Non si può. O, meglio: come l’Italia può vincere contro la Slovenia, al netto di Luka Doncic?

Luka Doncic Italia Slovenia Eurobasket

[Luka Doncic] non può essere fermato, esattamente come Nikola Jokic e Giannis Antetokounmpo, i giocatori migliori al mondo. Si può solo provare a difendere e a stancarli”, ha dichiarato coach Gianmarco Pozzecco alla vigilia del match dell’Italia contro la Slovenia a EuroBasket 2025. Per rincarare la dose, è stato ricordato che gli azzurri non vincono una partita contro la nazionale balcanica dal 2006, e hanno perso di recente un’amichevole a giugno 2022 e il match per il settimo-ottavo posto nella World Cup 2023.

Ma non bisogna disperare. L’Italia arriva da favorita a questo match, e il motivo è molto semplice: il segreto è vincere contro la Slovenia, non contro Luka Doncic. Sì, è tutto collegato, tutto parte di una partita a scacchi, ma contro i grandi creatori di gioco palla in mano c’è poco altro che puoi fare se non isolarli dal resto della squadra e sperare nel meglio che si possa ottenere dalla difesa.

Proprio le parole di Pozzecco sono indicative, “difendere e stancarlo”, un lavoro più attivo di quanto si possa pensare – soprattutto considerando che, ci arriveremo, la migliore difesa in questo caso è l’attacco.

La difesa individuale e di squadra

A livello di copertura individuale, questa nazionale non è quella del 2023, ma molto più organizzata, specialmente grazie alla presenza di un profilo come Saliou Niang, decisivo nella fase a gironi e che dovrebbe essere presente nonostante l’acciacco alla caviglia rimediato dopo una brutta caduta contro la Spagna.

Non ce ne voglia Stefano Tonut, al tempo speso varie volte su Doncic, ma un profilo atletico – sia per vie orizzontali, che verticali – come Niang non si è mai visto vestire la maglia azzurra (ne abbiamo parlato già dall’esordio). Luka non sarà un cliente come tutti gli altri, e fondamentale si rivelerà la capacità in primis di non commettere falli, poi di restare davanti – tra la palla e il canestro, per intenderci – nonostante i milioni di blocchi che arriveranno.

Niang, quasi due metri e con un’apertura alare spaventosa, ha i mezzi per infastidire Doncic in uno-contro-uno e nelle situazioni di puro isolamento, e il suo compito sarà quello di costringerlo sempre al canestro più complicato possibile. Se poi sarà on fire, amen, almeno non avrà messo in ritmo gli altri. E qui si arriva all’aspetto ancora più importante della difesa di squadra.

Nel 2023, Doncic ne sparò 29 con 8/15 dal campo, 5/10 da tre punti e 10 liberi. Ma chiuse anche con 8 assist e 9 palle perse. Il primo dato, per quanto positivo, va analizzato in rapporto al secondo, e lo sloveno è primo anche a EuroBasket 2025 per palle perse a partita, a quota 4.6. I dati sono collegati perché figli di una usage% spropositata.

Per questo si ribadisce quanto sia importante isolarlo, perché è un giocatore che ama lo scontro fisico uno-contro-uno, ama segnare in faccia al difensore da ogni posizione o trascinarlo al ferro, ma è anche umano e necessariamente non può mantenere questo carico e allo stesso tempo la stessa lucidità sui 40 minuti.

Quello che può fare la squadra per aiutare quelli che saranno i Fontecchio, i Niang o i chi per loro è dunque lavorare attivamente sulle linee di passaggio e in aiuto, senza incaponirsi con raddoppi costanti a metà campo giocando quattro-contro-tre per ampre porzioni di partita. Variare le coperture sarà necessario, si potrà e si dovrà uscire alti sui blocchi sulla palla così come accettare i cambi, strategia che sembra ben più accettabile con un lungo mobile come Mouhamet Diouf in rosa, oltre al solito Nicolò Melli.

Anzi, corpi così grossi possono disturbare ancora meglio un Doncic più “sulle gambe” a partita in corso, ed è successo più volte anche nel passato confronto in World Cup, seppur con un diverso personale. L’importante è assolutamente non fare entrare in ritmo il resto della squadra: la Slovenia gira a 93.8 punti di media, 2° attacco del torneo, e ha giocatori esperti, capaci di attaccare il vantaggio… ma in numeri quasi il 55% della produzione di squadra passa dalle mani di Luka.

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Insomma, serve massima attenzione al contorno, ai dettagli, si può raddoppiare e aiutare ma servono tempi giusti sia sulla palla sia sugli aiuti lontani. Questo è il modo di vincere contro la Slovenia, contro le squadre dei mega-creator, accettare di prenderne in bocca anche 50 ma alle proprie condizioni, perché il turno lo supera la squadra che mette a referto almeno un punto in più dell’altra, non c’è un bonus per il singolo giocatore. Certo, però 40 o 50 sono tanti, come si reagisce?

La migliore difesa è l’attacco

Messa così, questa frase non rappresenta un’ottima notizia per l’Italia della gestione Pozzecco, spesso stagnante nella metà campo offensiva nonostante l’attenzione in quella difensiva. Però in questo caso è diverso, c’è un focus ben preciso e un piano da preparare ad hoc per il coaching staff.

In soccorso vengono le NBA Finals 2024, dove i numeri di Doncic sono stati al solito da capogiro… ma alla fine hanno vinto i Celtics in cinque partite. Se cercate un approfondimento dettagliato, con materiale video a supporto, trovate tutto QUI. L’adattamento di questi concetti al basket europeo e soprattutto alla nazionale italiana – che non ha Jayson Tatum o Jaylen Brown, purtroppo – consiste nel non avere paura di cercare a attaccare Doncic dal palleggio, cercando quanto più possibile di tenere “spaziato” il campo.

Giocare cinque fuori sarebbe quindi l’ideale, ma in una partita come questa avere più palleggiatori riluttanti al tiro – Pajola, Thompson, questo Spagnolo – potrebbe non essere un problema, a patto che entrino dentro con convinzione a ogni occasione buona per fare in modo di creare situazioni di vantaggio da attaccare.

Doncic è stato inserito in ogni singolo possesso da quei Celtics, che non si sono limitati a batterlo ma hanno continuato a sfruttare quegli immensi vantaggi per creare tiri di qualità contando anche sulla pigrizia nelle rotazioni successive alla prima penetrazione. Luka è leader a EuroBasket per palle rubate, con 3.2 di media, beneficiando sì degli istinti innati che non si discutono, ma anche del campo più piccolo e del maggior tempo concesso nel pitturato dalle regole da questa parte dell’Oceano. Tutto ciò va vanificato coinvolgendolo attivamente.

L’ideale sarebbe costringerlo a situazioni di cambio sulle uscite dai blocchi di Fontecchio, che non sarà certamente la marcatura della stella slovena ma per il quale si può costruire qualcosa dal lato “giusto”. Ma senza farsi illusioni, anche ipotizzando che l’attacco sia il più stagnante possibile (come al solito), sarà necessario uscire dalle situazioni di gioco rotto provando ad attaccare Doncic. Magari non porteranno a niente, ma costringerlo ad effettuare quei due o tre scivolamenti in più, quei cinque o sei metri in più, è sempre un bene.

Il segreto è non farsi mettere in soggezione, non scoraggiarsi al canestro impossibile di turno e continuare a rimanere lucidi e razionali. L’opposto di ciò che dovrà sembrare Luka Doncic a fine partita, da schiacciare necessariamente sotto il peso proprio di questa sua imbattibilità.