Il CBA stesso approva la partnership dei giocatori con aziende di scommesse, e ora ci sono anche i mercati predittivi: LeBron James, Giannis Antetokounmpo, Durant, Jokic sono tutti nel giro.

Victor Wembanyama ha dichiarato che non promuoverà mai betting company e prediction market, ammettendo di trovare “triste” che alcuni giocatori lo facciano. Beh, senza dubbio un proposito nobile, ma servirà più di questo per cambiare dinamiche che rendono la NBA totalmente schiava del betting. Uno studio di Nielsen Sports a riguardo, non troppo recente ma già abbastanza esplicativo di cosa sarebbe diventato con il tempo questo mercato, spiegava come da accordi diretti di sponsorizzazione, advertising e data rights con le agenzie di betting portassero nel 2018 alla NBA già $154 milioni.
Ma questa era la punta dell’iceberg: maggiore engagement, maggiori utenti connessi allo streaming o presenti in arena, maggiori guadagni, con stime che parlavano di $585 milioni aggiuntivi nelle casse della Lega come effetto collaterale degli accordi con le betting company. Meno di dieci anni dopo, ed è successo esattamente quello che ci si aspettava, cioè la totale subordinazione della NBA alle logiche di un mercato tanto redditizio, quanto pericoloso per l’integrità del gioco stesso.
L’NBA condanna il betting, eppure lo promuove
La lotta della NBA alle scommesse sportive dei giocatori, negli ultimi anni, si sta facendo sempre più attiva e severa. Terry Rozier, sebbene di recente abbia vinto la causa sul fatto che il proprio stipendio gli sia dovuto, è sotto indagine federale da fine 2025 per aver collaborato con dei complici per piazzare scommesse sui suoi “under” tra 2022 e 2024, uscendo anche da alcune partite anticipatamente. Lo stesso accaduto l’anno prima con Jontay Porter, ex Toronto Raptors.
Nello stesso periodo di Rozier, anche se facente parte di un caso separato, è stata iniziata un’indagine che ha coinvolto l’ex allenatore capo dei Portland Trail Blazers, Chauncey Billups, e Damon Jones, i volti al centro di un’operazione mafiosa per truccare partite di Poker. Ne abbiamo parlato QUI. Tutto questo è ovviamente illegale e ampiamente condannato dalla NBA. Che però accetta di buon grado la partnership di giocatori con aziende di sports betting. Proprio secondo il CBA del 2023.
Il CBA è l’accordo collettivo che dirigenti e Associazione Giocatori (NBPA) mettono nero su bianco per regolamentare flussi di entrata, stipendi e qualunque cosa riguardi l’Associazione. Il contratto è ovviamente pubblico e consultabile, e questo è ciò che dice riguardo a “betting” e “gaming”, cioè al mondo delle scommesse, in sintesi:
- per chi volesse, bisogna scendere all’Articolo VI, Sezione 19, Coinvolgimento dei giocatori con le cosiddette “Gaming companies”
- questo termine ombrello racchiude aziende che si occupano di scommesse sportive, fantasy sport (sempre scommesse), o con qualunque tipo di ente preveda transazioni che mettano a rischio beni e denaro del cliente in base alle prestazioni di squadre e giocatori NBA – o di qualunque altra lega sportiva o evento. Tra le Leghe di dominio NBA, anche WNBA, G league, addirittura NBA 2K League e tutte le altre Leghe esterne correlate, come Basketball Africa League.
- secondo l’Articolo XIII, un giocatore NBA può avere una partnership diretta o indiretta con una azienda di sports betting solo se: questo interesse è passivo, dunque il suo ruolo non è operativo, gestionale o esecutivo; la partecipazione azionaria del giocatore è pari a meno dell’uno per cento (1%) di qualunque classe di titoli degli enti che permettono di scommettere direttamente sulla NBA, meno del 50% in quelle non direttamente coinvolte con la NBA.
- quanto alla promozione di queste aziende, può essere di tipo generale, se non coinvolge direttamente la Lega, e il compenso che ne deriva non deve in alcun modo derivare da scommesse sulla Lega.
- qualora queste regole di investimento e promozione non siano rispettate, il giocatore è costretto a mettere a termine il proprio accordo con la rispettiva azienda.
Il caso Antetokounmpo (e Durant)
A febbraio, al centro della bufera mediatica alimentata da chi si è perso questo passaggio, è stato Giannis Antetokounmpo, il quale ha annunciato la propria partnership con Kalshi, azienda che si occupa di Trading su eventi di qualunque tipo, agendo su base predittiva. Va da sé che, tra questi, rientrava anche la prediction sulla prossima destinazione di The Greek Freak – ribattezzato per l’occasione The Green Freak. Ma non è così semplice, in questo caso, neppure identificare se si tratti di un’azienda di betting oppure no.
