Questo contenuto è tratto da un articolo di Michael Macasero per Sportskeeda, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Michael Jordan ha giocato in un’era in cui le regolo davano ai difensori molto margine di manovra, con svariate libertà nel poter interferire con il palleggio utilizzando le braccia. Nonostante il modo in cui si giocavano le partite anni addietro, “His Airness” era comunque dominante.


E, visto lo stile di gioco nell’NBA odierna e il modo di arbitrare, è intrigante pensare a come MJ se la sarebbe cavata, con alcuni dubbi sulle capacità di adattamento a un gioco così dipendente dal tiro da tre punti.

Jeff Van Gundy, che ha fronteggiato Michael Jordan da allenatore negli anni ’90, ha detto la sua riguardo alle possibilità che avrebbe avuto il sei volte campione NBA nella Lega moderna su ‘The Ryen Russillo Podcast’:

“Se doveste dare palla in mano a Jordan, nel suo prime, con queste regole, con tutti questi tiri, pensate che non tirerebbe oltre il 50%? Ha tirato con oltre il 50% con un uso del tiro da tre punti molto limitato, spazio limitato dall’attacco a triangolo e l’hand check o la ‘decapitation defense’.”

C’era l’hand check e la massima forma di fisicità, i Pistons e i Knicks provavano a staccarti la testa. Non c’è dubbio che guiderebbe la Lega per punti segnati.”

Van Gundy ha poi aggiunto:

“Non solo avrebbe tirato con oltre il 50%, ma non avrebbe fatto altro che stazionare sulla linea del tiro libero e credo anche che sarebbe stato un buon tiratore da tre punti, allenando quel fondamentale, dedicandoci tempo e un focus maggiore.

Avrebbe girato a 40 di media a partita.”

Prima di ritirarsi per la seconda volta, Michael Jordan viaggiò a 31.5 punti, 6.3 rimbalzi, 5.4 assist e 2.5 palle rubate di media a partita, tirando con il 50.5% dal campo e una effective FG% del 51.8% in 930 partite.

Nel corso di questa span, vinse lo scoring title 10 volte, oltre a 6 titoli e altrettanti Finals MVP. Sebbene la fisicità fosse a livelli mai visti prima in quegli anni, semplicemente non c’era nessuno di così dominante nel segnare.

A causa delle regole, Jordan viaggiava a “soli” 8.7 tiri liberi tentati di media in quella fase, che sarebbero diventati molti di più nella NBA odierna, vista la tutela riservata agli attaccanti.

Quando James Harden giocava negli Houston Rockets era una macchina da tiri liberi, mantenendo una media di 10.4 liberi tentati a gara dal 2012 al 2020. Questo lo ha aiutato a vincere tre scoring title consecutivi, inclusa una stagione da 36.1 punti di media (2018/19). Harden viaggiò a 11.8 liberi tentati a gara quell’anno.

Nonostante le regole difensive, Michael Jordan ebbe un career-high di 37.1 punti di media durante la stagione 1986/87. James Harden e il “primo” Kobe Bryant riempiono da soli la top-3 per punti di media tenuti a partita in una singola stagione dal 200/01. “The Beard” viaggiò, come detto, a 36.1 punti di media nel 2018/19 e, in aggiunta, a 34.3 nel 2019/20, mentre Bryant ne segnò 35.4 ad allacciata di scarpe nel 2005/06.

Secondo Jeff Van Gundy, non ci sarebbe stata competizione con Michael Jordan per lo scoring title:

“Ora, come ho detto, avrebbe viaggiato a 50 di media? No, 50 sono troppi, ma ne avrebbe potuti tirare giù 40 a partita.”

Una buona parte dell’exploit nello scoring odierno dipende dall’abilità nel tirare da 3 punti. Jordan, con la sua etica del lavoro maniacale e l’innato desiderio di migliorarsi sarebbe potuto diventare un decente tiratore da oltre l’arco. Non sembra impossibile per il più letale mid-range scorer di sempre estendere il proprio raggio di tiro e massimizzare il proprio impatto.