L’opinione di un (ex) proprietario NBA sui tornei internazionali FIBA e su come andrebbero riformati

Mark Cuban, ex proprietario dei Dallas Mavericks, ha espresso una critica ampia e netta non solo verso la partecipazione dei giocatori NBA alle Olimpiadi, ma verso tutte le competizioni internazionali in cui gli atleti NBA sono coinvolti. Il suo punto di vista si basa su un equilibrio tra interessi economici, rischi per i giocatori e la gestione delle franchigie NBA.
Le dichiarazioni di Cuban
Cuban ha sottolineato come, secondo lui, le grandi organizzazioni come il CIO (Comitato Olimpico Internazionale), la FIBA (Federazione Internazionale di Pallacanestro) e le emittenti televisive traggano enormi profitti dalle competizioni internazionali, mentre le squadre NBA e i loro proprietari si assumono i rischi maggiori, in particolare quello degli infortuni, senza ricevere compensi adeguati:
L’ho sempre odiato. Mi sono lamentato ogni anno. Perché, secondo me, i ragazzi vanno a giocare alle Olimpiadi, Comcast/NBC guadagnano miliardi. Il CIO guadagna miliardi. Anche la FIBA guadagna molto. E noi diamo tutti questi giocatori gratis e ci prendiamo tutti i rischi di infortunio.
Cuban ha proposto un modello alternativo ispirato al calcio:
Quello che dicevo sempre a [il commissioner] David Stern e poi ad Adam Silver è che nel calcio alle Olimpiadi giocano gli Under 21, Under 22, quello che è. E poi la FIFA possiede il Mondiale, che è l’evento più importante. Io dicevo: ‘Mandiamo alle Olimpiadi i nostri giovani. Facciamo come il calcio. Lasciamo giocare gli Under 21 e poi creiamo il nostro Mondiale internazionale NBA.’. E loro rispondevano: ‘C’è il contratto con la FIBA.’ Ma quel contratto scadeva. E subito dopo — senza dirmi nulla — mi hanno detto: ‘Ok, abbiamo firmato un’estensione con la FIBA’.”
Durante il suo periodo come proprietario dei Mavericks, Cuban ha avuto due stelle europee di grande rilievo: Dirk Nowitzki e Luka Doncic. Entrambi hanno dimostrato una forte dedizione alle loro nazionali, partecipando con impegno alle competizioni internazionali anche a costo di arrivare alla stagione NBA in condizioni fisiche non ottimali.