FOTO: The Manila Times

Per quanto possa sembrare paradossale (anche se fino a un certo punto), ogni possibile trade per Kevin Durant è attualmente in fase stagnante. E questo, come avevamo anticipato QUI, era in realtà abbastanza prevedibile.


A rendere difficile la messa in piedi di una trade per KD si susseguono una serie di fattori:

  • Durant ha praticamente appena rinnovato, con un quadriennale da più di $194 milioni che avrà come trigger date proprio il 2022/23;
  • per questa ragione, i Nets hanno modo di esercitare tutta la leverage che vogliono sul giocatore, il quale difficilmente siederà per 4 stagioni in attesa di andarsene – anzi, secondo gli addetti ai lavori che ne hanno una conoscenza diretta, difficilmente deciderà di saltare troppe partite per una questione simile.
  • sempre per questa ragione, Sean Marks e Brooklyn potranno giocare al rialzo a piacimento, soprattutto a seguito di tutti gli investimenti fatti per fondare questo core, chiedendo come ritorno pacchetti spropositati senza troppo bisogno di cedere a pressioni interne, quali ad esempio le preferenze del giocatore;
  • preferenze che, dunque, contano nulla. E, anche se contassero, restringerebbero ulteriormente il campo a Miami Heat e Phoenix Suns, alle quali i Nets potranno chiedere tutte le contropartite possibili, di cui le due squadre – per motivi logistici o quantitativi – sono al momento sprovviste.
  • questa serie di fattori consente solo una soluzione, consistente in una complicatissima blockbuster trade del tipo James Harden, la quale coinvolga più squadre e numerosi asset da più parti. Non è un caso, infatti, che un GM anonimo abbia rivelato su HoopsHype che il tipo di pacchetto richiesto da Sean Marks potrebbe essere proprio “una sorta di James Harden package“. Qualcosa di simile, senza contare i giocatori e le altre parti coinvolte:

L’esempio di Harden è piuttosto calzante. Il contratto non era assolutamente comparabile a quello di Kevin Durant, ma lo status del giocatore, fra i top 5 della Lega a stare larghi, è qualcosa che rende trade di questo tipo particolarmente inusuali – quasi senza precedenti.

Se per Il Barba la cosa ha funzionato tutto sommato “bene”, difficilmente sarà così semplice anche per KD. Forzare scambi come capitato in passato con Anthony Davis, Ben Simmons, Harden (sia a Houston, sia a Brooklyn) e molti altri è un qualcosa che, nonostante gli enormi progressi del player empowerment, è osservato con preoccupazione anche da Adam Silver, il quale si è espresso a riguardo proprio in nottata.

Il commissioner ha ammesso di non amare questo tipo di comportamento, e che sarà uno dei topic principali delle discussioni future. Al di là del giusto o meno, pensare che un giocatore, soprattutto dopo essersi legato con un contratto pluriennale ad una squadra, possa forzare uno scambio in ripetute occasioni apre assolutamente a un numero infinito di problematiche, a partire dagli svantaggi che avrebbero realtà con meno appeal nell’avere una garanzia sulla permanenza di un’eventuale star.

Tornando sulla realtà dei fatti, resta comunque una squadra ancora in grado di fare un’offerta mettendo per mezzo di asset credibili in una potenziale trade a due, e cioè i Toronto Raptors. Secondo HoopsHype, i canadesi sono abbastanza riluttanti a mettere sul piatto tanto Scottie Barnes, quanto OG Anunoby, ma potrebbero imbastire un pacchetto partendo da una base con Pascal Siakam e Gary Trent Jr., in attesa della mole gargantuesca di richieste aggiuntive con le quali Brooklyn rilancerà.

Altrimenti, l’opzione più plausibile è quella già citata di una complicatissima multi-team trade sull’impostazione di quella di Harden da Houston. A tal proposito, secondo quanto riportato da Michael Scotto, Indiana Pacers (molto attivi sul fronte Ayton, giusto per richiamare Phoenix) e San Antonio Spurs potrebbero aiutare a sbloccare la situazione. Entrambe le squadre progettano di avere una trentina di milioni di dollari, o più, di spazio salariale, il quale potrebbero mettere a disposizione in una trade in cambio di un lauto compenso, consistente logicamente in Draft compensation.

Avere squadre disposte a smaltire gli scarti del processo di raffinatura di una blockbuster trade aiuterebbe a facilitare il tutto, ma non a renderlo meno complicato. Kevin Durant potrà continuare il suo braccio di ferro con i Brooklyn Nets fino alla prossima stagione, ma Sean Marks e colleghi avranno tutte le possibilità per tenere botta fino alla fine, probabilmente anche in caso di situazioni estreme come potrebbe essere disertare delle gare.

Tutto questo, naturalmente, sempre tenendo in considerazione che, con il tempo (basti pensare alla trade deadline), al diminuire dei free agent corrisponde, in maniera inversamente proporzionale, un aumento dei nomi sul trade market, che già in queste ore si sta ulteriormente scaldando.