Una critica da parte di Bill Plaschke, Los Angeles Times, sulle modalità con le quali LeBron James sta chiudendo la propria carriera.

LeBron James Kobe Bryant Los Angeles Lakers
FOTO: LA Times.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Bill Plaschke e pubblicata su LA Times, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Le notizie sono sembrate routine. Le susseguenti potrebbero quindi sembrare ridondanti. Al termine dello scorso mese di giugno LeBron James ha esercitato la sua player option da $52.6 milioni con i Los Angeles Lakers valida per il prossimo anno. Si è trattato di un affare parecchio previsto che, a primo e crudo impatto, sembrava non essere un granché. Era chiaro che avrebbe accettato il contratto garantito, cifra più elevata di quanto qualsiasi altra franchigia al di fuori dei Brooklyn Nets potessero offrirgli. E anche che sarebbe rimasto a Los Angeles, dove suo figlio Bronny James siede stabilmente in panchina, dove si trovano la sua dimora e le sue innumerevoli attività commerciali. Chiaro, chiaro e ancora chiaro. Ma…

Un attimo: c’era già qualche indizio. Per la prima volta da quando James è giunto in California sette anni fa, non c’è stato alcun secondo, terzo o quarto anno annesso al suo contratto. I Lakers non gli hanno proposto il prolungamento. Hanno rifiutato di garantire un posto per lui dopo la prossima primavera. Per la prima volta da quando è ai Lakers – e in effetti anche in tutta la sua carriera NBA in corso da ben 23 anni – LBJ giocherà una stagione con il suo contratto in scadenza. Tradotto in idioma cestistico-NBA, bastano quattro parole: esca per una trade.

Solo che il contratto di LeBron ha una clausola no-trade, e sembrerebbe inimmaginabile un suo accordo per trasferirsi in un’altra squadra che dovrebbe poi smantellare il roster per mantenere il suo salario. Quindi, per la prima volta l’astuto, elusivo e flessibile LeBron James è incastrato. In una squadra che si sta organizzando per andare incontro alle esigenze di un’altra superstar: Luka Doncic. In una squadra che potrebbe pensare al suo contratto non più come un asset, ma come un peso. Che probabilmente vorrebbe liberarsi di lui, ma non può. Una squadra in cui LeBron ha affermato di voler terminare la sua carriera, momento che però potrebbe non più essere sotto il suo diretto controllo. 

LeBron James Bronny Lakers
FOTO: LA Times.com

Potrebbe forse liberarsi, andando con la memoria al 29 novembre 2015. Quella è la data in cui Kobe Bryant, dopo aver iniziato la sua 20° stagione NBA da appena un mese, ha ufficialmente annunciato il suo ritiro. Ricordate, vero? Ciò che è accaduto dopo è stato il tour d’addio più lungo e sorprendente della storia di tutti gli sport. “Pensavo che chiunque mi odiasse,” dichiarò allora lo stesso Bryant – “Adesso è davvero bello, amico”.

Odiarlo? Gli Stati Uniti lo amavano e gli hanno dimostrato quel sentimento in ogni arena NBA della nazione, con standing ovation da costa a costa, fino a giungere alla incredibile prestazione da 60 punti finale. I Lakers erano stati generalmente orribili, con lo zoppicante Kobe per lo più poco brillante, in compenso quelle notti sono state totalmente magiche, con l’uomo dalla faccia di ghiaccio che finalmente aveva aperto sé stesso all’ammirazione e al rispetto di tutta la nazione, che mai aveva pensato esistessero. Era fondamentale che lui vivesse tutto questo prima di ritirarsi. Ed è divenuto infinitamente più importante che lo vedesse prima di morire. 

Alla fine del tour è stato scritto: “.. un atto finale in tipico stile Kobe Bryant, totalmente diverso da ogni altro nella storia degli sport statunitensi. Aprendosi ad un mondo di cui non si è mai fidato davvero, divenendo accessibile e finalmente ‘abbracciabile’ dopo anni di intensità granitica, Bryant ha usato gli ultimi cinque mesi per cambiare la narrativa sulla sua vita e sulla carriera, cancellando le oscurità del villain ed evidenziando le gesta dell’eroe.”.

Prima dell’inizio di stagione Bryant aveva annunciato che non avrebbe voluto fare un tour dei saluti, che non avrebbe voluto celebrazioni da parte dei tifosi come quelle ricevute da Derek Jeter avviandosi al ritiro con i New York Yankees. 

“Siamo persone completamente differenti. Io non ce la farei a farlo.”

Kobe Bryant

Anche se rattristato dal contratto in scadenza, proprio come LeBron, Kobe ha voluto fare qualcosa che lo stesso James potrebbe prendere in considerazione, dando alla franchigia un punto d’inizio da cui ripartire mentre ha ancora in mano il controllo della sua storia. Prima che la decisione di Bryant divenisse pubblica per bocca altrui, lui lo ha annunciato attraverso una lettera scritta al basket, talmente toccante da ispirare un film che ha poi vinto l’Oscar. Si è anche prodigato per redigere una copia della lettera, sigillata in un involucro placcato in oro, da posizionare sul sedile di ogni tifoso presente allo Staples Center la sera della sua ultima partita contro gli Indiana Pacers

Non una banale t-shirt. Era elegante, quasi chic, perfetta, proprio come il tour, inizialmente criticato perché apparentemente egoistico, prima di accorgersi che Bryant avesse ragione, e che il tour è stato davvero stupendo. “Mi sono divertito, me lo sono goduto,” ha affermato Bryant. 

“Andare di città in città a poter ringraziare tutti i fan e poter sentire il loro calore è stato davvero incredibile.”

Kobe Bryant

Capito, LBJ? Questo non è certo un invito al ritiro per LeBron James, ma ad iniziare a pensare a cosa potrà accadere, e come potrebbero reagire questi Lakers “di classe” se dovesse accadere. 

Certo, la situazione di LeBron James e quella di Kobe Bryant non sono paragonabili. Anche se LeBron ha 40 anni e Kobe ne aveva 37, il primo è ancora uno dei migliori giocatori della lega mentre Bryant è stato statisticamente tra i peggiori. E mentre James è ancora nel pieno delle sue energie, Kobe non si è mai del tutto ripreso dalla rottura del tallone d’Achille, risultato spesso sotto tono. James potrebbe avere ancora benzina in corpo, Bryant era evidentemente finito.

Ma lo stesso LBJ ha ammesso in passato che probabilmente era giunto agli ultimi due anni di carriera. Ogni anno i suoi infortuni diventano sempre di più e di entità maggiore.  Adesso che i Los Angeles Lakers sono sotto un’altra proprietà, con nessun legame emotivo verso James, e che la dirigenza ha consegnato le chiavi della squadra in mano a Luka Doncic, a LeBron non rimane molto futuro in California. Ci sono stati rumors riguardo un possibile ritorno a Cleveland, e forse dopo questa stagione vorrà tornare dove la sua carriera è iniziata.

Ma se stesse pensando effettivamente al ritiro dopo questa stagione – un’opinione legittima, per la prima volta -, non dovrebbe aspettare a farlo  mentre esce dal campo dopo una sconfitta ed una prestazione mediocre dei suoi Lakers. Nessuno fa dei tour di ritiro come i Lakers. E nessuno ne ha mai fatto uno come Kobe Bryant. Decisamente, al tramonto della sua carriera, LeBron James potrebbe imparare da entrambe le cose.