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Questo contenuto è tratto da un articolo di Nick Mac per Fadeaway World, tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game.



Nell’ultima settimana abbiamo visto una delle giovani stelle più brillanti della lega avere a che fare con questioni extra-campo che lo hanno visto al centro delle polemiche. Ja Morant dei Memphis Grizzlies è stato sospeso per otto partite per aver brandito un’arma da fuoco durante un live stream su Instagram. La NBA ha indagato a lungo sulla questione, non rintracciando evidenze del possesso dell’arma da fuoco sull’aereo dei Grizzlies, o nelle strutture della squadra: qualora questo fosse accaduto, Morant avrebbe potuto affrontare una sospensione di almeno 50 partite. Non si tratta comunque della prima star NBA ad avere problemi di questo tipo, come ben sappiamo.

È accaduto diverse volte negli ultimi decenni che dei giocatori NBA venissero sospesi a causa delle loro azioni in campo o lontano da esso. L’NBA esige che i suoi giocatori rappresentino la lega con integrità e i migliori valori morali. Ma i giocatori NBA sono esseri umani, e compiono errori, e possono essere perdonati se si impegnano a riparare ai propri sbagli, come molti hanno fatto in passato. Daremo ora un’occhiata ai giocatori NBA che hanno subito le sospensioni più lunghe nella storia della Lega, e vedremo se e come sono stati in grado di recuperare in seguito. Alcuni sono riusciti a tornare al punto in cui erano prima della sospensione. Altri non sono stati più gli stessi.

  • Hedo Turkoglu – 20 partite

Negli anni 2000, Hedo Turkoglu era considerato una delle migliori ali europee in NBA. Dopo aver iniziato la sua carriera con i Kings, dove tenne una media di 7.5 punti e 3.4 rimbalzi a stagione, iniziò a migliorare nel 2004-05 con i Magic, arrivando poi a vincere il premio di Most Improved Player nel 2008, con 19.5 punti, 5.7 rimbalzi e 5.0 assist a partita, con il 45.6% al tiro e una percentuale del 40.0% al tiro da tre. Aiutò i Magic ad arrivare alle NBA Finals del 2009 e, nel corso delle sue 8 stagioni a Orlando, mantenne una media di 14.5 punti, 4.5 rimbalzi e 3.9 assist a partita.

Nel 2013, a 33 anni, Turkoglu venne sospeso dalla lega dopo essere risultato positivo al metenolone, sostanza considerata uno steroide anabolico e fortemente proibita. Nonostante un successivo test negativo, Turkoglu prese piene responsabilità delle proprie azioni e si sottopose per intero alla sospensione, affermando di aver preso il farmaco su prescrizione di un dottore in Turchia. Turkoglu giocò poi altre due stagioni in NBA con i Clippers, per un totale di 100 partite, prima di ritirarsi nel 2015 a 35 anni.

  • Joakim Noah – 20 partite

Joakim Noah è uno dei personaggi NBA più polarizzanti degli ultimi 20 anni. Noah giocava con grande intensità e non si è mai tirato indietro da uno scontro con altri giocatori, anche più affermati. Con i Bulls, Noah fu fondamentale per i successi della franchigia come difensore nel pitturato, e un leader che riuscì a guadagnarsi il premio di Difensore dell’Anno nel 2014 e due apparizioni all’All-Star Game. Dopo Chicago, Noah passò ai New York Knicks, ed è qui che i suoi problemi ebbero inizio.

Durante la sua prima stagione nella Grande Mela, Noah risultò positivo a una sostanza proibita chiamata ligandrol. Noah fu sospeso per 20 partite, le ultime 10 della stagione 2017 e le prime 10 di quella del 2018. Finì per giocare solo 53 partite in totale con i Knicks, a causa della sospensione e di alcuni infortuni. Noah giocò poi altre 47 partite fra Grizzlies e Clippers nel 2019 e nel 2020, prima di ritirarsi a 34 anni.

  • Jeff Taylor – 24 partite

Jeff Taylor giocò solamente 3 stagioni in NBA, soprattutto a causa di una sospensione da cui non si riprese mai. Taylor giocò per Vanderbilt University per 4 anni, con medie di 14.2 punti e 5.6 rimbalzi. Fu poi la scelta numero 31 dei Bobcats nel Draft NBA del 2012. Nella sua prima stagione, Taylor giocò 77 partite, di cui 29 in quintetto, con 6.1 punti e 1.9 rimbalzi a partita.

Durante la stagione successiva, Taylor finì nei guai sia con l’NBA che con la legge. Fu arrestato per accuse di violenza domestica e poi giudicato colpevole dei reati di violenza domestica e distruzione di proprietà. Taylor fu sospeso per 24 partite dall’NBA, e condannato a 18 mesi di liberta vigilata. Dopo la stagione 2014-15, Taylor lasciò l’NBA e andrò a giocare dall’altra parte dell’oceano, per il Real Madrid.

