Davvero senza senso. James Harden ha chiesto lo scambio ai Los Angeles Clippers per motivi non troppo chiari.

FOTO: Sports Illustrated

I Los Angeles Clippers hanno vinto 17 delle ultime 22 gare, sono risaliti in zona Play-In e dal 19 dicembre (quando è iniziata la striscia positiva) sono per rendimento la 4° migliore squadra NBA, con il 2° migliore attacco della Lega e la 13° difesa. L’exploit realizzativo di Kawhi Leonard, in versione MVP, ha aiutato, ma questo non sarebbe stato possibile senza le tremende fatiche di inizio stagione, tanto motivazionali quanto funzionali a tenere a galla la squadra, di James Harden. Lo stesso James Harden che adesso, dal nulla, starebbe lavorando con la franchigia per cercare una nuova destinazione, dopo aver chiesto deliberatamente uno scambio. Che senso ha? Non molto.

Il background

Stando a numerosi report, i Cleveland Cavaliers sarebbero in testa, e lo scambio sarebbe un 1:1 secco con Darius Garland, fuori dal 14 gennaio per un infortunio all’alluce. L’interesse della franchigia dell’Ohio, stando a The Athletic, dipenderebbe dalla capacità dei Clippers di aggiungere Draft capital di qualunque tipo, trattandosi di uno swap tra un 26enne e un 36enne – citiamo alla lettera. Realisticamente, first-round pick 2030 e 2032 sono a disposizione, oppure la 2031 – con la Stepien Rule, se le volessero offrire tutte e tre, quest’ultima sarebbe uno swap. Le tempistiche, in relazione allo scambio di Hunter, tornerebbero.

La motivazione di questa richiesta è un po’ fumosa. Harden non può essere esteso, ha una player option da $42.3 milioni il prossimo anno e uno stipendio da $39.2 milioni che verrà pienamente emesso nel corso di questa stagione, perciò ogni trattativa sarebbe da rimandare all’offseason. Proprio a causa di queste tempistiche, il report sulla richiesta preliminare da parte del giocatore di un’estensione da $80 milioni in due anni fa un po’ di acqua. Anche se fosse vero, e i Clippers fossero stati giustamente restii a offrire certe cifre, la stagione è ancora in corso, e ogni eventuale trattativa estiva dipenderebbe ovviamente dai risultati.

L’unica cosa che viene in mente, a questo punto, è un capriccio per il mancato riconoscimento degli sforzi profusi a inizio stagione da Harden, ma sembra un po’ troppo per allontanarsi da un ambiente e una città da sempre cara al giocatore. Più realistico pensare, come spiega Kelly Iko di Yahoo Sports, a una frustrazione per il tentativo dei Clippers, quando tutto sembrava colare a picco, di scambiare lui, John Collins e Brook Lopez, salvo poi tornare sui propri passi. Ma anche questo è un po’ poco, quindi al momento appare davvero come qualcosa di poco sensato.

Sponda James Harden

Se davvero fosse per soldi, anche qui non tornerebbe. James Harden ha maturato una no-trade clause perché è tornato nella squadra dove era prima con un contratto 1+1, il che offre questo beneficio sotto il nuovo CBA. Se dovesse accettare lo scambio, dunque rinunciare alla clausola, e poi rinunciare alla propria player option, perderebbe i propri Bird Rights, che permettono estensioni più lunghe e remunerative anche se la squadra non ha cap room. Con i non-Bird rights potrebbe firmare al 125% del proprio stipendio precedente, quindi gli attuali $39 milioni.

Non poco, anzi, ma difficile trovare chi voglia offrirli – considerando anche la magagna della player option, dotata di scadenze che permetterebbero al giocatore di ottenere $13 milioni prima (29 giugno) di un eventuale taglio (11 luglio).

Sponda Cavaliers

Di certo non si tratta di cifre che i Cavaliers vorrebbero offrirgli. O potrebbero sostenere. La squadra è già infognatissima nel secondo apron, perciò già in un eventuale scambio sarebbe limitata a pareggiare gli stipendi al centesimo. Per fare un esempio sulle complicazioni, James Harden guadagna meno di Garland, quindi non sarebbe un problema, ma il trade bonus del Barba aggiungerebbe un impatto di $2.3 milioni in più che i Cavs non potrebbero sostenere, di conseguenza sarebbe necessaria una rinuncia da parte del giocatore. I Clippers inoltre sono appena $1 milione sotto la soglia per loro invalicabile (hard cap) del primo apron, quindi potrebbero giusto assorbire la leggera differenza di Garland – circa $250mila.

Proprio a causa di questa situazione, la scelta di James Harden sarebbe funzionale a liberarsi di un contratto più lungo e pesante per alleggerire le spese sul lungo periodo, restando competitivi nel breve. Darius Garland nel 2027/28 guadagnerà ancora $44.9 milioni, difficile da incastrare con i soldi di Evan Mobley ($269Mx5, fino al 2030) e quelli che chiederà Donovan Mitchell – eleggibile per un’estensione dal 2027.

Di conseguenza, noleggiare Harden per un anno in questo est darebbe il solo vantaggio di tentare dei Playoffs competitivi per poi poterselo sganciare in estate, se dovesse rinunciare alla player option, o l’anno successivo, quando Mitchell potrà estendere. Lo scenario migliore sarebbe poi ovviamente poterlo trattenere a cifre ridotte, ma su questo la situazione è poco chiara, come già spiegato.

Magari lo stesso James Harden vuole farsi un anno in un contesto che reputa più competitivo per poi firmare dove preferisce (evitando così di incassare solo $13 milioni di player option prima del taglio entro l’11 luglio), che sia un ritorno a Houston o in una delle tante squadre caldeggiate. Questa strategia, a lungo termine, avrebbe senso e accontenterebbe un po’ tutti, soprattutto i Clippers, che tra rimetterci nel perdere il Barba a zero e prendere un 26enne Garland (forse anche pick aggiuntive) avrebbero optato ovviamente per la seconda. Ma le tempistiche sono davvero strane.

E sono tutte speculazioni su qualcosa che sanno solo le parti coinvolte – e non si tratta certo della stella più prevedibile in circolazione, anzi. Chiedere a coach Lue, o a John Collins, o al pur inespressivo Kawhi Leonard, se se lo aspettassero. Il 5 febbraio è vicino, lì forse ne sapremo tutti un po’ di più.


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