I Lakers sanno che Doncic sarà il loro futuro, e LeBron James lo ha accettato, ma non senza qualche discordanza comunicativa con la dirigenza.

LeBron James Luka Doncic Los Angeles Lakers
FOTO: NBC Sports

La transizione di leadership tra LeBron James e Luka Doncic ai Los Angeles Lakers rappresenta uno degli snodi più complessi e significativi della storia recente della NBA, non solo per la portata dei protagonisti coinvolti ma anche per le dinamiche interne e le implicazioni strategiche che caratterizzano e caratterizzeranno il passaggio di consegne.

Dopo sette stagioni in cui James ha incarnato il volto e l’identità gialloviola, la franchigia ha scelto di puntare con decisione sul talento del giovane sloveno, arrivato a Los Angeles attraverso una trade che ha coinvolto Anthony Davis, Max Christie e una futura prima scelta al Draft.

Un’operazione che ha immediatamente scosso l’intero ecosistema NBA, lasciando sorpresi gli addetti ai lavori ma soprattutto lo stesso LeBron. Quest’ultimo ha infatti ammesso pubblicamente di aver appreso la notizia con incredulità e una punta di amarezza per la mancanza di comunicazione preventiva da parte della dirigenza, sebbene abbia perdonato questa scelta riconoscendo la grandezza di Doncic e le intenzioni di mettere le basi per restare competitivi a lungo termine.

Ma questo è stato solo l’inizio. Secondo un recente articolo pubblicato su ESPN da Ramona Shelburne e Brian Windhorst, il 3 maggio, pochi giorni dopo l’eliminazione dei Lakers dai playoffs, si è tenuto un incontro a cena tra Luka Doncic, la sua manager Lara Beth Seager, il general manager Rob Pelinka e l’allenatore JJ Redick. Assente quello che per oltre sette anni è stato il fulcro della franchigia: sulla carta era un evento di pura facciata, ma le fonti di ESPN hanno parlato di discussioni sul futuro a lungo termine, sul nuovo CBA e sul mercato.

Inoltre, quando la famiglia Buss ha venduto i Los Angeles Lakers, allo sloveno è arrivata una segnalazione, permettendogli di reagire pubblicamente, mentre a LeBron non sarebbe stato notificato nulla. A James non è piaciuto nemmeno il tentativo di acquisto (poi saltato) di Mark Williams per soddisfare Doncic, dopo che per anni lui e AD avevano chiesto la stessa cosa senza essere accontentati.

E soprattutto, chiudendo l’elenco dei motivi di allarme, non c’è stato alcun contatto per un’estensione, quindi per la prima volta in carriera James si trova in scadenza di contratto senza offerte di rinnovo a lungo termine, dopo aver esercitato la player option da 52.6 milioni di dollari per la stagione 2025/26.

Ovviamente, non senza conseguenze, come la reazione di Rich Paul, potente CEO di Klutch Sports e agente di LeBron, che ha fatto diffondere da Shams Charania le seguenti dichiarazioni:

“Comprendiamo la difficoltà di vincere ora mentre ci si prepara per il futuro. Vogliamo valutare cosa sia meglio per LeBron in questa fase della sua vita e della sua carriera. Vuole sfruttare al meglio ogni stagione che gli resta, e i Lakers lo capiscono, lo supportano e vogliono il meglio per lui.”

Secondo ESPN, questa sarebbe stata interpretata come una lettera di addio, influenzando in parte la percezione degli executive, in molti convinti che se ne sarebbe andato, come alla deadline – i Golden State Warriors, che a febbraio avevano provato ad arrivare a James, erano disposti a rifarsi sotto in free agency. Poi, ha accettato la player option, ma questo si è riflettuto sul mercato.

Sempre secondo ESPN, Brook Lopez era convinto di scegliere i gialloviola, ma l’instabilità riguardo al contratto di LeBron avrebbe frenato le trattative. Una questione che ha scosso anche i giocatori, dunque, portando Paul a garantire al camp di Doncic che non esistesse risentimento nei suoi confronti ma che si trattasse di semplice strategia, mantenendo aperte così le comunicazioni tra gli agenti delle due stelle.

La strategia dei Lakers appare quindi chiara e inequivocabile. La dirigenza ha operato sul mercato con l’obiettivo di costruire un roster funzionale alle caratteristiche del nuovo leader, con acquisizioni mirate come quelle di Deandre Ayton e Jake LaRavia. A creare malumore in LeBron James, però, sono stati gli incontri esclusivi tra Doncic, il general manager Rob Pelinka e il coach JJ Redick, una vera e propria estromissione del super veterano dalle discussioni chiave sul futuro tecnico della squadra.

Aspetto che, come visto, ha influenzato anche il mercato losangelino, sebbene adesso la player option esercitata da LeBron sembri garantire un salvagente almeno per quest’anno, salvo richieste di scambio a sorpresa – da monitorare, ma improbabili, visto comunque l’ottimo rapporto con Luka.

La priorità assoluta ora per i Lakers, indipendentemente da ciò che farà James a fine anno, è convincere Doncic a firmare un’estensione contrattuale, con la dirigenza pronta a offrirgli un quadriennale da oltre 220 milioni di dollari, anche se il giocatore potrebbe optare per un triennale per massimizzare il proprio potere contrattuale nel medio termine.

Nella speranza e con l’ottimismo da parte dei losangelini che, se l’equilibrio di questa delicata transizione dovesse rompersi, il futuro si possa prospettare radioso anche senza LeBron James.