  • Jodie Meeks – 25 partite

Jodie Meeks era un veterano con 10 stagioni in NBA, avendo giocato per Bucks, Sixers, Pistons, Lakers, Magic, Wizards e Raptors fra il 2010 e il 2019. Fu scelto al secondo giro dai Bucks, dopo aver giocato per University of Kentucky. Giocò poi solo 41 partite con i Bucks, prima di venire mandato ai Sixers. Ebbe la sua miglior stagione nel 2014 con i Lakers, con 70 partenze in quintetto, 15.7 punti partita e il 46.3% al tiro.

Poi, nel 2018, venne sospeso dall’NBA per 25 partite dopo essere risultato positivo all’ipamorelin e al peptide-2. Meeks negò fortemente le accuse e il test stesso, ma invano. La lega confermò la sospensione, e Meeks dovette subirla nonostante continuasse a dichiararsi innocente. Meeks tornò in NBA nel 2018-19 per giocare 8 partite con i Raptors. Tecnicamente, fu campione NBA grazie alla sua breve esperienza a Toronto, con la squadra che andrò poi a conquistare il titolo NBA del 2019.

  • Wilson Chandler – 25 partite

Nel 2007, i New York Knicks scelsero Wilson Chandler con la 23esima chiamata del Draft NBA. Chandler avrebbe poi giocato a New York per tre stagioni da titolare, con 15.0 punti e 5.0 rimbalzi a gara, prima di venire spedito a Denver nello scambiò che portò Carmelo Anthony a New York. Chandler passò poi 7 stagioni con i Nuggets, facendo registrare 13.1 punti e 5.6 rimbalzi a partita. Dopo essere passato da Philadelphia e da Los Angeles con i Clippers, Chandler firmò da free agent per i Nets a luglio 2019.

Solo un mese dopo fu trovato positivo a un test antidoping. Non è chiaro a quale sostanza sia risultato positivo, ma di certo l’NBA lo sospese per 25 partite, e Chandler finì per giocare solo 25 partite per Brooklyn in quella stagione. Si ritirò a 32 anni ed è un giocatore rimasto nella memoria di molti tifosi, nonostante la sospensione arrivata a fine carriera.

  • Didi Louzada – 25 partite

Didi Louzada ha avuto una carriera NBA talmente breve che la sospensione di cui parliamo è durata più partite di quante ne ha effettivamente giocate in NBA. Giocò solo 3 partite con i New Orleans Pelicans nel 2020-21, con 2.7 punti a partita. I problemi avuti con la lega nell’estate successiva, combinati alle difficoltà nel trovare spazio in squadra, hanno messo fine molto presto alla sua carriera NBA.

Nell’estate 2021, Louzada risultò positivo ad alti livelli di testosterone e drostanolone. Ricevette una sospensione di 25 partite, ma ritornò poi in campo, sebbene per molto poco tempo. Giocò due partite a New Orleans, e poi altre 7 con i Portland Trail Blazers, con 3.9 punti di media. Louzada non è stato poi inserito nel roster per la stagione 2022-23, a causa del test positivo ai farmaci e della sua produzione non eccelsa in campo.

  • John Collins – 25 partite

John Collins è una delle giovani power forward più atletiche e promettenti della lega. Il suo viaggio in NBA iniziò nel 2017 con gli Atlanta Hawks, che lo chiamarono come 19esima scelta al Draft NBA. Collins ebbe un notevole miglioramento nella sua seconda stagione, con 19.5 punti e 9.8 rimbalzi a partita. Passò poi a 21.0 punti e 10.1 rimbalzi nel 2020, e la sua carriera sembrava davvero procedere a gonfie vele.

Nel Novembre 2019, Collins risultò positivo ad una sostanza illegale conosciuta come pralmorelin. Collins subì una sospensione di 25 partite ed ha poi proseguito con prestazioni discrete per gli Hawks, pur venendo costantemente coinvolti in voci di mercato. Nel 2021, aiutò Atlanta ad arrivare alle Eastern Conference Finals, mantenendo 15.7 punti, 7.3 rimbalzi e 1.1 stoppate a partita a seguito della sospensione. Nonostante questa flessione nei numeri, Collins sembra essere ancora previsto nei piani futuri degli Atlanta Hawks.

  • Deandre Ayton – 25 partite

DeAndre Ayton è stato la prima scelta assoluta del Draft NBA 2018, chiamato dai Phoenix Suns. Ayton era un prospetto top in uscita da Arizona, ed è stato subito fondamentale nei piani della franchigia NBA. Ayton ha tenuto media di 16.3 punti e 10.9 rimbalzi nella sua stagione da rookie, ma la squadra chiuse la regular season con 19 sole vittorie, ben lontana dai Playoffs.

