Kyrie Irving è finalmente tornato dopo 586 giorni – e per fortuna, aggiungiamo noi.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Brad Townsend e pubblicata su The Dallas Morning News, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
L’ultima volta che avevamo visto Kyrie Irving in una partita, zoppicava su una gamba sola, a denti stretti, in lacrime, mentre metteva a segno due tiri liberi in un American Airlines Center immerso in un silenzio spettrale.
Diciannove mesi e otto giorni dopo, dall’altra parte del mondo rispetto a Dallas, Irving ha messo in scena il tanto atteso ritorno contro Houston, domenica sera a Macao, segnando un sottomano in reverse dopo appena 14 secondi di gioco. Il boato del pubblico del Venetian Arena, tutto esaurito, è stato così fragoroso che forse si è sentito fin nel casinò accanto, se non addirittura sulla Cotai Strip. A Dallas erano le 5:12 del mattino, ma forse anche lì si sono levati degli urli di gioia.
La dichiarazione d’intenti di Irving, nella vittoria di preseason di Dallas per 132-115 nella NBA China Game, ha anticipato una prestazione da 17 punti, 3 assist e 2 rimbalzi in 21 minuti, che ha comunicato con forza come sia davvero tornato dopo la rottura del crociato del 3 marzo 2025.
«Ho visto spalancarsi un po’ la linea di fondo e mi sono sentito bene a togliermi di mezzo quel pensiero», ha detto. «Immaginavo come sarebbe andata, sognavo come sarebbe stata».
Superato quell’ostacolo emotivo, si è passati all’altra sottotrama attesa della serata: la prima volta in campo insieme a Cooper Flagg, Rookie of the Year in carica. Anche questa è andata in modo promettente, con 14 punti e 7 assist di Flagg, tra cui un lancio a tutto campo per Irving in corsa verso il canestro, concluso con un appoggio.
Si è trattato, però, solo di una breve anteprima, la seconda delle due NBA China Games contro i Rockets in tre giorni. Il che non ha impedito a un giornalista di chiedere a Irving di paragonare il potenziale insieme a Flagg agli anni trascorsi con LeBron James a Cleveland e con Kevin Durant a Brooklyn.
«Sono su categorie e traiettorie diverse. Però posso dire questo: penso che Coop sia in linea con quella natura competitiva in età molto giovane. Quella che ti porta a aaper guidare una squadra e a saper stare in una grande squadra. Adoro inoltre che sia un giocatore eccellente sulle due metà campo, adoro che ci tenga a usare la propria voce, ora che sta crescendo e affronta il secondo anno.»
L’obiettivo, mentre i Mavericks rientrano da sei giorni frenetici nella Las Vegas cinese per preparare la regular season, è che Irving e Flagg si rendano a vicenda la vita più facile in campo. Questo, a sua volta, renderà più semplice la prima stagione di Dusty May da allenatore NBA. Prima della partita, May aveva fatto notare che molti giocatori di ritorno da lunghe assenze per infortunio non giocano bene alla prima uscita. Irving, 34 anni, si è rivelato un’eccezione. Come sempre.
«Lo dico dalla prima volta che l’ho visto in un allenamento: è un artista. È un musicista jazz: basta vedere come pensa la partita, come la manipola.»
Due notti dopo la sconfitta per 135-117 contro i Rockets, il linguaggio del corpo dei Mavericks era sensibilmente più leggero con Irving in campo. Rapido, senza paura nel pitturato, come sempre. Con la stessa inclinazione a elettrizzare il pubblico, e i compagni.
Verso la fine del primo quarto ha segnato un tiro da otto metri prima dello scadere dei 24 secondi. Nel finale del secondo, un morbido floater con la sinistra in mezzo all’area. Nel terzo quarto, un altro tiro da otto metri ha regalato a Dallas il 64-60. Né Irving né Flagg hanno giocato nel quarto periodo.
«Dio è davvero il più grande. Poter rendere ad alto livello è stato incredibile. Sono rimasto umile, ma anche aggressivo, cercando di sembrare di nuovo me stesso».
– Kyrie Irving
Da quando il training camp è iniziato, il 26 settembre, i Mavericks hanno sottolineato quanto Irving sembrasse in forma negli scrimmage. «Se non avessi saputo che ha saltato l’anno scorso», ha detto May, «non me ne sarei accorto da come ha lavorato nel camp di preseason».
Prima della trasferta i Mavericks avevano deciso che Irving avrebbe giocato una sola delle due China Games. Questo sembrerebbe indicare che giocherà soltanto una delle ultime due partite di preseason di Dallas, entrambe in casa: mercoledì contro New Orleans e venerdì contro Atlanta. Quando Irving tornerà a giocare all’AAC, promette di essere un altro ritorno carico di emozione.
«Voglio dedicare un enorme ringraziamento ai miei MFFL, perché siamo stati molto pazienti, e loro sono stati molto pazienti con me. Non vedo l’ora di vivere l’occasione, ma sarà un processo. Non do per scontato nessuno di questi momenti. Voglio sentirli urlare. Voglio sentirli gridare i nostri nomi. Voglio sentirli di nuovo entusiasti di ciò che significa il basket dei Dallas Mavericks.»