Fuori Lu Dort, Isaiah Joe e Aaron Wiggins, dentro Aday Mara, Bennett Stirtz, Otega Oweh e Josh Dix. Che Oklahoma City Thunder possiamo aspettarci?

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Justin Martinez e pubblicata su https://eu.oklahoman.com/, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Jared McCain teneva le mani nascoste sotto il tavolo, ma il sorriso che gli attraversava il volto era molto più difficile da celare. Lunedì, mentre il suo incontro con i giornalisti al media day degli Oklahoma City Thunder si avviava alla conclusione, si guardava intorno con aria elettrizzata, quasi sperasse ancora di poter condividere qualcosa. Bastava che qualcuno glielo chiedesse, e alla fine l’occasione è arrivata.
«Un’ultima cosa», è intervenuto un giornalista. «Possiamo vedere le tue unghie di oggi?». McCain ha sfoderato il suo solito sorriso, seguito da qualcosa di ancora più brillante: le unghie dipinte d’oro. «L’oro è lo standard», ha spiegato. «Qui vogliamo vincere il titolo».
Anche quando McCain cambierà inevitabilmente decorazione alle unghie, il messaggio resterà lo stesso. E lo stesso vale per i suoi Thunder, che quest’estate – dopo la sconfitta contro San Antonio nelle finali della Western Conference 2026 – hanno apportato delle inevitabili modifiche il roster.
Lu Dort, Isaiah Joe e Aaron Wiggins sono stati ceduti, e sono arrivati i rookie Aday Mara, Bennett Stirtz, Otega Oweh e Josh Dix. Nei primi mesi probabilmente servirà qualche aggiustamento per far funzionare tutto al meglio, ma è un processo con cui OKC si trova a proprio agio. «Non credo sia cambiato davvero qualcosa», ha detto Isaiah Hartenstein. «Non vogliamo cercare scuse per quello che è successo. Vogliamo soltanto presentarci, ripartire da un bilancio di 0-0 e affrontare ogni giornata con questo spirito, migliorando giorno dopo giorno».
La crescita quotidiana è un requisito fondamentale dello standard di OKC. Del resto, è così che Shai Gilgeous-Alexander è diventato due volte MVP a 27 anni. È così che Jalen Williams e Chet Holmgren sono diventati giocatori da quintetto All-NBA prima ancora di arrivare al loro secondo contratto. È così che Ajay Mitchell e Jaylin Williams sono passati dall’essere scelte al secondo giro del Draft, a giocatori importanti per la squadra. Ed è così, in definitiva, che nel 2025 i Thunder sono diventati la seconda squadra più giovane nella storia dell’NBA a vincere il titolo.
Stavolta, quel processo sarà importante quanto mai prima. Dalle tre trade effettuate durante l’offseason, OKC ha ricavato complessivamente sette scelte al secondo giro, ma nessun giocatore. Quest’estate la franchigia non ha semplicemente deciso di risparmiare: ha scommesso sulla crescita dei giocatori rimasti per compensare le partenze.
«Dobbiamo essere una macchina nello sviluppo dei giocatori», ha spiegato coach Mark Daigneault. «Questo vale per chi è in cima alle gerarchie, parte titolare e gioca tutti i minuti, così come per chi si trova in fondo al roster. […] Questo mindset deve mandare a tutti i nostri giocatori un messaggio: se sei qui, ci aspettiamo che tu migliori. Dobbiamo essere una forza nello sviluppo dei giocatori, assicurandoci che tutti continuino costantemente a crescere e a migliorare. Per noi non è una novità. È la mentalità con cui abbiamo sempre affrontato il nostro lavoro».
Lo standard di OKC, insomma, non cambia in base a qualche cambiamento nel roster. E di certo non cambia in base ai risultati della stagione precedente – semmai, la sconfitta nella serie contro San Antonio ne ha ribadito l’importanza. È quando ci si ritrova con le spalle al muro che si deve dimostrare di avere carattere, ed è proprio questa la situazione attuale dei Thunder, che stanno cercando di riprendere il controllo di una lega che dodici mesi fa era nelle loro mani.
Il rinnovamento comunque non sarà l’unica difficoltà che Oklahoma City deve affrontare. Gli infortuni sono inevitabili, gli alti-e-bassi anche, ma un altro requisito dello standard di cui parla coach Daigneault è riuscire a mantenere il proprio miglior livello con continuità, anche nei momenti più difficoltosi. «Credo che a rendere davvero forti le squadre siano gli aggiustamenti che sanno fare e il modo in cui reagiscono alle difficoltà», ha confermato Jalen Williams. «Durante l’anno potremo avere alti-e-bassi, d’accordo, ma la domanda è: come possiamo restare solidi, sempre, nonostante qualche problema che potrà sorgere? Troveremo io modo di farlo, ed è questo l’aspetto che mi entusiasma di questa squadra».
Lunedì McCain era felice di mostrare le proprie unghie a chiunque glielo chiedesse, passando da una postazione all’altra del media day. Naturalmente, però, le scambierebbe volentieri con l’oro vero al dito, quello degli anelli da campioni NBA. Dopotutto, con il tempo lo smalto si rovina e sbiadisce, mentre anelli e banner non passano mai.