Kyrie Irving rompe finalmente il suo silenzio e rivela di aver chiesto ai Nets il taglio dopo la sospensione per il mancato vaccino al Covid-19.

Kyrie Irving Brooklyn Nets Kevin Durant
FOTO: NBA.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Chaitanya Dadhwal e pubblicata su Fadeaway World, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Il periodo di Kyrie Irving con i Brooklyn Nets sarà probabilmente ricordato per gli incidenti fuori dal campo più che per il suo gioco. La superstar è stata sospesa per l’inizio della stagione 2021/22 perché non ha voluto sottoporsi al vaccino COVID-19. La stagione successiva è stato nuovamente sospeso dopo aver twittato un link di Amazon a un film intitolato “Hebrews to Negroes: Wake Up Black America” e il suo successivo rifiuto di parlare contro l’antisemitismo.

I due incidenti hanno portato Brooklyn a non offrire un prolungamento del contratto e il giocatore a chiedere una cessione, che lo ha condotto ai Dallas Mavericks solo alla trade deadline 2023.

Durante una recente live in streaming su Twitch, Kyrie ha parlato del suo periodo coi Nets. Dopo che Kevin Durant aveva fatto delle rivelazioni sul periodo trascorso insieme a Brooklyn, Irving aveva promesso che avrebbe parlato anche di ciò che era successo, e ora ha rispettato i patti:

“Anche le persone con cui ero in affari erano a favore dei vaccini. Ho detto: “Ok, va bene, ma lasciatemi fuori da questa storia e lasciatemi andare da qualche parte”. Ho anche detto ai Nets di rilasciarmi. Ho chiesto: “Ehi, per favore, potete tagliarmi?”. Ma, ovviamente, la situazione dei soldi… è una situazione diversa, ovviamente io sono il fottuto Kyrie Irving. Lo dico consapevole della mia posizione, ma non mi avrebbero lasciato andare via così, di punto in bianco.”

Un matrimonio mai sbocciato, sebbene tutto fosse nato con le migliori intenzioni, quelle di KD e KI di giocare insieme, ancora prima che l’ala si rompesse il tendine d’Achille nel 2019 con i Golden State Warriors. Lo ha rivelato proprio Kyrie, spiegando il processo di formazione di quel nucleo a Brooklyn:

“KD si era appena strappato l’Achille nelle Finals. Io e lui stavamo pensando di andare a Brooklyn. Non conosco nessuno di voi che resterebbe con un amico che si strappa l’Achille e aspetterebbe un anno e mezzo affinché si rimetta in salute, ma io sono quel tipo di persona. Non avevo intenzione di lasciare KD dopo uno infortunio così grave e dire: “No, non giocheremo più insieme”. Ho aspettato che mio fratello tornasse in salute.”

Una scelta certamente apprezzata da Durant, ma un matrimonio tutt’altro che sereno con i Nets, i quali – sempre secondo Ky – sarebbero stati interessati solo alla superstar in uscita da Golden State. Un aspetto che certamente ha giocato un ruolo importante anche nel corso della successiva questione legata alla mancata vaccinazione per COVID-19.

“Vorrei che avessimo avuto la possibilità di conoscerci prima, perché non erano così entusiasti a Brooklyn. Kenny Atkinson non era così entusiasta. I Nets non mi volevano così tanto. Volevano KD.

Un’opinione certamente legittima, ricordando però che alla fine il primo a rimetterci fu proprio coach Kenny Atkinson, licenziato di lì a poco certamente per questioni legate alla gestione delle due stelle – alle quali si andò anche a unire James Harden, non proprio l’ambiente più semplice da gestire e i nomi più facili da accontentare.

Sebbene il periodo di Irving con l’organizzazione sia stato funestato da controversie, quando è stato disponibile ha giocato a un livello d’élite. Ha registrato una media di 27,1 punti, 4,8 rimbalzi, 5,8 assist, 1,3 rubate e 0,7 stoppate a partita, tirando con il 48,9% dal campo, il 39,6% da tre punti e il 90,9% dalla linea del tiro libero.

Irving è diventato il nono membro del club 50-40-90 – e solo il quarto membro ad avere una media di almeno 25,0 punti a partita – nel 2020-21. In quella stagione Brooklyn sembrava essere una legittima pretendente al titolo, ma gli infortuni a lui e a James Harden hanno fatto deragliare la loro corsa alla postseason. Luci e ombre, insomma, come si è sempre visto nel corso della sua a dir poco unica carriera.