo pensiero, ci sono i numeri e le prestazioni a cui Trae Young ci aveva abituato nella scorsa post-season – oltre che in questa stagione. E, quindi, se dopo un anno la star degli Atlanta Hawks non è riuscito a brillare, la domanda viene più che lecita: quali responsabilità ha Trae Young per l’eliminazione della sua squadra da questi Playoffs? Proviamo a rispondere in più punti a questa domanda.

Il pre-Playoffs

Senza giri di parole: Trae Young aveva dominato le ultime partite prima di questi Playoffs, le due gare di Play-In comprese. Infatti, se la stagione di Atlanta ha sempre avuto dei risultati molto altalenanti, i numeri e le prestazioni di Trae hanno sempre mantenuto una costante positiva, chiudendo quella che è probabilmente la miglior stagione in carriera, culminando nel “Pre-Playoffs” con una storica prestazione al Play-In contro i Cavaliers, da 38 punti e 9 assist (4/11 dall’arco con il 65% di True Shooting).


Deciso quindi l’accoppiamento per la post-season, nonostante le potenzialità offensive di Young, era già prevedibile come una delle migliori difese della lega potesse, verrebbe da dire quasi “facilmente”, arginarlo, mettendo in mostra alcuni suoi limiti, a furia di switch difensivi e raddoppi in fase di possesso di palla.

Infatti, come anticipato nella preview della serie, la difesa della squadra di Spoelstra ha rispettato i pronostici della vigilia, dimostrandosi probabilmente il peggior accoppiamento possibile per le caratteristiche offensive di Trae, sia qualora Miami decidesse di giocare con una lineup più fisicamente forte con Tucker e Bam pronti a switchare sull’11, sia qualora Miami adattasse un quintetto small, fornendo sì occasione a Trae di trovare un punto attaccabile, ma che lo mettesse però nella condizione più difficile di segnare canestri forzati, dopo raddoppi e buone difese di sistema.

Col passare del tempo e delle partite, Trae ha mostrato pian piano come la difesa di Miami sia arrivata a limitarlo a cifre non da lui.

Gara 1

Gara 1 è probabilmente la più indicativa per descrivere l’andamento discendente avuto da Trae nelle cinque partite. Fin dall’inizio la star degli Hawks ha fatto vedere quanto la difesa degli Heat lo mettesse in crisi non solo nel prendere scelte, ma anche nell’applicazione di esse, con una difficoltà su tutte: Trae non riusciva a superare i suoi avversari in situazioni ISO, anche in quelli che teoricamente avrebbero dovuto rappresentare dei mismatch.

Questo ha costretto Young a due opzioni: chiudere il possesso con un suo pull up dall’arco o cercare di passare la palla fra le linee difensive Heat – in quel momento probabilmente la peggior cosa che potesse provare a fare. Non a caso, infatti, il resoconto è stato disastroso: peggior prestazione alle percentuali in carriera chiudendo con 1/12 FG e 0/7 da tre e 6 palloni persi, di cui 4 per un passaggio sbagliato, derivato dalla fretta di scaricare per il raddoppio e il blitz in arrivo da parte della difesa di Miami.

Quello che quindi era emerso fin da Gara 1 era che una soluzione concreta per Trae sarebbe stata attaccare tanto in situazioni di isolamento e affidarsi alle sua qualità dal palleggio e nell’attacco uno-contro-uno, approfittando anche di un noto problema di falli di cui Miami soffre da inizio stagione, “accontentandosi” di un tiro più semplice da realizzare per le sue caratteristiche.

Questa è una soluzione che è arrivata durante Gara 1, ma Young non è mai riuscito realmente a sfruttarla al massimo, chiudendo con soli 7 liberi guadagnati la partita – a cui sono seguiti i 4 di Gara 2 e addirittura soltanto 1 in Gara 4.

Considerazioni finali

E se focalizzarci su Gara 1 era doveroso, altrettanto è dire come queste situazioni abbiano fatto uscire (fisicamente e soprattutto mentalmente) Trae dalla serie, non riuscendo mai a trovare una soluzione alternativa al suo tiro, tanto che addirittura la prima tripla realizzata è arrivata a 4:18 dalla fine del primo quarto di Gara 2. Per non parlare dell’alto quantitativo di turnover, arrivati addirittura a toccare la doppia cifra nella seconda gara. Quindi, riprendendo la domanda iniziale: Young è il colpevole numero uno? Ovviamente no.

Il prototipo di giocatore alla Trae Young è il miglior accoppiamento possibile per la difesa di Miami, costruita volutamente per fermare quei profili che abusano del pick&roll e che possono andare in difficoltà quando vanno incontro a switch che non garantiscono un vero e proprio mismatch.

Questi sono numeri che non derivano dalla sue incapacità di giocare uno-contro-uno, dal momento che, come abbiamo visto, in situazioni del genere ha avuto la possibilità di essere efficiente, ma sono frutto semplicemente dalla qualità eccellente dei difensori di Miami e dalla preparazione del sistema.

Questo è un indice di quanto Trae Young non avesse concrete soluzioni per provare a dominare, come ci aveva abituati nell’ultimo anno, in questa serie, ma che avesse solo un numero ridotto di opzioni per provare ad essere efficiente, mai sfruttate a dovere nel corso delle cinque partite.