A ottobre 2019, Ayton venne sospeso per 25 partite di inizio stagione, essendo risultato positivo a un diuretico proibito. La sospensione non rallentò però la sua corsa, visto che chiuse la stagione con 18.2 punti e 11.5 rimbalzi a partita. Nel 2021, Ayton ha poi aiutato i Suns a raggiungere le NBA Finals, dove cedettero in sei gare contro Milwaukee. Ayton si è affermato come uno dei migliori 10 centri in NBA e sta contribuendo a mantenere i Suns fra le contender al titolo NBA.

  • Kermit Washington – 26 partite

È davvero un peccato che il nome di Kermit Washington sia per sempre associato a un suo errore momentaneo, sebbene decisamente grave. Washington fu la quinta scelta assoluta del Draft del 1973, scelto dai Lakers in uscita da American University. Fu un giocatore discreto su entrambi i lati del campo nelle sue prime 4 stagioni con i Lakers, il che un certo senso rende ancora più grave ciò che fece contro Rudy Tomjanovich nel 1977.

Durante un match fra i Rockets e i Lakers scoppiò una rissa vicino alla metà campo. Quando Tomjanovich accorse per cercare di fare da piacere, fu colpito all’improvviso da Washington, con uno dei pugni più brutali mai visti in uno sport non di contatto (la nostra storia QUI). L’impatto ruppe il naso e lo zigomo di Tomjanovich, oltre a provocargli una grave commozione cerebrale. Tomjanovich dovette aspettare anni per recuperare completamente, mentre Washington fu penalizzato soltanto per 26 gare. Washington diventò poi un All-Star e un giocatore da All-Defensive Team con i Trail Blazers, prima di ritirarsi nel 1982. Tornò sorprendentemente nel 1987, giocando però solo sei partite con i Golden State Warriors, prima di venire tagliato.

  • Stephen Jackson – 30 partite

Il nome di Stephen Jackson su questa lista non è una sorpresa per nessuno. All’apice della carriera, Jackson è stato una delle migliore guardie/ali della lega, sebbene non sia mai stato convocato all’All-Star Game. Arrivò anche a 20 punti di media, oltre ad essere un difensore solidissimo, in grado di cambiare le partite su entrambi i lati del campo. Una sera a Detroit, a novembre 2004, mentre giocava per gli Indiana Pacers, la sua intera reputazione venne quasi completamente cancellata in pochi minuti.

L’episodio divenuto noto poi come “Malice At The Palace” è probabilmente il più grande occhio nero nella storia del basket, almeno per quanto riguarda le risse. La NBA aveva lavorato molto per migliorare la propria reputazione, rispetto a chi sosteneva qualche anno prima che fosse una lega che non facesse abbastanza contro la violenza. Quella sera, Jackson e i suoi compagni reagirono al comportamento dei tifosi di Detroit nei confronti di Ron Artest, e salirono sugli spalti prendendo parte a una rissa su larga scala. L’NBA prese provvedimenti fra I più gravi della sua storia nei confronti di alcuni giocatori di Pacers e Pistons, e Jackson ricevette uno stop di 30 partite. Jackson giocò poi altre 10 stagioni in NBA, ritirandosi poi nel 2014 con i Clippers.

  • Javaris Crittenton – 38 partite

Il crollo della carriera di Javaris Crittenton arrivò a causa di una sospensione comminata per un episodio che coinvolse lui e un compagno. Crittenton aveva appena iniziato la sua carriera NBA, con i Lakers che l’avevano chiamato come 19esima scelta assoluta nel 2007; i Lakers poi videro probabilmente qualcosa che non gli piaceva, visto che lo scambiarono dopo 22 partite. Dopo aver chiuso la stagione 2007-08 a Memphis, Crittenton giocò sette partite con i Grizzlies nel 2008-09, prima di venire spedito a Washington.

Dopo 56 partite con i Wizards, dove sembra aver trovato finalmente il suo posto, le cose volsero per il peggio. Nell’ambito di una questione di debiti di gioco, Crittenton minacciò il suo compagno Gilbert Arenas (la storia QUI). Sebbene abbia in effetti  mostrato una pistola durante le minacce ad Arenas, Crittenton teneva effettivamente un’arma da fuoco senza licenza nel suo armadietto. Come risultato, Crittenton venne sospeso per 38 partite e condannato alla liberta vigilata e a lavori socialmente utili. La reputazione di Crittenton non si riprese, e lui non giocò nessun’altra partita in NBA.

  • Gilbert Arenas – 50 partite

Nella quarta più lunga sopensione nella storia NBA, è l’altro lato dell’episodio nello spogliatoio dei Wizards a prendere il centro della scena. Gilbert Arenas venne convocato per tre All-Star Games consecutivi fra il 2005 e il 2007, venendo anche selezionato tre volte per i quintetti All-NBA. Arenas era un realizzatore eccezionale, e si poteva contare su di lui nei momenti più caldi della partita.

