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“E grazie al caz*o”, dirà qualcuno, leggendo il titolo. Ma a parte frasi fatte da divano, è davvero troppo importante che Luka Doncic sia attivo al 100% anche nella metà campo difensiva, soprattutto in questa serie. E non è un attacco, ma una necessità figlia degli ottimi risultati raggiunti quando lo sloveno si è applicato. I Dallas Mavericks non hanno mai trovato finora in questi Playoffs una squadra come i Boston Celtics, ben spaziata, ricca di attaccanti capaci di mettere palla a terra e creare dal palleggio, che sia in situazioni di iso/pick&roll o di semplici attacchi al closeout, per arrivare al ferro o per scaricare sui tiratori. Clippers, Thunder e Timberwolves, nessuna ha un sistema 5-out così organizzato, una potenza balistica simile o creation diffusa – anche e soprattutto “costruita” – di questo tipo, tutte armi che, per essere contrastate, necessitano di una difesa a 5 elementi: non ci si può nascondere, non c’è qualcuno che possa essere battezzato, non c’è modo di evitare determinati cambi o di scansare i blocchi, anche dei “piccoli”. Già, perché quello che i biancoverdi hanno fatto benissimo in queste prime due gare è stato sfruttare i tanti cambi di Dallas, salendo a portare blocchi sulla palla per Jayson Tatum e Jaylen Brown con chiunque, da Holiday a White. Le situazioni nelle due clip successive (NBA.com le ha caricate parzialmente, ma fidatevi) sono figlie di una “caccia” instancabile da parte dei Celtics del matchup favorevole: nel primo caso, Doncic parte stazionato su Horford (il più “battezzabile e meno pericoloso nell’attaccare il closeout), il quale sale a portare un primo blocco sulla palla; lo sloveno si salva chiamando il cambio a palla lontana e mettendosi su Tatum, che allora a sua volta imposta un secondo blocco, facendo sì che Doncic non possa più esimersi. Situazione analoga nella seconda clip, dove (non si vede, ma) è addirittura Holiday a fare da bloccante.

Se c’è un modo per mettere in ritmo Jayson Tatum, è esattamente questo.

Quello che fa veramente male a Dallas, comunque, è concedere il vantaggio secco sugli isolamenti. Se contro Thunder e Timberwolves ci si poteva chiudere nel pitturato contro attaccanti del calibro di Shai Gilgeous-Alexander e Anthony Edwards, puntando su tiratori avversari battezzabili anche dopo il kick, qua la coperta è davvero troppo corta, non si può cedere assolutamente mezzo centimetro. Essere spolverati così per due volte consecutive, prima in isolamento poi sul closeout (che sarebbe un complimento definire) pigro sul finire del primo tempo di una Gara 2 must-win è qualcosa di imperdonabile:

Secondo ESPN sarebbero 13 i blow-by subiti da Luka in Gara 2, un record tragico

Anche perché i Celtics sono davvero subdoli. Moltissime volte cercando di rimuovere aiuti primari e secondari di Dallas al ferro sfruttando le doti da tiratori dei lunghi, inserendo magari nel dunker spot uno fra White e Holiday per costringere a fare da ultima linea a difesa del ferro Kyrie Irving – non proprio Rudy Gobert. Nel primo tempo di Gara 1 questa situazione ha regalato punti facili a Boston, così coach Jason Kidd ha fatto un aggiustamento, puntando sulla chiamata di cambio a palla lontana da parte di Irving lasciando il lungo fisso a difesa del pitturato e concedendo piuttosto il vantaggio di taglia a Porzingis in angolo. Una scelta, quest’ultima, intelligente e funzionale, se non fosse che serva quantomeno uno sforzo da parte della difesa perimetrale per non far arrivare il palleggiatore in area a 100 km/h – di seguito, le due situazioni pre e post aggiustamento:


Da notare come, nella seconda clip, Irving comunichi a Lively di mollare Porzingis in angolo e di restare a difesa del ferro, nonostante sia Holiday (un piccolo) a tagliare

Tutto questo, lo ripetiamo, non è un attacco a Luka Doncic, ma mette in mostra tutte le problematiche derivanti da una sua scarsa applicazione difensiva. Soprattutto vedendo i risultati quando, al contrario, è stato molto attivo. Paradossalmente, nella Gara 1 finita in blowout, lo sloveno è stato più solido che in Gara 2, forse anche più “riposato” dopo la pausa a seguito delle Conference Finals. Ha tenuto bene negli isolamenti contro Jayson Tatum e soprattutto ha dato molto fastidio sul post-up a un Kristaps Porzingis on fire, recuperando con i tempi giusti anche dopo aver ricevuto l’aiuto sulle penetrazioni:

In ordine: disturba Porzingis dopo l’aiuto; rubata su isolamento; rubata sul post-up; recupera dopo l’aiuto contestando il rimbalzo di Porzingis

Comprensibile che, con quella mole di possessi offensivi gestita e giocando mezzo acciaccato, non possa essere sempre efficiente sulla difesa PoA e che lasci indietro qualcosa, è una delle controindicazioni dei sistemi eliocentrici e dei megacreator. Ma a volte basta davvero poco, anche solo un recupero dopo essere stati battuti dal palleggio e aver innescato l’aiuto, per arrivare a uno stop difensivo e aprire parziali. Parziali, appunto, come quello alla fine del quarto periodo di Gara 2, quando Doncic ha più volte tenuto sulle penetrazioni di Jaylen Brown e Jayson Tatum, rubando anche un pallone dopo aver – e si torna lì – recuperato, anziché fermarsi a seguito di un taglio backdoor perso (clip 2):

Se la scelta, lecita, di Dallas è ancora quella di spingere gli avversari verso molteplici aiuti al ferro, serve però che poi i difensori perimetrali siano tutti, ma proprio tutti, concentrati e capaci di recuperare con i tempi giusti sugli scarichi, senza concedere tiri open ai Celtics, capaci di attaccare con tutti i loro elementi il closeout dopo tutti gli extra-pass di cui c’è bisogno. Non si può lasciare una penetrazione al tiratore dopo la finta, non ci si può esimere (anche se si è un piccolo) dall’aiutare al ferro dal lato debole, non si può esitare sugli X-out – anzi, meglio finire in due sullo stesso giocatore anziché lasciare una conclusione smarcata a tiratori simili. Tutto questo, quando si è applicato, Luka Doncic lo ha fatto discretamente, per quanto sforzo potesse richiedere. Ecco perché è corretto dire che deve difendere, per quanto generico possa suonare: la situazione è disperata, e i Dallas Mavericks, più che mai, hanno bisogno della loro stella – questa volta, su tutte e due le metà campo.