A far discutere è che Kalshi abbia ottenuto la regolamentazione solo di recente sotto la giurisdizione dell’agenzia indipendente del Governo degli Stati Unity, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), che regola i mercati dei derivati. Kalshi quindi, di per sé, non è regolamentata come un’azienda di betting, rendendo il prodotto accessibile a chiunque sopra i 18 anni e in tutti i 50 Stati.
Questo cozza con le leggi degli Stati che non permettono di scommettere ai minori di 21 anni, o con casi come quelli di California e Texas dove ci sono leggi più stringenti sul betting. Dopo un processo di sei anni, Kalshi può inserire quote tramite autocertificazione senza la previa approvazione federale, che può solo agire con una segnalazione postuma, secondo un approfondimento di ESPN.
In parole povere, non è regolamentata a livello federale come una classica azienda di scommesse, sebbene ne segua gli stessi meccanismi. Di conseguenza, non è nemmeno del tutto ortodosso che rientri sotto i termini di “Gaming company” sanciti all’interno di CBA, anche se questa secondo ESPN dovrebbe essere la strada – quindi il greco avrà meno dell’1%. Anche perché, nei fatti, sono stati impiegati ben $23 milioni su quella che poteva essere la prossima destinazione della superstar dei Milwaukee Bucks.
Una questione che al momento riguarda anche Kevin Durant, a propria volta investitore in Kalshi tramite la propria joint venture 35V. Il giocatore, tra l’altro, è attivamente quotato nella piattaforma, con scommesse che variano dalla sua possibile prossima destinazione alla data di ritiro, passando per quando avverrà il suo fidanzamento con la conduttrice televisiva Kay Adams. KD è stato interrogato di recente proprio sulla frase di Wembanyama anche per questo.
LeBron James e Polymarket
LeBron James in questi mesi è diventato endorser di Polymarket, un ruolo cioè da promotore attivo (e retribuito) con un focus sulla NFL, ma niente posizione da investitore al momento. Qual è il problema, allora?
Polymarket è un prediction market, non una betting company, funziona cioè come un mercato con scambi di quote. Ma, soprattutto, si basa sulla tecnologia blockchain – non ha quindi un operatore centrale – ed è gestito tramite smart contract e transazioni in stablecoin. Decentralizzazione e metodi di pagamento poco ortodossi che, di fatto, rendono Polymarket non regolato e non regolabile in maniera stabile.
La CFTC, organo per i mercati dei derivati visto con Antetokounmpo, ha multato la piattaforma più volte, mentre il procuratore generale di New York ha citato in giudizio Polymarket per “gioco d’azzardo illegale” una settimana fa, andando a cozzare con le leggi statali e locali. E, sopra ogni altra, cosa l’insider trading è un problema per la piattaforma, per questioni globali e geopolitiche: sono stati aperti casi sulla possibile manipolazione dell’esito delle elezioni statunitensi del 2024, come sui casi geopolitici riguardanti Iran e Venezuela a seguito della fuoriuscita di informazioni riservate, addirittura per scommesse meteorologiche è stato alterato manualmente il sensore dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi.
Si capisce come possa risultare controverso che LeBron, dopo che sulla sua meta estiva sono state piazzate scommesse pari a $45 milioni su Polymarket, sia diventato endorser della stessa azienda – accettando nel frattempo uno stipendio al minimo salariale dai Sixers.
Come fatto notare oggi da Jason Lloyd su The Athletic, punire i Clippers per il caso Kawhi Leonard – maxi scandalo che abbiamo spiegato QUI – dovrebbe disincentivare a raggirare le regole della Lega; ma, allo stesso tempo, logiche che permettono ai giocatori di manipolare il guadagno derivante da accordi extra-cestistici – che in realtà extra-cestistici non sono – rendono sempre meno gestibile regolare possibili raggiri delle regole del salary cap.
E comunque non è che il betting tradizionale non esistesse in precedenza. LeBron James, prima di Polymarket, aveva un accordo pluriennale con DraftKings firmato nel 2024. Boardroom, network fondato da Kevin Durant, ha avviato nel 2020 una collaborazione con FanDuel. Nikola Jokic è brand ambassador dal 2023 di Superbet. E via dicendo.
Si comprende già così quale e quanta sia l’ipocrisia in questa situazione, e soprattutto il gigantesco conflitto di interessi che si viene a creare. Anche considerando legittime le partnership dei mercati predittivi, si tratterebbe comunque di un’azienda che si occupa di far investire soldi su un evento che il giocatore stesso può manovrare privatamente. Qualcosa di ben più grave di pilotare un “under”, eppure esente dalla medesima regolamentazione, anzi, supportata dalla NBA stessa. La quale, comunque, invoglia anche a investire sui canali tradizionali, da CBA.
Una dinamica che richiederà ben più di due parole da parte di Victor Wembanyama per essere alterata.