Ma durante lo stesso alterco con Javaris Crittenton di cui abbiamo appena discusso, Arenas impugnò effettivamente la sua pistola e la utilizzò per minacciare il suo compagno di squadra. Sebbene fosse scarica, l’arma era anche senza licenza, e la lega non ci andrò leggera, sospendendo Arenas per il resto della stagione, cioè per 50 partite. Dopo il suo ritorno, Arenas subì numerosi infortuni che accorciarono inesorabilmente la sua carriera; giocò solamente altre 87 partite nelle sue ultime due stagioni in NBA, prima di andare a giocare in Cina.

  • Latrell Sprewell – 68 partite

Durante i primi anni ’90, Latrell Sprewell era una star dei Golden State Warriors. Dopo una grande stagione da rookie nel 1993, Sprewell fu convocato all’All-Star Game nelle due stagioni successive, nel 1994 e 1995. Fu di nuovo un All-Star nel 1997, quando ebbe una media di 24.2 punti in 80 partite. All’inizio della stagione 1997-98, Sprewell era considerato dai Warriors un pezzo importante dei piani per tornare finalmente ai Playoffs. Ma quei piani non durarono per molto (trovate il racconto QUI).

All’inizio della stagione, Sprewell e i Warriors erano impegnati in allenamento, come sempre nei giorni in cui non erano previsti viaggi. Il coach PJ Carlesimo fece qualche critica a Sprewell, che non le prese bene. Sprewell si avvicinò a Carlesimo, prendendolo prima per il collo, per poi colpirlo con un pugno e minacciarlo. All’inizio, i Warriors rescissero l’intero contratto da $23.7 milioni e lo sospesero per un anno.  L’NBA intervenne stabilendo che la punizione sarebbe durata solo fino alla fine della stagione, cioè per 68 partite. Sprewell ebbe poi un’altra stagione da All-Star con i Knicks nel 2001, per poi ritirarsi nel 2005.

  • Ron Artest – 86 partite

Ron Artest (oggi Metta Sandiford-Artest) è sempre stato leggermente diverso dalla maggioranza delle star NBA, ma non si può negare il suo apporto nel successo delle squadre per cui ha giocato. Nominato per 4 volte nei quintetti All-Defensive, è anche stato Defensive Player of the Year nel 2003-04. Artest era sulla strada per diventare uno dei migliori difensori della storia NBA, fino all’episodio di Detroit di cui abbiamo già parlato.

Quella notte, Artest si rese prima protagonista di una discussione molto accesa e molto fisica con Ben Wallace, lungo dei Detroit Pistons. Dopo che i due vennero separati, il giocatore dei Pacers decise di sdraiarsi sul tavolo mentre gli arbitri discutevano i provvedimenti da prendere. La situazione precipitò quando Artest venne colpito da una birra lanciata da un tifoso. Questo scattò immediatamente in piedi e salì sugli spalti, colpendo vari tifosi. Artest venne poi bloccato dall’intervento della polizia e allontanato dal campo. La rissa portò a una sospensione di 86 partite per il giocatore, e restò nella memoria come uno dei peggiori episodi nella storia dell’NBA.

  • O.J. Mayo – 164 partite

Come terza scelta assoluta dei Grizzlies al Draft 2008, O.J. Mayo aveva molti occhi addosso dopo la sua uscita da USC e ha subito risposto con una rookie season da 18.5 punti e 1.1 palle rubate a partita. Mayo avrebbe poi giocato 4 stagioni a Memphis, con una media di 15.2 punti a gara. Dopo una stagione a Dallas, passò poi ai Milwaukee Bucks nel 2013. Mayo era ancora considerato un prospetto di alto livello nonostante i suoi numeri fossero leggermente scesi, considerato il suo ottimo livello tecnico e il fatto che fosse ancora piuttosto giovane.

Verso la fine della stagione 2015-16, Mayo stava chiudendo la sua peggior annata da professionista, ma aveva ancora solamente 28 anni, e sembrava destinato ad avere una svolta da qualche parte nella lega. Il primo luglio 2016, l’NBA annunciò che Mayo sarebbe stato sospeso per due stagioni per non aver rispettato il programma anti-droghe della lega. Mayo era già stato sospeso per 10 partite nel 2011 per doping. Ad ora, i dettagli di come e perché Mayo sia stato sospeso non sono mai stati rilasciati dall’NBA, ma era chiaro che l’NBA fosse intenzionata ad allontanarlo dal campo per molto tempo. La Lega è riuscita nel suo intento, visto che anche dopo la fine della sospensione, Mayo non ha ripreso a giocare in NBA.