Tra pessime decisioni e sfortuna, le avversarie non sono imbattibili: i Sixers possono tornare a sognare le Finals, e non devono sbagliare

Embiid, Maxey, McCain: i volti dei Sixers

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Marcus Hayes e pubblicata su The Philadelphia Inquirer, tradotto in italiano da Emil Cambiganu per Around the Game.


PHILADELPHIA — Un anno fa, quando i Sixers hanno firmato Paul George con un contratto da free agent di quattro anni per 211 milioni di dollari, i dirigenti della squadra erano realistici.

Sapevano che ci sarebbe voluta almeno una stagione affinché la loro nuova stella si integrasse con le vecchie, Joel Embiid e Tyrese Maxey. Non avevano idea se la loro scelta al primo giro, Jared McCain, avrebbe contribuito in qualche modo.

Ma, soprattutto, dissero che avevano preso George con la speranza che, nel giro di due stagioni, in una Eastern Conference affollata di talenti, potessero lottare per il titolo — se, in qualche modo, lo scenario fosse cambiato. Se, in qualche modo, Celtics e Bucks, così come i sempre più competitivi Pacers e Cavaliers, non fossero migliorati o addirittura avessero fatto un passo indietro.

Ebbene, quanto è cambiato lo scenario.

L’unica domanda ora è: è cambiato abbastanza da creare una pista di decollo verso la rilevanza per un roster dei Sixers costruito in modo bizzarro e pieno di asterischi?

Ci siamo posti questa domanda un mese fa, subito dopo che i Knicks avevano inspiegabilmente licenziato l’allenatore Tom Thibodeau, la persona maggiormente responsabile del loro inaspettato salto di qualità nella conference.

In quel momento, l’addio di Thibodeau rappresentava lo sviluppo più significativo tra i tanti che stavano giocando a favore dei Sixers.

Gli altri eventi importanti? Gli infortuni al tendine d’Achille — entrambi durante i playoff — delle superstar Jayson Tatum dei Celtics e Damian Lillard dei Bucks.

E da allora, le cose sono peggiorate praticamente per tutti… tranne che per i Sixers.

Il loro scenario ideale:

  • Embiid gioca tra le 55 e le 60 partite, non si reinfortuna al ginocchio sinistro (già operato tre volte) e arriva in forma ai playoff.
  • George, tormentato da infortuni cronici e fastidiosi nella scorsa stagione, torna in piena salute, anche se ha 35 anni. Supponiamo che giochi 60 partite.
  • Maxey, ritemprato da una stagione da 52 partite in cui è stato assente per infortuni tutto sommato gestibili, torna in forma All-Star.
  • McCain rientra dopo l’intervento al ginocchio come guardia tiratrice affidabile da 25 minuti e 15 punti a partita, in grado di gestire anche il ruolo di play per cinque minuti a sera.

E naturalmente Nick Nurse, che è almeno al pari di Thibodeau come allenatore, può finalmente allenare un roster stabile per un’intera stagione.

Se tutto andasse per il verso giusto, i Sixers potrebbero uscire dal secondo turno per la prima volta in 25 anni. E se succedesse, vincere le finali della Eastern Conference non sarebbe poi così fuori discussione. E se succedesse…

Ok, sogno finito.

In ogni caso, senza fare praticamente nulla, i Sixers si trovano più vicini a tornare ai playoff — e a vincere, una volta arrivati — di quanto avrebbero potuto legittimamente aspettarsi.

Cosa sta succedendo intorno ai Sixers

Lo sviluppo più significativo? Un altro tendine d’Achille rotto: questa volta è toccato a Tyrese Haliburton. Ora, la Eastern Conference sarà priva di Lillard, un futuro Hall of Famer; Tatum, candidato MVP; e Haliburton, due volte All-Star e miglior playmaker puro della conference.

Le conseguenze di questi infortuni hanno innescato altri eventi a dir poco sismici.

I Bucks sembrano intenzionati ad affidare il ruolo di playmaker al giramondo Kevin Porter Jr., un ruolo per il quale non è mai stato davvero preparato. Hanno addirittura tagliato Lillard, al quale restavano due anni di contratto per un totale di 112,6 milioni di dollari, “spalmando” il suo ingaggio sui prossimi cinque anni per liberare spazio salariale. Con quello spazio hanno firmato il centro dei Pacers Myles Turner, che non ha mai partecipato a un All-Star Game e i cui numeri — sia statistici che avanzati — sono calati nelle ultime due stagioni, proprio mentre i Pacers miglioravano.

Turner farà coppia con l’ex MVP Giannis Antetokounmpo, un atleta senza ruolo fisso che continua a non voler dare garanzie sulla sua permanenza a Milwaukee, pur non chiedendo apertamente una trade: “Probabilmente. Vedremo”, ha detto recentemente in una diretta con IShowSpeed.

Quel tipo di ambiguità può distruggere una squadra ancor prima che inizi la stagione.

I Sixers sorridono.

Per quanto talentuoso, Antetokounmpo non ha mai vinto nulla senza il playmaker Jrue Holiday.

Nemmeno Tatum.

Holiday ha vinto il titolo NBA nel 2021, l’anno in cui fu ceduto da New Orleans a Milwaukee, e ha vinto di nuovo nel 2024, l’anno in cui passò da Milwaukee a Boston (via Portland, dove rimase solo una settimana). Dopo l’infortunio di Tatum, si poteva pensare che i Celtics volessero trattenere il loro uomo-collante — ma no. Hanno preferito risparmiare circa 40 milioni di dollari in luxury tax, cedendo Holiday a Portland la scorsa settimana. Sperano che Anfernee Simons, guardia al settimo anno nella lega, possa prendere in mano la squadra.

I Sixers sorridono.

Cosa significa tutto questo, forse

Con tutto il rispetto per Guerschon Yabusele, riserva dei Sixers ora finito a New York come free agent, i Knicks oggi sono nettamente peggiori rispetto alla squadra che ha perso con i Pacers nelle finali di conference.

E anche i Pacers lo sono. Così come i Bucks.

Tutto ciò rende i Cavaliers i favoriti dai bookmaker per vincere l’Est, seguiti in genere dai Knicks e da un’affascinante squadra degli Orlando Magic, che ha appena acquisito Desmond Bane via trade. I Celtics restano solidi. I Pacers non erano soltanto lo show di Haliburton. E chissà quanto lontano può portare i Bucks il “Greek Freak”.

Ma, davvero, i Sixers sono così lontani da tutto questo?