I Memphis Grizzlies stanno vivendo una stagione spettacolare, e sono in corsa con i Golden State Warriors per il secondo posto ad Ovest.

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FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Nathan Qualls per The Lead, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


L’hype che i Memphis Grizzlies, al momento secondi ad Ovest, stanno creando attorno alla loro stagione è qualcosa di mai visto nel Tennessee. E il bello deve ancora venire. In molti, infatti, pensano che il giovane e talentuoso roster di coach Jenkins possa non solo dare fastidio alle contender, ma addirittura avvicinarsi al loro status.

Memphis è arrivata alla pausa con un record di 41-19, distante 1.5 vittorie da Golden State (seconda); oggi, le partite di distanza sono 0.5, ma in favore dei Grizzlies, che sulla carta hanno anche un calendario più semplice di quello dei ragazzi della Baia (solo 3 delle prossime 14 gare saranno contro squadra con record positivo).

A sole 17 gare dalla fine della Regular Season, vediamo le principali chiavi da tenere in considerazione per la corsa di Memphis al secondo posto della Western Conference (che garantirebbe un eventuale tabellone senza Phoenix al secondo turno, che sembra ormai quasi certa del primo seed).

Continuità

Come spiegato prima, i Grizzlies avranno una schedule più semplice rispetto a quella affrontata finora. Ad aprile, tuttavia, chiuderanno affrontando Utah, Phoenix e Denver, quindi non inciampare contro squadre abbordabili in questo mese potrebbe essere importante.

Nel calendario di Golden State, a marzo, ci sono 9 squadre con record positivo su 16 gare totali, tra cui Suns, Bucks, Heat, Nuggets, Celtics e proprio Grizzlies (il 29). Le possibilità che la squadra si trovi in ulteriore difficoltà, dunque, sembrano concrete, soprattutto nel caso in cui il rientro di Draymond Green non sia vicino:

Consistenza al tiro

Le carenze dei Grizzlies al tiro sono abbastanza note: sono 23esimi per tentativi da tre a partita (32.4) e 24esimi per percentuale di conversione (34.2%). La squadra, semplicemente, non ha molti tiratori affidabili, non si tratta di fiducia.

Memphis ha solo tre giocatori in squadra con almeno il 35% dall’arco: Desmond Bane, Tyus Jones e John Konchar. Le buone notizie, però, ci sono: Ja Morant sta crescendo anche sotto questo punti di vista, De’Anthony Melton a febbraio è tornato a tirare con buone percentuali e presto Dillon Brooks dovrebbe tornare dall’infortunio. Quest’ultimo ha la tendenza a forzare dei tiri, interrompendo a volte il flow offensivo, ma è un altro giocatore che potrà fare comodo ai Grizzlies (e non solo in questa metà campo, ovviamente).

Brooks sarà prezioso per la sua capacità di costruirsi dei tiri dal mid-range, da dove arriva il 39% dei suoi tentativi (90esimo percentile tra i pariruolo NBA, per Cleaning the Glass). L’abilità di Brooks nel pull-up, oltre a rendere più completo l’attacco, potrà essere un’arma nelle partite in cui gli avversari si concentreranno su un sempre più “attenzionato” Ja Morant.

Evitare infortuni 

Pre All-Star weekend, sono state ben 201 le partite saltate dai singoli giocatori di Memphis a causa di infortuni: un numero alto, il nono maggiore in NBA. Praticamente, ogni singolo giocatore a roster ha saltato un buon numero di partite. 

Il fatto che i Grizzlies siano comunque così in alto in classifica è un ottimo segnale sulla profondità del roster, ma avvicinandosi ai Playoffs la salute sarà cruciale. Oltre a Morant, uno dei pezzi meno sostituibili è senza dubbio Jaren Jackson Jr, potenziale candidato Defensive Player of the Year e pedina importante anche nell’attacco di Taylor Jenkins.

Nella sfida di settimana scorsa contro i Timberwolves, sia Jackson che Morant hanno rischiato di farsi male: nulla di grave, fortunatamente, ma ai tifosi dei Grizzlies è passata tutta la stagione davanti agli occhi.

D’altronde, in Tennessee è raro vedere la franchigia competere a questi livelli.