Ancora una pletora di scelte, un nucleo giovane e tutti i giocatori sotto contratto: la progettazione di questi Oklahoma City Thunder è perfetta.

Non esiste un modo giusto di vincere, anche perché chi vince ha sempre ragione. Esiste però un modo giusto di progettare una vittoria, indipendentemente dal risultato che venga raggiunto. Gli Oklahoma City Thunder hanno trasformato un progetto perfetto in successo, e per tale motivo meritano questo titolo NBA più di chiunque altro.
I motivi non solo per affermarlo sono molteplici. In primis, c’è il campo, dove OKC non perde due partite di fila da aprile scorso, dove è diventata la quarta squadra della storia a vincere 84 o più partite tra Regular Season e Playoffs, dove ha chiuso 64 partite con 10+ punti di vantaggio. Ci sono i presupposti per parlare di una delle migliori stagioni NBA di ogni epoca, considerando anche i numeri storici della difesa.
Tutti fattori e numeri citati non per il semplice gusto di farlo, ma perché indicano quanto legittimo sia questo titolo. Così come legittimo è stato l’MVP a Shai Gilgeous-Alexander, entrato in una cerchia molto ristretta dopo aver vinto anche l’MVP delle Finals, e la doppia selezione di Jalen Williams nei quintetti All-NBA e All-Defensive. Una stagione da sogno.
Il tutto però non sarebbe stato possibile senza un’organizzazione pluriennale perfetta. SGA ha soli 27 anni, è nel pieno prime ed è frutto di uno scambio estremamente vantaggioso per OKC, senza il quale il nucleo attuale non esisterebbe – senza mezzi termini. Stiamo parlando della celeberrima “trade Paul George”, dalla quale è scaturito un effetto farfalla che ha permesso queste NBA Finals. Questo ciò che ne hanno ricavato i Thunder:
- Shai Gilgeous-Alexander
- Danilo Gallinari, girato agli Hawks per una second-round pick
- first-round pick 2021 dai Miami Heat: Tre Mann, usato nello scambio per Gordon Hayward, che ha finito col non pagare i dividendi
- first-round pick 2022 dai Los Angeles Clippers: diventata, nello stesso Draft di Chet Holmgren, Jalen Williams
- first-round pick 2022 dai Clippers: Dillon Jones
- first-round pick 2025 dai Miami Heat: protetta in lottery (inizialmente 2023, poi cambiata con un accordo fra le squadre) e che dunque arriverà ufficialmente a OKC con la selezione numero 15.
- altro: diritto di “swap” sulla first-round pick 2025 dei Clippers; first-round pick 2026 non protetta dei Clippers
SGA, JDub e Dillon Jones sono attualmente a roster, mentre tutti gli altri si possono inquadrare nelle seguenti categorie:
- scelti al Draft: Chet Holmgren, Aaron Wiggins, Cason Wallace, Jaylin Williams, Ajay Mitchell, Ousmane Dieng, Nikola Topic
- undrafted/tagliati: Luguentz Dort (undrafted), Isaiah Joe (tagliato in precedenza, firmato da free agent)
- via trade e free agency: Alex Caruso, Isaiah Hartenstein, Kenrich Williams
Considerando Dillon Jones e Jalen Williams nella prima categoria e il fatto che Lu Dort sia stato firmato da undrafted, si capisce che il Draft sia la fonte principale dalla quale Sam Presti abbia voluto attingere, sebbene comunque anche tutte le trade sono state mirate.
Nonostante gli asset infiniti, i Thunder non si sono fatti ingolosire da qualche stella scontenta o superstar anziana in cerca di un affitto per inseguire il titolo, bensì hanno continuato lungo il proprio percorso, lavorando ai margini. La trade per Alex Caruso, senza sacrificare nemmeno una pick, si è confermata un furto con scasso da parte di OKC visto l’impatto clamoroso del giocatore ai Playoffs. Mentre la firma di Isaiah Hartenstein ha offerto maggiore versatilità nel reparto lunghi senza occupare porzioni troppo rilevanti del salary cap: 21.34% nella stagione appena conclusa, 18.43% nella prossima dato che si tratta addirittura di un contratto a scendere.
Oklahoma City non ha pagato la luxury tax nel 2025, non dovrebbe pagarla a meno di stravolgimenti nel 2026, annata per la quale ha già tutti e 15 gli attuali giocatori ancora potenzialmente a roster. E come fa notare Yossi Gozlan di HoopsHype, ciò è possibile anche grazie all’egregio lavoro sul contratto di Gilgeous-Alexander, privo di player option e dunque a cifre contenute (24/25% del salary cap) fino al 2026/27 incluso, il primo anno di quelli che saranno i contrattoni nuovi di zecca di Chet Holmgren e Jalen Williams. Ma non finisce qui…
Gli Oklahoma City Thunder hanno una selezione in lottery al Draft 2025 e la scelta numero 24, solo due delle undici first-round pick ancora disponibili fino al 2031. Se le cose dovessero girare bene, potrebbero arrivare addirittura ad avere in mano quattro first-round pick al Draft 2026, sebbene ci siano varie protezioni da abbattere. Non che cambi qualcosa, ovviamente.
Queste scelte potrebbero essere impiegate in mille modi diversi, che sia in trade per giocatori più funzionali o per altre scelte più avanti nel tempo, dando il via a un loop, a una ricorsività che si traslerebbe in anni e anni di dominio. Questa abbondanza di asset copre potenzialmente qualunque imprevisto, dalla richiesta improvvisa di scambio di un giocatore a un eventuale infortunio.
Si tratta molto chiaramente della base di quella che potrebbe rivelarsi una dinastia nell’era più equilibrata della NBA. E sarebbe nata non a causa di colpi di fortuna o firme di grandi nomi, ma per mezzo di un’abile progettazione a lungo termine e di un lavoro certosino in sede di Draft e free agency.
In un’epoca nella quale la versatilità e la lunghezza dei roster si stanno facendo sempre più necessari a discapito dei molteplici “Big”, anche e soprattutto a causa della presenza di role player sempre più validi che rendono necessario un incremento del talento medio di squadra, i Thunder non sono stati solo lungimiranti, ma quasi pionieristici.
Non hanno ceduto alle tentazioni, mantenendosi flessibili e sviluppando un nucleo giovane, hanno creduto in un progetto a lungo termine, hanno curato ogni minimo dettaglio… se questo non è l’identikit di un’organizzazione che merita più di ogni altra un titolo NBA, allora non sappiamo davvero chi altri possa meritarlo.