Kyrie Irving e Kevin Durant sembrano ai saluti; chi ha maggiori responsabilità sul crollo del progetto e quali conclusioni si possono trarre.

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Notizia di poche ore fa è che Kevin Durant, uno dei giocatori più influenti della lega, abbia chiesto di essere scambiato alla dirigenza dei Brooklyn Nets.

La tempesta in casa Nets aveva aperto le sue danze qualche giorno fa, con la scadenza del contratto di Kyrie Irving, ma si era placata quando quest’utimo ha accettato la Player Option per la prossima stagione. Solo un’illusione, dato che in realtà sia lui (QUI gli ultimi dettagli) che KD (QUI i dettagli) non sembrano comunque avere alcuna intenzione di rimanere a Brooklyn.

Anche se l’ufficialità non è ancora arrivata, l’epilogo sembra essere scritto nel futuro delle prossime ore o dei prossimi giorni, ed è già il momento di puntare il dito e trovare i colpevoli.

Quale sarà l’epilogo

Al netto di possibli cambiamenti di scenario in questi giorni, al momento il finale della storia sembra essere annunciato: Durant e Irving troveranno una nuova destinazione, e ai Brooklyn Nets rimarranno le briciole. Con tutto il capitale in termini di asset che la franchigia ha speso negli ultimi anni per darsi una chance di competere, a prescindere dai pacchetti che otterrà in cambio delle due superstar il futuro si prospetta veramente buio.

È vero, teoricamente sia KD che Kyrie sono sotto contratto, ma nella realtà dei fatti dell’NBA di oggi, per i Nets sarebbe controproducente lanciarsi in un braccio di ferro contro la volontà dei giocatori. Innanzitutto perché questi ultimi potrebbero addirittura rifiutarsi di giocare; in secondo luogo, perché potrebbe compromettere eventuali operazioni future, incrinando i rapporti con i loro agenti.

Questa situazione tra l’altro diventa l’emblema di una dinamica ben chiara negli ultimi anni di NBA: al contrario di quelli dei giocatori “normali”, che le franchigie possono sballottare da una parte all’altra degli Stati Uniti a piacimento, i vari Front Office non hanno un reale potere sui contratti delle superstar. Di fatto, molte di loro possono ormai permettersi di tenere in ostaggio le proprie squadre. Brooklyn stessa ha beneficiato di tutto questo nel recente passato, acquistando James Harden a un costo relativamente modesto, e oggi invece ne paga le conseguenze.

Chi ci guadagnerebbe?

In realtà, probabilmente nessuna delle due parti in causa.

Di sicuro non i Brooklyn Nets. In questi tre anni di infortuni e situazioni paradossali, è stata più la sfortuna che altro a tenerli lontani dalla possibilità concreta di vincere un titolo. Invece di avere un altro tentativo a disposizione, i Nets ora vedono all’orizzonte nuovamente il fondo del baratro, e potrebbe durare anche molti anni.

Per la verità, sotto il piano sportivo nemmeno Kevin Durant sembra poterci guadagnare abbastanza da giustificare la richiesta. Tutte le contendenti al titolo alla sua ricerca dovrebbero fisiologicamente spendere parecchio per convincere i Nets a chiudere l’accordo, perdendo verosimilmente pezzi importanti per un’eventuale corsa all’anello. A Brooklyn, invece, KD avrebbe una squadra ancora piena di talento, con pochissimo, se non nulla, da invidiare alle migliori squadre in circolazione.

Anche adesso, in questo momento di crisi, l’opzione più conveniente per tutti vedrebbe probabilmente Durant e Irving rimanere al loro posto.

A chi la colpa?

Supponendo che il divorzio vada davvero in porto, la natura umana ci impone l’indagine per l’individuazione di uno o più colpevoli.

Anche se un fondo di verità ovviamente c’è, sarebbe troppo semplice scaricare tutta la responsabilità su Durant e Irving, per aver spogliato la squadra di tutti gli asset presenti e futuri per poi firmare la sua rovina. Di certo si meriterebbero critiche sotto molti punti di vista, ma il 100% delle colpe è forse troppo.

Questo perché, allargando il ragionamento, nel momento in cui consegni le chiavi della squadra a due superstar di questo tipo, in qualche modo sai già cosa aspettarti. Nel 2019, i Nets hanno scelto di affidarsi a KD e Kyrie per portare il Larry O’Brien Trophy a Brooklyn: da quel momento, si è deciso di imboccare una strada a senso unico, che andava però mantenuta.

Con tutta probabilità, infatti, i problemi sono sorti quando il GM Sean Marks non ha accontentato Irving sulle cifre da lui richieste per il rinnovo. I dubbi sull’ex-Celtics sono più che sacrosanti, ma per il discorso appena fatto, tre anni dopo quella Free Agency, non ti puoi permettere un dietro-front. Non rinnovando Irving, al prezzo di indispettire anche Durant, si va in controtendenza con quella che era stata la decisione in ottica di competere per il titolo: affidarsi, nel bene o nel male, a loro due.

E se le logiche sull’età e sui comportamenti generali di Irving sono importanti, il risultato dato dalla partenza delle due superstar sarebbe un costo decisamente troppo salato da pagare per le sorti dei Brooklyn Nets.

Per questi motivi, anche dopo il caos perpetrato in queste ore, visto il tipo di superstar in ballo e la mole del contratto di Durant, la possibilità che il tutto si concluda in un nulla di fatto è tutt’altro che da escludere, dal momento che lo scenario che ci si para davanti è uno di quelli senza precedenti.