JJ Redick e Rob Pelinka hanno citato l’Odissea, il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, ma la vera domanda è: i Lakers sono competitivi?

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Bill Plaschke e pubblicata su Los Angeles Times, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Hanno citato l’Odissea, parlato del Signore degli Anelli, tirato in ballo Lo Hobbit, richiamato il viaggio dell’eroe e preannunciato una stagione ricca di racconti mitologici di trionfo.Quello che Rob Pelinka e JJ Redick non hanno promesso, invece, è che i Los Angeles Lakers saranno in corsa per il titolo. E quello di cui non potevano parlare, è cosa succederà a loro se non lo saranno.
Nella consueta conferenza stampa che precede l’inizio del training camp, tenuta al centro di allenamento dei giallo-viola, il general manager e l’head coach hanno parlato di personaggi immaginari perché la realtà, forse, è troppo cupa per essere descritta a parole. Senza giri di parole, il loro posto è a rischio se le cose non dovessero andare bene da subito, e la squadra in ricostruzione che hanno tra le mani potrebbe non essere abbastanza forte da farli dormire sereni. E no, nessuna simpatica citazione di Gandalf potrà cambiare tutto ciò.
Con la nuova proprietà, i vertici tecnici dei Lakers non possono più contare sulla protezione della famiglia Buss o di Mark Walter. C’è da scommettere che Bob Iger e Joshua Kushner non aspettino altro che un valido pretesto per mettere persone di loro fiducia, scelte da loro e non dalla gestione precedente, alla guida dell’investimento da 12.5 miliardi di dollari che hanno appena sostenuto. E se questi Lakers, chiaramente in fase di ricostruzione, non si dimostreranno in fretta all’altezza del marchio che rappresentano, quello scenario potrebbe essere presto realtà.
Nelle sue nove stagioni complete alla guida delle basketball operations dei Lakers, Pelinka ha costruito soprattutto la squadra che ha vinto il titolo nella bubble del 2020 – ma l’ha smantellata poco dopo, e da allora non ha più vinto. Redick invece, nelle sue due stagioni sulla panchina dei Lakers, è diventato il primo allenatore della franchigia dai tempi di Phil Jackson a vincere almeno 50 partite in due annate consecutive – ma JJ è sempre stato una scelta di LeBron James. E adesso che Il Re se n’è andato da Los Angeles – lo dico: grazie al cielo! – Redick dovrà dimostrare di nuovo il proprio valore alla nuova proprietà.
Il suo inizio è già stato piuttosto maldestro, a giudicare dalla risposta a una domanda su chi affiancherà Luka Doncic, Austin Reaves e Walker Kessler nel quintetto titolare. Ha ripreso la stupida critica circolata negli ultimi giorni secondo cui i Lakers non possono vincere perché hanno troppi giocatori bianchi a guidare la squadra: «Sono abbastanza sicuro di tre dei cinque posti», ha detto, «e del fatto che gli altri due non saranno occupati da due bianchi». Ehm… okay.
Redick ha spiegato poi che tutti i nuovi potenziali titolari – in primis Grimes, Sexton, Looney, Thybulle – possono fare gruppo e trasformare la stagione… in un capolavoro mitologico. «Nel viaggio dell’eroe ci sono anche gli alleati e gli dei», ha detto. «Pensate al Signore degli Anelli, no? Tutti quei personaggi dello Hobbit dovevano restare uniti. Dovevano accettare il fatto di essere alleati, giusto? Senza questo non arrivi alla fine del viaggio. Oppure il viaggio diventa ancora più travagliato di quanto già non sia, perché lungo il percorso ci saranno inevitabilmente prove e difficoltà».
A quel punto Pelinka è intervenuto: «Io sono un grande appassionato di Tolkien. Tu sei Samvise o Frodo?». Redick ha risposto: «Ehm, sono contemporaneamente Samvise e Gandalf». E Pelinka: «Ah, Gandalf. Ancora meglio». Sì, a San Antonio parlano di Wemby, a Oklahoma City parlano di SGA, e a Los Angeles parlano di… Frodo.
Benvenuti nella vita dopo LeBron James, con Pelinka che ha aperto la conferenza stampa rispondendo alla domanda più importante dell’estate: perché è finito il matrimonio tra James e i Lakers? Solo che non ha risposto. «Sono davvero grato per la collaborazione che abbiamo avuto e che è proseguita fino a quest’estate, quando è stata presa la decisione che lui giocasse per un’altra squadra».
Esattamente, presa da chi? LeBron ha detto di aver deciso lui. Secondo chi scrive, invece, sono stati anche i Lakers, che avevano bisogno di lasciarlo andare per poter guardare avanti. Pelinka in ogni caso non ha approfondito, ha preferito concentrarsi su un riferimento celebre, riuscendo però a combinare un altro pasticcio.
«Abbiamo parlato di come ogni stagione sia un po’ come l’Odissea, se qualcuno ha visto il film», ha detto, prima che qualcuno gli ricordasse da dove ha origine la storia raccontata da Cristopher Nolan. «Ah, in realtà era un poema, giusto. (…) Comunque, cominci una stagione e lungo il percorso succedono cose che non puoi prevedere. Ma devi restare unito come gruppo e mantenerti forte», ha continuato Pelinka. «È un paragone che ci rappresenta bene».
Quest’anno Pelinka affronterà una sua personale Odissea, come dimostra il modo in cui ha già iniziato a difendere i risultati del proprio lavoro. «Se guardate alle squadre con cui vogliamo competere, i Thunder e gli Spurs prima di tutti, hanno dovuto perdere per diverse stagioni per ottenere scelte alte al Draft. Noi, qui, non possiamo permetterci quel lusso», ha detto. «Da noi ci si aspetta ogni anno di vincere, raggiungere i Playoffs e competere. E riteniamo di esserci riusciti. Da quando ricopro questo ruolo, siamo sempre stati una squadra da Playoffs e dobbiamo continuare a esserlo».
Anche Redick si è messo sulla difensiva. «Il 29 settembre nessuno è già una squadra da titolo. Non ce n’è una in tutta la lega. Diventarlo è un processo che prosegue per tutto l’anno. Rob ha parlato del suo ruolo in quel processo, e anch’io ho un ruolo in tutto ciò. E anche i nostri giocatori. Sono convinto che nel corso di quest’anno cresceremo fino a diventare una squadra da titolo». Se non ci riusciranno, però, questa stagione per loro si trasformerà in un bagno di sangue.